Il federalismo come proposta politica per l'Italia andava formandosi nel Risorgimento. Non l'unificazione sotto l'egida del Piemonte, ma la federazione degli stati italiani già esistenti: come un'unità diversa, che si genera dai singoli stati e popoli e ne salvaguarda l'identità, la peculiarità, l'iniziativa. Il Socialista Giuseppe Ferrari non fu l'unico che vedeva il futuro migliore per il territorio italico proprio nel federalismo.
Decentramento, autonomia e Regioni ritornano in primo piano nel
Programma di Milano della Democrazia Cristiana che porta la data del
25 luglio 1943.
Alcide De Gasperi, nel suo primo discorso politico del dopoguerra tenuto a
Roma il
23 luglio 1944:
« Vogliamo fondare il nostro nuovo Stato, la nostra nuova Italia... ma la base fondamentale deve essere il comune, deve essere la Regione...
Guido Gonella:
(25 aprile 1946)
« La Regione ha le sue radici nella natura, nel cuore e nella storia degli italiani »
Mario Scelba nel
1950:
«Sfateremo la leggenda di uno Stato che è l'antitesi della Regione. La Regione è lo Stato.
»
In seguito al mancato completamento del disegno politico risorgimentale che ideava un'Italia federale (dal motto
unità nella diversità), l'Italia cominciò a evolvere in senso centralistico, il cui apice si ebbe durante il regime fascista, durante il quale furono soppresse le autonomie locali (comuni e province ebbero vertici di nomina governativa). Dopo la Liberazione per motivi prettamente ideologici, il
PCI è stato contrario all'istituzione delle Regioni in Italia, ma la nuova Costituzione repubblicana ridiede dignità alle autonomie locali e istituì le Regioni quali enti autonomi con poteri legislativi (anche se videro la luce solamente nel 1970). Successivamente tornarono a farsi strada, nel mondo politico e accademico, proposte di riarticolazione in senso federale della Repubblica (dal comunista Bruno Trentin, dal costituzionalista
Gianfranco Miglio) portate avanti dal partito politico della
Lega Nord.Alla luce delle elezioni dell'13-14 aprile 2008 l'idea del federalismo appartiene ormai al programma d'azione. Oggi è più logico che mai che ogni regione dell'Italia percepisca l'importanza del momento storico per definire meglio il proprio posto nell'Italia.
In Toscana sono presenti diversi movimenti "granduchisti" per il federalismo. Partendo dal termine, è maturata la necessità di unire (in federazione) gli sforzi di questi movimenti per agevolare lo sviluppo dell'identità toscana, il senso d'appartenenza alla Toscana che diventerà autonoma, rappresentativa ed amministrativa degli interessi locali e professionali nel processo di decentramento dell'amministrazione statale.
Bisogna che ogni movimento cerchi di essere presente alle elezioni locali per decentrare il potere anche dei partiti nazionali-totalitari. La Lega Nord e il
Movimento per l'
Autonomia (
MPA), così detti partiti-federalisti, hanno vinto le ultimi elezioni, ma chi penserà del resto d'Italia? Chi sarà a pensare della Toscana, ad esempio? Ci complimentiamo e prendiamo esempio dal movimento
Toscana Granducale che è stato presente nelle amministrative ed hanno avuto un certo sostegno della popolazione.
Il movimento "LA VOCE DELLA TOSCANA" è nato per "dare la voce" a tutti gli abitanti della Toscana che si sentono pronti a partecipare alle prossimi elezioni (comunali, provinciali, regionali e, in seguito, anche nazionali) con la propria lista "LA VOCE DELLA TOSCANA".
Paolo Francesco Barbaccia, promotore del movimento "LA VOCE DELLA TOSCANA"
