lunedì 28 maggio 2012

SOLITUDINE. DELUSIONE. AMAREZZA.


" SOLITUDINE.  DELUSIONE.  AMAREZZA. "

Dott. Giuseppe Torcivia

Guardandoci intorno ci accorgiamo che mancano quelle figure che ci davano sicurezza, figure eroiche e nobili che hanno sconfitto il fascismo, ricostruito l'Italia, combattuto il terrorismo, lo stragismo che hanno cercato di debellare organizzazioni criminali sacrificando la propria vita.
Oggi tutti ci sentiamo un po' soli. Mancano veri politici, veri uomini pubblici, veri leader.
Molti anni fa la gente aveva più fiducia nelle persone, nei responsabili della cosa pubblica a tutti i livelli istituzionali.
Ci rendiamo conto che siamo più soli, delusi e amareggiati perchè non sappiamo verso chi porre le nostre speranze. Ci accorgiamo che la fiducia ci viene tradita da persone senza scrupoli, da personaggi che ti riempiono di chiacchiere, di programmi, di parole che rimarranno solo parole e non diventeranno mai realtà.
Avvertiamo che poche persone senza valori tengono in mano il nostro destino, la nostra voglia di fare, ci complicano la vita, mortificano e annullano le nostre legittime aspirazioni.
Una grande solitudine, delusione e amarezza pervadono tutti noi.
Sentiamo veramente che ci mancano i veri politici di una volta, personalità forti del Centro, della Sinistra, della Destra, i veri capitani d'industria di una volta, il modo di fare di una volta, la gente di una volta.
Questo mondo forse ha cambiato ciascuno di noi, il nostro modo di capire e vedere le cose, il nostro modo di vivere. Forse tutti noi ci siamo resi più diffidenti, ci siamo induriti e qualche volta anche isolati.
Tutto crolla: l'immagine della politica, l'immagine delle varie istituzioni, l'immagine della Chiesa appaiono appannate.
Ci mancano tanto le certezze, le passioni di milioni di italiani che hanno contribuito a fare grande l'Italia.
Oggi ci sentiamo più che mai soli con le nostre incertezze e le nostre paure.
Assistiamo all'azione di politici senza passione civile e arrendevoli alle lusinghe del potere e che intendono le istituzioni non come servizio ma come luogo di sfruttamento per i propri interessi.
Questa è la triste realtà politica odierna dove sono venuti meno i sogni di un grande Paese. In tempi passati la Politica era rispettata.
Leggo che un onorevole,dopo avere dichiarato che frequenta poco il Parlamento, non si dimette per non perdere l'ottimo appannaggio mensile: deve pagare il mutuo ( 12.000 euro al mese - ha acquistato una casa grande ) e mantenere la Porsche.
Leggo di un  impiegato ( in cassa integrazione ) costretto a fare rinunciare da parte dei due suoi figli gli studi per poter pagare le rate mensili di un mutuo di una piccola casetta. Uomini diversi !!!
Leggo, purtroppo, che un piccolo imprenditore di Pozzuoli si è sparato alla testa dopo aver ricevuto la richiesta di pagamento di una cartella esattoriale di 15.000 euro. Ai suoi cari ha lasciato un biglietto : " LA DIGNITA' VALE PIU' DELLA VITA ".
Oggi alcuni nostri politici sono insensibili alla vergogna che li circonda. Siamo passati dal teatrino della politica, alla presa per i fondelli del popolo italiano da parte di persone dalla faccia di bronzo, insaziabili predoni del bene pubblico.
Leggiamo, con grande amarezza, su tutti i giornali del mondo che l'Italia da un po' di tempo è governata da show-man, cabarettisti, barzellettieri, ballerine, igieniste e da persone senza un mestiere.
Ci indigniamo sapendo che:
Stati Uniti: 309.000.000 di abitanti - 100 senatori - 535 deputati
Italia: 60.000.000 di abitanti - 315 senatori ( più 7 senatori a vita ) - 630 deputati.
Leggiamo, allibiti, che un  boss di una potente e sanguinaria banda criminale è stato seppellito in una delle più famose basiliche di Roma perchè è stato un grande benefattore della Chiesa.
Leggiamo ogni giorno di storie oscure, di misteri che ancora non trovano pace, di tanti punti interrogativi, di episodi sporchi che offendono il pubblico pudore, di trame che provocano il vomito. Il luridume avanza.
 
Don Andrea Gallo recentemente ha dichiarato: " In Vaticano purtroppo non sta succedendo nulla di nuovo. Conferma che il Vaticano è una macchina di potere che ha perso la bussola,cioè il Vangelo. Questa piramide non regge più, si deve tornare a Giovanni XXIII  e al Concilio Vaticano II ".
Eppure ci sono uomini e donne, religiosi, prelati e laici che lottano giorno per giorno per la dignità del mondo, di questo Paese e per la credibilità della Chiesa e perchè : " LA CHIESA NON PUNTI SUI TESORI DELLA TERRA " ( Matteo 6,19 - 21 ).
I grandi mali di questo mondo non sono la povertà di chi non ha nulla ma l'incoscienza, l'indifferenza, l'ingordigia di chi possiede e di chi vuole sempre sempre di più.
"Gli ultimi saranno i primi...."Ma qui gli ultimi che, ogni giorno aumentano sempre di più, rimangono sempre ultimi, stanno lentamente morendo e non arriveranno mai ai primi posti, mai al traguardo e mentre gli italiani hanno soprattutto fame, fame di onestà, di pulizia, di giustizia, di verità.


sabato 12 maggio 2012

" GIOVANI SENZA LAVORO, SENZA FUTURO. UNA SCONFITTA DELLO STATO "


" GIOVANI SENZA LAVORO, SENZA FUTURO.  UNA SCONFITTA DELLO STATO "

Dott. Giuseppe Torcivia
Oggi vedendo molti giovani a "spasso", disoccupati, arrabbiati, sconfortati, rassegnati, frustrati, mi vengono alla mente le parole incise su una lapide posta nell'androne della scuola quando frequentavo le elementari : ".......Giovani voi siete la primavera della vita, voi siete la speranza del futuro....".
Oggi i nostri governanti hanno "cancellato" questi messaggi di speranza e dimenticato i giovani, hanno vanificato la loro speranza e fatica ed i sacrifici delle loro famiglie.
E' triste e doloroso osservarli che oziano per ore dinanzi ai pub, ai bar, ai vari luoghi di ritrovo. La crisi occupazionale offusca ogni loro prospettiva, nega progetti e speranze del domani.
Momenti difficili nella storia ce ne sono sempre stati, ma si è sempre riusciti a risalire. Qui è tutto fermo, bloccato. Solo interventi tampone, provvedimenti "una tantum", progetti progetti, chiacchiere chiacchiere, parole parole.
Più di una generazione ha vissuto e sta vivendo male la propria esistenza; viene negata loro la minima possibilità di vivere una vita normale e tranquilla, solo lavori precari.
Anno dopo anno vengono buttati al vento diplomi, lauree, anni di studi, di sacrifici.
Si lasciano al completo abbandono intelligenze, bravi ricercatori, ottimi studenti, eccellenti diplomati e laureati, bravi artigiani e tecnici, fantasiosi creatori di beni e servizi, artisti.
 
Si buttano alle ortiche passioni, sogni, speranze, progetti, legittime aspettative.
I nostri governanti non comprendono che di fronte alla mancanza di prospettive di futuro si aprono strade pericolose che conducono alla droga, a delinquere, alla rivolta, alla nevrosi, al suicidio.
 
Non si riesce a capire che i giovani, specialmente in questo periodo di crisi, hanno bisogno di uno Stato che li indirizzi, che sia un punto di riferimento forte, un buon padre di famiglia. Uno Stato accorto, lungimirante deve aiutarli, deve capire la loro importanza, deve investire su di loro.
Una classe dirigente che non pensa a loro non è degna di essere definita tale. Non si riesce a comprendere che i giovani sono un bene eccezionale di tutti, un bene immenso una ricchezza del Paese e del mondo.
Senza i giovani l'Italia non ha futuro. Si devono creare le condizioni perché essi possano realizzarsi, costruirsi una vita normale, possano farsi una famiglia, avere dei figli.
Senza famiglie l'Italia è un paese di sole ombre. Senza famiglie che non fanno figli l'Italia è un mondo di vecchi.
 
Governanti di tutti i tempi, ritrovate la bussola del messaggio fraterno, sociale, solidale. Ammettete i vostri grandi errori, i vostri colpevoli ritardi e voltate pagina.
Provvedete con urgenza, con atti e provvedimenti concreti a dare un senso alto alla vostra elezione e una giustificazione accettabile-credibile al vostro mantenimento da parte dei cittadini. Datevi da fare.
Il problema del lavoro dei giovani venga posto fra le priorità del programma di qualsiasi partito e qualsiasi governo.
I giovani chiedono un lavoro dignitoso, un futuro possibilmente nella loro terra, una speranza per la quale tornare a sorridere.
Si diano certezze, sicurezze, si creino situazioni positive.
 
Politici della Destra, della Sinistra, del Centro: rinnovate il modo di fare politica, intraprendete nuove vie, proponete un nuovo e credibile progetto di società altrimenti siamo costretti tutti, ciascuno con la propria fede politica, con grande amarezza, a dare ragione a quanto anni fa affermava Winston Churcill : "Il capitalismo è un'ingiusta ripartizione della ricchezza. Il comunismo una giusta distribuzione della miseria ".

giovedì 12 aprile 2012

Dono Pasquale del Cappellano Prelato Mons. Bernardo G.Gremoli

MESSAGGIO AUGURALE
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P.pe Paolo F. Barbaccia Viscardi

Nell'immensità della Solennità della Santa Pasqua di Resurrezione, sono molto lieto di inviare i miei più sentiti Auguri che estendo alla Sua famiglia ed a tutte le Dame ed i Cavalieri del Sovrano Ordine Militare Teutonico Dinastico di Svevia.
Che il Divino Redentore voglia donare a tutti l'abbondanza della Gioia e della Pace, e ci voglia accompagnare nel nostro cammino, illuminati dal suo messaggio di Amore e di Speranza.
Mons. Bernardo Gremoli

    
 
Vescovo S.E. Rev.ma Mons. Giovanni Bernardo Gremoli
Cappellano Prelato dell'Ordine Teutonico Dinastico

MESSAGE of GREETINGS

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P.pe Paolo F. Barbaccia Viscardi

In the immensity of the Solemnity of the Holy Easter Resurrection, I am delighted to send my warmest greetings to you and your family and to all the Knights and Dames of the Sovereign Military Teutonic Dynastic Order of Swabia.

May the Divine Redeemer give everyone plenty of Joy and Peace, and may he accompany us on our way, enlightened by his message of Love and Hope.

Bishop Bernard Gremoli


Dono Pasquale del Cappellano Prelato Mons. Bernardo G.Gremoli

"Noi, cristiani d'Arabia"
nuovo libro di Chiara Zappa

con la prefazione di Mons. Bernardo Gremoli



             

Noi, cristiani d'Arabia
Libro di Chiara Zappa


Prefazione
di mons. Bernardo G. Gremoli


Cercando di riordinare alcuni ricordi della mia permanenza, per quasi trent'anni, nei paesi del Golfo Arabico, vorrei evidenziare le attività e le circostanze che più mi hanno coinvolto.
Ero il primo vescovo residente in quelle zone e dovevo affrontare una realtà molto complessa. Fu una sorpresa bella e incoraggiante quando, nel marzo del 1976, giungendo all'aeroporto di Abu Dhabi, fui accolto quale inviato del Vaticano da un ufficiale del protocollo del presidente degli Emirati Arabi, Zayed bin Sultan al-Nahyan, il quale per lunghi anni ci è stato sempre molto vicino, aiutandoci ad affrontare i nostri numerosi problemi.
Arrivai negli Emirati all'inizio del boom petrolifero. Decine di migliaia di tecnici e operai affluivano dalle più disparate parti del mondo per lavorare agli oleodotti, alle autostrade e alla costruzione di nuove città. Tra loro un buon numero erano cattolici, ma non esistevano luoghi di culto adeguati per accoglierli; avevamo pochi sacerdoti per assisterli spiritualmente e dovevamo far fronte a problemi gravi e urgenti.
Fin dall'inizio ho cercato di essere presente con discrezione, rispetto e attenzione, valutando bene le varie situazioni che mi si presentavano. Solo quando ho imparato a conoscere le diverse culture ho iniziato ad agire, nei confronti dei rappresentanti politici e religiosi del paese, sempre con molta riservatezza. È stato un lavoro difficile che ha richiesto da parte mia pazienza e umiltà, che alla fine hanno dato i loro buoni risultati.
Il mio atteggiamento verso le autorità è sempre stato improntato al rispetto sincero delle leggi, delle tradizioni, dei costumi e simboli locali. Questo mi ha permesso di intrattenere con tutti un buon dialogo, a seguito del quale ho potuto ottenere ottimi risultati, come i permessi per la costruzione di chiese e di scuole, ricevendo anche in dono i terreni su cui realizzarle.
Non è stato un trionfo, come potrebbe sembrare, ma un lungo periodo di intenso lavoro che ha richiesto impegno, molta pazienza e rispetto per superare le non poche difficoltà, insieme a lunghe attese.
Col passare degli anni, le mie relazioni con emiri e sceicchi si intensificarono. Riconoscevo con gioia le loro festività e quando era possibile vi partecipavo, in particolare durante il mese di Ramadan. Mi fu chiesto anche di unirmi, nelle grandi occasioni, al Corpo diplomatico che si recava in visita al presidente degli Emirati. Questo comportamento amichevole e rispettoso era spesso ricambiato con la partecipazione di esponenti politici ad alcune nostre ricorrenze come l'inaugurazione di scuole e chiese. In occasione del Santo Natale una rappresentanza del capo religioso veniva a porgerci gli auguri.
I buoni risultati ottenuti in questi anni non sono dovuti solo alla disponibilità delle autorità, ma anche alle nostre numerose comunità cattoliche che hanno fatto la loro parte con grande entusiasmo e generosità. Queste nostre comunità, nei paesi del Golfo, vivono con fervore la loro fede nonostante le molte difficoltà che, come immigrate, devono affrontare. Posso affermare che, più di una volta, musulmani di varie estrazioni sociali mi hanno chiesto come riuscivo a far affluire nelle nostre chiese tanti fedeli e soprattutto tanti giovani. Li ricordo tutti con nostalgia e gratitudine.
Vorrei anche accennare alle nostre scuole, aperte a tutti gli alunni di ogni nazionalità e fede religiosa e molto apprezzate dai governanti e dai genitori degli allievi. Prima della mia partenza per rientrare in Italia, il ministro per l'Educazione superiore degli Emirati Arabi, lo sceicco Nahyan bin Mubarak al-Nahyan, ha voluto esprimermi personalmente la sua riconoscenza per il grande contributo dato all'educazione. Su una fotografia che ci ritrae insieme, ha scritto questa dedica: «Al mio caro Bernardo, è stato un piacere conoscerti, un amico e uomo di pace e tolleranza, davvero un'ottima persona e uomo di Dio. Ti auguro ogni bene».
In questi anni trascorsi nel Golfo Arabico, i più importanti della mia vita, ho cercato sinceramente di far capire, in qualsiasi occasione, che la presenza cristiana in quelle terre era improntata al rispetto, alla fraternità e all'amicizia. Credo che il messaggio sia stato recepito e apprezzato.
Oggi sono felice di vedere pubblicato questo libro di Chiara Zappa: un lavoro che ho molto apprezzato perché presenta una realtà complessa con brillantezza e vivacità. Si tratta di un'opera che ritengo di estrema importanza per far conoscere la vera situazione di quei popoli e ciò che laggiù la chiesa ha fatto e sta continuando a fare.

lunedì 2 aprile 2012

NON DIMENTICATECI !

" NON DIMENTICATECI !"


Dott. Giuseppe Torcivia

Girando per le città e i paesi ai nostri occhi appare uno spettacolo desolante. Molti monumenti ai caduti per la patria deturpati, imbrattati, targhe delle strade intitolate a personaggi celebri del passato sfregiate, sporche, qualcuna mancante. Luoghi simbolo delle varie storie degli uomini, accadimenti di importanti episodi, conosciuti o meno noti, completamente lasciati al degrado e ad un totale abbandono.

Andiamo ai cimiteri per un momento di raccoglimento e preghiera davanti alle tombe dei nostri cari e non rivolgiamo quasi mai uno sguardo, se non di sfuggita, allo spazio riservato ai caduti delle tante guerre, ai caduti sul lavoro, ai morti per mano di terroristi o di comuni assassini.

Eppure questi monumenti, queste strade, questi luoghi simbolo, queste tombe sono cattedre di vita, parlano dei tempi che furono, sono la nostra storia, la storia dei nostri paesi, la storia del mondo.

E' bello guardare indietro, volgere il pensiero e gli occhi al passato e non seguire sempre la forte spinta che ci fa vedere solo gli interessi del presente e dell'avvenire.

Dimentichiamo di avere un dovere supremo verso tutti coloro che hanno vissuto prima di noi, che hanno lavorato per noi ,che hanno sofferto e costruito ciò che abbiamo.

Il nostro affettuoso ricordo vada sempre ai nostri cari che ci hanno lasciato prematuramente, ai nostri meravigliosi nonni, ai nostri genitori per il dono della vita, ai nostri maestri e professori, ai nostri compagni ed amici.

A tutti la nostra eterna riconoscenza per quello che hanno saputo insegnarci e trasmetterci e per quello che hanno significato per noi.

L'omaggio, il tributo di perenne riconoscenza alle generazioni passate, ai milioni di persone, ai volontari, agli operatori impegnati nella vita civile e militare morte per la difesa della pace, la libertà di tutti noi e il bene comune.

Il nostro deferente pensiero vada anche alle persone vittime sconosciute in ogni parte del pianeta. Persone che hanno sofferto e operato per un mondo migliore ma rimaste anonime, come se non fossero mai vissute, perchè non c'è stato qualcuno che le ha potuto conoscere e raccontare le loro storie.

Gratitudine a tutti coloro che nei vari campi : della scienza, della cultura, della musica, dell'arte, della medicina ci consentono di vivere una vita migliore.

Non rimuoviamoli dalla nostra memoria.

Dimenticanza, indifferenza, superficialità sono le caratteristiche del nostro tempo, ma il mondo e gli individui non possono perdere la memoria storica e dimenticare il loro passato.

Ciascuno di noi è il proseguimento di un altro e tutti insieme formiamo la storia di questo nostro mondo che è stato e di quello che sarà e così nei secoli.

La vita di un uomo non è fatta solo di presente, di momenti che sfuggono, di attualità, ma di continuità di tante storie che camminano verso il futuro.

Storie che raccontano esperienze, tradizioni, hanno per tutti noi viventi una funzione importante e decisiva.

Corriamo, corriamo e spesso perdiamo il contatto con noi stessi e non troviamo più nessun contatto con tutti gli altri, con quelli non più presenti.

Fermiamoci un po'. Ascoltiamo le loro voci che ci danno il segno della loro presenza. Ascoltiamo il loro grido : Non dimenticateci .

A loro basta e gioiranno. A noi ci fa sentire l'emozione del tempo che fu, ci rianima il cuore, ci serve per vivere sereni.

Del resto se non ci fosse questa continuità tra passato, presente e futuro che senso daremmo al nostro breve viaggio in questa vita terrena ?

E' giusto guardare lontano, ma ricordiamoci sempre che il futuro si costruisce sui valori del passato.

Chiamatela nostalgia, chiamatela come volete, ma questa è la forza che il passato consegna al presente per proiettarlo verso l'avvenire.

CHE LA MEMORIA SIA PIU' FORTE DELLA POLVERE.

venerdì 23 marzo 2012

LETTERA mandata al MAESTRO TONINO GUERRA



"LA VOCE DELLA TOSCANA"

LETTERA mandata al MAESTRO TONINO GUERRA

Dott.ssa Lali Burduli


"Qualsiasi uomo vecchio muore giovane"
Tonino Guerra

LETTERA mandata al MAESTRO TONINO GUERRA

12 novembre 2011

Poggibonsi

Via Del Roccione,1

47864 Pennabilli (RN)


Carissimo Maestro Tonino e carissima Lora,

sono Lali Burduli, amica d'infanzia di Garik, quella che nei giorni prima dell'anniversario nel marzo 2010 vi ho disturbato per diverse volte al telefono – ha insistito Garik e io non ho avuto scelta.

Questo libriccino vi mando in segno di un "riscatto" per quelle telefonate – era momento poco opportuno, ma sopratutto non mi sarei mai permessa di disturbarvi. Per me era sufficiente voler bene a voi da lontano, come fanno i milioni di persone nel mondo – per me è già la gioia di saper vivere sullo stesso pianeta con voi, e ancora di più – addirittura in Italia!

Dott.ssa Clizia Corti

Il pittoricismo e il simbolismo in Sayat Nova di Sergeij Paradzanov

Ma è successo così che la fidanzata di mio figlio, l'autrice del libro che troverete insieme alla mia lettera, stava lavorando sulla tesi di laurea e cercava un tema da elaborare. Inizialmente le proposi di scrivere su “Nostalghia”, mia opera preferita, ma Clizia, innamorata di un georgiano, voleva trattare un argomento georgiano (caucasico) e scelse “Sayat Nova”. E chiese l'aiuto a me nella ricerca del materiale e nelle traduzioni. Così per diversi mesi ebbi un'immersione, un “ritorno” nel mondo di Parajanov e nella mia infanzia.

Tonino Guerra e Andrei Tarkovskij


Approfondendo il tema, proposi a Clizia di studiare “Sayat Nova” sotto un'angolazione della frase del regista “Io sono Sayat”, in altre parole provare a capire per quanto e come Sergei, armeno, vissuto in Georgia e altrove, si identificasse con Sayat Nova, armeno, vissuto in Georgia e altrove. Dove si assomigliavano, e se Sergey avesse avuto qualche rimpianto di non assomigliargli in qualche cosa.

Avendo fatto un grande percorso, studiando l'argomento, mi sono rivolta al film di Garik “Sono morto in infanzia” (Я умер в детстве - I DIED IN CHILDHOOD ), essendo quest'ultimo basato sulle lettere di Sergey che ho trasmesso a Clizia. Desideravo tanto però che la stessa Clizia potesse sentire le risposte di Sergey e cercavo una versione con i sottotitoli italiani. Non ho potuto trovare nemmeno quella in inglese. Così mi sono rivolta a Garik con la domanda, se ne avesse una lui. Mi ha risposto che oltre ad avere una copia del suo film in inglese, era pronto addirittura di portarmela personalmente perché doveva venire a Rimini per il Suo anniversario, Maestro. Ecco quando ero costretta a chiamarvi perché Garik non sapeva nessun particolare della sua visita per indirizzarmi il luogo del nostro futuro incontro. Mia madre che abita anche lei in Italia da 20 anni, apprendendo la notizia sulla disponibilità di Garik, lo chiamò e gli chiese di portale alcuni farmaci che si poteva comprare solo a Mosca (succede ancora ai nostri giorni!).

Regista Georgiy PARADJANOV (Garik) alla mostra della pittura di Tonino Guerra a Mosca

All'epoca voi avete risposto alle mie telefonate, mi avete pazientemente informata passo dopo passo come si sviluppavano i preparativi per distribuire quei migliori “40 russi” che hanno voluto e hanno potuto venire a renderle omaggio per il Suo anniversario il 16 di marzo. E così il 14 marzo con 2 macchine (io, mio marito Paolo, e i miei figli, e Clizia con i suoi genitori) abbiamo viaggiato da Siena fino a Rimini per incontrare Garik.



Rimini, L'Hotel Villa Adriatica, il 14 marzo 2010


Con il regista Georgy Paradjanov



Conoscendo Garik ci avrei giurato che avesse scordato dei DVD con i suoi film. Infatti, li ha dimenticati! Ma la cosa più importante e toccante – un sacchetto pieno di farmaci che gli ha chiesto mia madre – l'ha portato come il dono prezioso.

Si crucciava terribilmente per aver scordato il regalo di Clizia, ma le ha dedicato un'ora di master-class improvvisato e abbiamo passato con lui e Nastya alcune ore molto toccanti di ricordi, scambi di emozioni: l'infanzia, la nostra scuola, il teatro popolare che per alcuni anni frequentavamo insieme ai nostri amici.

E quel giorno, inoltre, gli raccontai un piccolo episodio che lo stupì, si voltò verso la figlia e le disse di annotarlo nei suoi appunti. All'epoca ero tenuta al segreto dalla nostra compagna di classe e poiché non ci siamo visti da moltissimi anni, non avevo mai raccontato questo episodio a Garik nemmeno quando l'URSS e tutte le restrizioni sono decadute. L'episodio si riferiva al giorno quando Natasha, il padre del quale era segretario personale di Eduard Shevardnadze, un famoso giornalista dell'epoca, mi raccontò un fatto del giorno prima a casa sua: Natasha, entrando nello studio del padre in sua assenza ha sbirciato sulla scrivania del padre e ha visto una lettera, una strana lettera, secondo il suo dire. Mi racconto che la lettera era rivolta a Shevardnadze con una richiesta di intercedere per la sorte di Parajanov che scontava la pena in carcere. Ma il lato più sconvolgente per lei era di leggere le firme delle persone, “scese” dagli schermi e dalle enciclopedie – oggi ormai sappiamo tutti di quale lettera si trattasse, ma all'epoca, anche per Natascia che era abituata ai nomi altisonanti, leggere certe firme le sembrava surreale.

Tonino Guerra a casa di Sergey Paradjanov

Georgia,Tbilisi, via Kote Meskhi, 10

Con questa lettera io e Natascia capimmo che gli adulti ci nascondevano qualcosa e quello che Garik ogni tanto raccontava (preferiva non pesare sulle persone con le faccende dove pochi potevano aiutarli) era vero, anzi verissimo! Noi eravamo abituati a Garik, amico fantasioso e burlesco, lo ascoltavamo spesso e volentieri, ma non eravamo in grado di distinguere la verità tra tutti i suoi racconti. Invece solo allora mi si aprì una parte della realtà che viveva quella famiglia dove ero spesso ospite all'epoca quando Sergey era ancora in carcere. Solo allora ho capito quei mezzo sguardi, mezzo frasi da complici tra Garik e il nostro regista del teatro popolare Misha Chavchavadze... C'era tanto da non essere divulgato... Vedevo quel strano mondo della casa sulla via Kote Meskhi, 10, quei quadri strani, quei collage – e capivo poco e niente... Come avrei potuto – non sapevamo che esistesse un regista Parajanov, non abbiamo avuto visto niente del suo... Capivo che Garik viveva di persona nel mondo a noi “proibito”, un mondo parallelo a quello nostro che mi spaventava e affascinava nello stesso tempo, anche perché Garik poteva portare nella nostra scuola Bella Akhmadullina da leggere le proprie poesie, portare un regalo da Louis Aragon o da Lilia Brik … Io non capivo niente e per me era quasi normalità la situazione sospesa nel vuoto del silenzio e senza risposte. Dovevo ancora “crescere” per capire.

Non sapevo tante cose all'epoca, e nemmeno quello che un giorno potessi essere sposata con Paolo, vivere in Italia, andare a Rimini per incontrare Garik nel giorno del Suo compleanno. Lei, Maestro Tonino, sin dall'infanzia è entrato nella mia coscienza, all'inizio, però, non con i Suoi film, ma come amico di Rezo Tabukashvili... Strano, ma è così. Ma negli anni 70'-80' vidi Lei in una trasmissione georgiana, non ricordo ormai di che cosa si trattasse, ma rimasi impressionata dalla storia di amicizia tra un poeta e scrittore italiano e quello georgiano. Solo dopo ho conosciuto, affezionandomi profondamente al “Matrimonio all'italiana”, non ho visto, ma ho letto da ragazzina “Zabriskie Point” nella rivista “Inostrannaya literatura”. Ma le mie opere preferite sono “Amarcord” (viste e capite in fondo solo qui, in Italia e solo in età matura) e in assoluto “Nostalghia”.

“Basterebbe osservare la natura per capire che la vita è semplice e che bisogna tornare al punto di prima. In quel punto dove voi avete imboccato la strada sbagliata. Bisogna tornare alle basi principali della vita senza sporcare l’acqua.”

E' proprio questo che, grazie Dio, ho capito pian piano e vivo, cercando di non “sporcare l'acqua”.…

Maestro,

non vi stancherò oltre con la lettura di questa missiva... Sono arrivata al punto da dove sono partita... Volevo, dunque, che Clizia scegliesse la vostra “Nostalghia” per la tesi, ma scelse la storia di Sayat Nova e il risultato di queste sue fatiche ora mi permetto di porre alla Sua attenzione.

Clizia svolse un lavoro molto interessante, ma le cose più importanti sono quelle che noi due abbiamo potuto lavorare in una sintonia creativa e conoscerci meglio, nonché la tesi di Clizia ha fatto uno scatto in me per il ritorno del desiderio gioioso alla ricerca e alla raccolta delle cose che contano e che mi riempivano da sempre di felicità. A questo processo confluì mio figlio minore Konstantin (oggi 21enne, dalla nascita con paralisi cerebrale e diabetico). Cominciò di registrare i miei racconti (ne ha scritti due lui per i concorsi e ha vinto) perché ha deciso che le mie narrazioni sono importanti per quelli che verranno dopo. Così mi ha spinto ancora di più a riflettere su quello cosa vorrei dire ai miei nipoti o ai loro nipoti che non conoscerò... Mi sono nuovamente collocata in uno stato di continua e intensa scoperta condivisa con Konstantin sopratutto perché da sempre siamo legati come siamesi (ora fa il primo anno degli Studi Internazionali alla Facoltà delle Scienza Politiche dell'Università di Siena, mentre Vladimer è un informatico bravissimo e un musicista interessante ) - sempre insieme e piuttosto a casa.

Maestro,

ora sa la premessa del “perché” questo libriccino davanti a voi. Tutta questa libertà di condividere con Lei una piccola parte della nostra storia è dovuta al fatto che mi sentivo e sento molto consone con i Suoi pensieri, con il Suo stato d'animo: mi piace di sapere che il Suo mondo, decorato e vivificato da Lora, è così familiare – ci sono tante persone e tante cose che Le piacciono e che fanno parte anche del mio mondo.

Maestro,

questa mia lettera Le sembrerà strana, ma mi sono permessa di scriverla.

E spero di non avervi annoiati, Lei e Lora.


Vi auguro la serenità e l'armonia per il corpo e l'anima.

Con riconoscenza e profonda stima verso la vostra meravigliosa famiglia.

Lali Burduli


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sabato 17 marzo 2012

QUESTA POLITICA NON CI REGALA PIU' GRANDI EMOZIONI

"LA VOCE DELLA TOSCANA"

QUESTA POLITICA NON CI REGALA PIU' GRANDI EMOZIONI


Dott. Giuseppe Torcivia



Pare che il concetto di moralità pubblica abbia perso valore. Il comportamento immorale di alcuni politici hanno creato uno scenario, consentitemi, che genera vergogna e disgusto. Ciò che offende il cittadino non è tanto il potere quanto l'arroganza nell'esercitarlo.

Ci troviamo a parlare di politici "trasformati in immobiliaristi", amanti del lusso sfrenato, di alberghi a 5 stelle, di pranzi e cene a costi vertiginosi, di una vacanza da 80.000 euro, di due antipasti di pesce costati 280 euro, somma occorrente ad una famiglia per la spesa di una settimana, la metà di una pensione sociale!!!.

Questa politica trasforma in una professione il mestiere di chi non ha un mestiere. Genera politici che non trasmettono alcun ideale, il nulla.

Uomini prigionieri della loro voracità, uomini paurosi e parlamentari "nominati" e affamati di potere.

La loro inaffidabilità, la loro vanità superano ogni immaginazione. Altro che mancanza di "quid" , con qualcuno ci troviamo di fronte a grandi spregiudicati, a veri predatori di denaro pubblico.

Il Paese merita ben altro: lealtà, responsabilità, affidabilità sono alla base di una sana politica.

Molti sono insensibili, sordi e ciechi. Drogati di potere non più in grado di capire che per chiedere i sacrifici ai cittadini occorrono consenso e credibilità. Se non si azzerano i loro privilegi, se non si attuano veramente i tagli della politica non si hanno né l'uno e né l'altra.

Questa politica manca di spirito di reciproca fiducia che è necessario esserci nei rapporti tra i politici ed i cittadini.

Questa politica manca di grande sensibilità e amore per la gente. Crea solo gruppetti di amici, cerchia ristretta di capi e capetti, cordate per traffici di ogni genere e disegni non positivi.

Rende siderale la distanza dei politici e partiti dai bisogni del cittadino.

Questa politica manca di autorevolezza, credibilità, onestà e la sua sconfitta, purtroppo, è la sconfitta della democrazia.

Il Paese ha veramente necessità di uomini politici spinti da grande spirito di servizio.

Il Paese ha bisogno di una politica che susciti grandi emozioni.

Ricordo sempre l'incontro con un sindaco di un piccolo paese del Sud e le sue parole. Mi diceva: il momento più bello per un amministratore è quando si supera ogni divisione e contrapposizione e si riesce a lavorare nell'interesse del proprio paese. La più grande soddisfazione per una classe politica è quella di far raggiungere alla propria comunità gli obiettivi prefissati senza lasciare indietro nessuno. Riuscire a fare sempre più efficace lavoro di squadra, superando i piccoli campanilismi inopportuni e deleteri.

Ecco il vero spirito di servizio che deve albergare in ogni responsabile della politica (direi in tutti coloro che gestiscono la res pubblica) e motivarne ogni loro azione: anteporre gli interessi della propria bottega agli interessi generali.

La credibilità, l'umiltà, l'onestà sono tutto, in politica.

(*) ENRICO DE NICOLA,eletto capo provvisorio dello stato il 28.6.1946,prese così sul serio la sua provvisorietà del suo ruolo che non solo non si insediò al Quirinale,ma nemmeno ritirò mai il suo appannaggio di 11 milioni annui,e fece il presidente pagando di tasca sua.

ALCIDE DE GASPERI per andare in America nel 1947,si vedrà regalare due valigie da una ditta per non farlo sfigurare,e il cappotto glielo regalò l'amico di partito Attilio Piccioni.

PIETRO NENNI solo al momento di diventare ministro degli esteri compra finalmente due vestiti scuri e un cappello a falde larghe.

SILVIUS MAGNAGO il giorno stesso in cui lasciò la presidenza della Provincia di Bolzano,a differenza di tanti consoli e proconsoli della nostra casta politica, restitui l'autoblu e nonostante avesse 77 anni con le stampelle e una gamba sola (una persa in Russia durante la guerra) si rimise al volante della sua macchina personale.

SANDRO PERTINI futuro Presidente della Repubblica,insieme ad altri parlamentari,furono soci di una cooperativa che tirò su due edifici bruttissimi in piazzale dei Navigatori,lungo lo stradone che porta all'EUR.Sotto casa non erano parcheggiate auto di lusso,ma utilitarie.Pertini aveva una 500 di colore più o meno rosso ruggine.

DOMENICO MENICHELLA,governatore della Banca d'Italia,dopo essersi dimezzato stipendio e liquidazione e ridotto la pensione,lasciò agli eredi un opuscolo : " Come è che non sono diventato ricco ".

(*) FONTE : " LA CASTA " di Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella.