sabato 30 aprile 2011

Pellegrino per amore sulle strade del mondo


Papa Giovanni Paolo II era ed è un amico non solo dei credenti, ma di tutti.
Gioiamo!


Principe Paolo Francesco Barbaccia Viscardi
degli Hohenstaufen di Svevia,
Gran Maestro dell'Ordine Teutonico della Sovrana Casa di Svevia






Ascoltare l'inno della Beatificazione qui

Inno al Beato Giovanni Paolo II

Rit. Aprite le porte a Cristo!
Non abbiate paura:
spalancate il vostro cuore
all’Amore di Dio.

  1. Testimone di speranza
    per chi attende la salvezza,
    pellegrino per amore
    sulle strade del mondo. Rit.

  2. Vero padre per i giovani
    che inviasti per il mondo,
    sentinelle del mattino,
    segno vivo di speranza. Rit.

  3. Testimone della fede
    che annunciasti con la vita,
    saldo e forte nella prova
    confermasti i tuoi fratelli. Rit.

  4. Insegnasti ad ogni uomo
    la bellezza della vita
    indicando la famiglia
    come segno dell'amore. Rit.

  5. Portatore della pace
    ed araldo di giustizia,
    ti sei fatto tra le genti
    nunzio di misericordia. Rit.

  6. Nel dolore rivelasti
    la potenza della Croce.
    Guida sempre i tuoi fratelli
    sulle strade dell'amore. Rit.

  7. Nella Madre del Signore
    ci indicasti una guida,
    nella sua intercessione
    la potenza della grazia. Rit.

  8. Padre di misericordia,
    Figlio nostro Redentore,
    Santo Spirito d'Amore,
    a te, Trinità, sia gloria. Amen. Rit.


Il materiale dal sito http://www.karol-wojtyla.org/

lunedì 11 aprile 2011

SOGNARE UN PAESE NORMALE

"LA VOCE DELLA TOSCANA"

SOGNARE UN PAESE NORMALE


Dott. Giuseppe Torcivia


Il nostro è un Paese di navigatori, poeti, filosofi, letterati, cantanti, di inventori, di tanta brava gente dal cuore grande, oggi, anche di sognatori. In questo Paese dove tutto è cambiato e "stravolto" penso che le persone siano diventate un pò sognatori. Ecco vedete,cari lettori,in ogni persona c'è sempre un bisogno di sognare quando tutto e tutti ti sono contro, cosa ti rimane da fare altrimenti?

Non è poi vero che le cose più belle, quelle che crediamo siano impossibili o difficili da raggiungere le consideriamo sogni?

Quante volte momenti di nostro scoramento sono scomparsi,svaniti o cancellati da un sogno. Questo può aiutarci a vivere,ci spinge ad andare avanti,ci da carica e speranza.

Se in ciascuno di noi c'è una grande fede,costanza e certezza di essere portatori di qualcosa di veramente buono e nobile, quel sogno lo si farà diventare una meravigliosa realtà.

Quanti sogni nella storia del mondo si sono tradotti in realtà?

Quanti grandi della storia sono stati definiti dei sognatori,innamorati dei loro sogni e matti?

Sognatori e matti che suscitando nei detrattori, nei pessimisti e indifferenti, incredulità e scherno,hanno realizzato cose belle,grandi ed importanti.

I matti e i sognatori pensano e sono convinti che la forza delle idee giuste ed oneste possono prima o poi sconfiggere la sordità di coloro che non vogliono ascoltare.

In un Paese dove si celebrano i 150 anni della sua Unità e si osserva ,con grande stupore e sgomento, che vengono omaggiati e premiati dagli elettori coloro che dimenticano e snobbano un importante evento,una grande storia e soltanto ricordano e celebrano "i territori del Nord"; ai matti e sognatori non rimane che sognare una nuova classe dirigente,un governo compatto,un popolo unito, tutti attorno ad una sola bandiera: il Tricolore italiano.

Ecco fino a che punto può arrivare la follia umana. Sognare per immaginare di vivere una realtà diversa. I matti e sognatori si accontentano di sognare un Paese normale,un Paese dove per andare avanti non bisogna far parte del clan o avere l'aiuto di una determinata associazione,o essere amico del potente di turno.

Sognare un Paese dove il cittadino venga seriamente rispettato,una famiglia possa tranquillamente arrivare alla fine del mese,i poveri vecchietti possano condurre una vita serena e i poveri pensionati non vivano di sussidi o beneficenza, ma di dignitose pensioni;i lavoratori precari non arrivino ad età adulta o pensionabile mantenendo sempre lo status di precario.

Sognare un Paese dove le migliori capacità e intelligenze non siano costrette ad emigrare;dove la cultura e la ricerca vengano valorizzate, sviluppate e finanziate.

Sognare una vera e rapida ricostruzione delle zone colpite dal sisma che assicuri "alle comunità morte assieme al sisma" la rinascita dei loro luoghi di ritrovo del tempo che fu.

Sognare un Paese dove un patrimonio artistico, che tutto il mondo ci invidia,non venga lasciato alla incuria e al degrado; un Paese dove funzionano scuole e ospedali,dove ci sia piena e reciproca collaborazione tra lavoratori e imprenditori;dove i giovani possano avere un lavoro(non precario) e farsi una famiglia.

Un Paese dove tutti possano avere cibo,cure,un tetto sotto il quale vivere; dove chi la pensa in modo diverso non lo si consideri un nemico,e la politica non sia una " lotta di potere tra clan ".

Sognare,come scriveva Enzo Biagi : "un Paese in cui l'unico punto di riferimento non è la geografia con i suoi confini, ma la legge uguale per tutti".

Sognare un Paese dove una stretta di mano ha ancora un suo valore e la parola data un impegno d'onore; dove non si parli più di Nord e Sud,ma solo di Italia; di "polentoni" e "terroni" ,ma solo di Italiani.

Pretendono molto i matti,le persone perbene,i sognatori di questo Paese?

Questi sogni diventeranno realtà?

lunedì 28 marzo 2011

Strategia globale, chiare volontà politiche

"LA VOCE DELLA TOSCANA"

"COMPORTAMENTI ESEMPLARI E INTERVENTI MIRATI "


Dott. Giuseppe Torcivia


Il continuo aumento degli immigrati rende difficile ed esplosiva la situazione nelle nostre isole e nelle nostre città

Nel nostro Paese c'è uno stato d'animo di evidente esasperazione per microconflittualità, delinquenza, per il disordine, per l'immagine da Terzo mondo che danno molte strade e zone di periferia delle città. Si ha la sensazione che la gente viva in una situazione di scarsa tutela.

La situazione nelle città, grandi o piccole, è sempre tesa e a mantenere l'allarme contribuisce un insieme di piccoli e grandi spiacevoli episodi, di violenze, di insofferenze. In tutte è in atto una vera e propria escalation della violenza e della intolleranza; sembra che la certezza del diritto in molte zone del paese non sia più garantita da tempo.

L'Italia è divenuta la terra promessa dei poveri del mondo e terreno di "caccia" e di "conquista" di personaggi di tutte le risme. Il nostro Paese è sempre stato "invaso" pacificamente da milioni di turisti, oggi è sempre più invaso da poveri disgraziati che cercano un lavoro qualsiasi da noi, da vagabondi, accattoni, da veri o falsi perseguitati politici, da prostitute, da sbandati.

Uno stato democratico deve garantire libertà di movimento a tutti, ma SOPRATTUTTO HA UN DOVERE SUPREMO:GARANTIRE LA SICUREZZA E IL BENESSERE DEI PROPRI CITTADINI.

Un piatto di minestra, un pezzo di pane non si può negare a nessuno, ma non si può promettere a tutti, cittadini e immigrati:case, posti letto negli ospedali, lavoro, quando queste cose sono insufficienti già da ora.

In questo modo si fa soltanto del populismo e della demagogia. Non si può dividere una casa , un posto letto in ospedale o un lavoro. Non si possono assegnare o riservare, come fanno o deliberano alcune amministrazioni comunali, aree attrezzate e rifornite di acqua, luce e servizi igienici a gruppi di nomadi e sbandati vari, quando in molte nostre città la gente non sa cosa sia verde pubblico attrezzato o" spazi riservati" al pubblico. Sappiamo benissimo tutti quanti che ci sono cittadini di questo nostro Paese che vivono ancora in case malsane senza acqua, senza luce, prive delle primarie strutture igieniche.

Non si può promettere a tutti gli immigrati una sistemazione, un lavoro che difficilmente potranno avere. E' inconcepibile, é pericoloso aprire le porte a tutti perchè le nostre città non sono e non saranno in grado di assorbirli mentre scoppiano sotto il peso di numerosi problemi.

In questo modo si alimenta una conflittualità permanente, una guerra tra poveri dagli sviluppi imprevedibili.

Un detto cinese recita : se uno ha fame non dargli un pesce ma insegnagli a pescare.

Questo devono fare l'Italia e i governi europei e del mondo: dare una mano di aiuto concreto ai poveri, portare tecnologia, mezzi, istruirli e coordinarli nei loro paesi. L'elemosina non serve, offende la dignità delle persone, mortifica ed annulla la loro capacità di fare. Aiutarli in tutti i campi perchè tanta gente in giro per il mondo possa avere la possibilità di una vita dignitosa nel proprio paese d'origine.

L'industrializzazione, lo sviluppo di questi territori, la soluzione di annosi problemi, alla lunga produrranno indubbi benefici alla comunità internazionale. Si avranno meno conflitti e tensioni; potrà essere garantito un migliore equilibrio economico; milioni di emarginati saranno inseriti nel circuito del mondo del lavoro; risorse materiali ed umane, attualmente trascurate e non valorizzate, potranno essere utilizzate.

Le forze dell'ordine sono impegnate 24 su 24 ore su tutti i fronti, ma sembra che il loro sforzo non sia adeguato alla ampiezza del fenomeno. Mancanza di mezzi, di strutture adeguate e di uomini forse rendono difficile e poco incisivo il compito loro assegnato e meno efficace il controllo del territorio.

Comunque si sbaglia se si affida la soluzione del problema soltanto ad una operazione di polizia , o a interventi isolati, o semplicemente allo spostamento di masse di immigrati da una isoletta ad un "villaggio della solidarietà".

Quel che occorre è una strategia globale, chiare volontà politiche, un impegno serio e coordinato del governo centrale con le amministrazioni locali e regionali e con i governi degli altri paesi europei e del mondo.

venerdì 11 marzo 2011

150 anni... "per fortuna o purtroppo"...?


Il telegramma a nome del Presidente Sandro Pertini mandatomi dalla Sig.ra Diana Ruggi, sua Segretaria PERTICOLARE, (un errore di battitura che mi fa sorridere perchè fa un richiamo al cognome del Presidente) mi fu consegnato alle ore 8.00 del 12 marzo 1981 - precisamente 30 anni fa. Oltre a "tanto cortesi espressioni" per le quali mi ringraziava il Presidente, nella lettera che gli mandai c'era una domanda ben precisa relativa al terremoto dell'Irpinia che si potrebbe sintetizzare così:

“Caro Sig.Presidente, è ammirevole il Suo coraggio di dire -

"E se vi è qualcuno che ha speculato, io chiedo: costui è in carcere, come dovrebbe essere in carcere? Perché l'infamia maggiore, per me, è quella di speculare sulle disgrazie altrui. " -

Ma non ha paura che Le tappino la bocca? "

Mandandogli la mia lettera non intendevo ricevere una risposta, gli avevo fatto una domanda retorica. Tanto meno mi sarei visto svegliato dal telegramma così PERTIcolare a una mia domanda abbastanza imPERTInente (il Presidente era solito a scherzare con il suo cognome).

Ora sappiamo dire perché Sandro Pertini era il "presidente più amato dagli italiani": tra tanti pregi aveva il coraggio di denunciare gli errori e ammettere i mali fatti.

Diceva di lui Indro Montanelli: «Non è necessario essere socialisti per amare e stimare Pertini. Qualunque cosa egli dica o faccia, odora di pulizia, di lealtà e di sincerità.»

Questa mia riflessione è nata al seguito dello straordinario contributo di Roberto Benigni durante l'ultimo Festival di Sanremo.


Sono stato magnetizzato dal suo raccontare il Risorgimento, dalla storia dell'inno nazionale desiderando che l'incanto non finisse mai. Per quasi un'ora mi sono sentito uno studente davanti al Maestro virtuoso, permettendogli di rapire la mia immaginazione, teletrasportandola nella favola risorgimentale. Per quasi un ora Benigni ha manipolato con il mio naturale senso di patriottismo, regalandomi l'immagine dell'Italia fiera e unita. “E vissero contenti e felici...”

Mi sono sentito di nuovo quel giovanotto, pieno di speranze, che all'uscita per Colle Val d'Elsa della nuova superstrada vendeva anni fa l'Unità insieme ai suoi compagni.

Ma dopo un po' mi sono ripreso, la magia dell'incanto si è affievolita e ho ricominciato ad essere me stesso.

In seguito ho riascoltato diverse volte l'intervento di Roberto Benigni, immaginandomi a dialogare con lui, provando a parare le sue battute.

Forse nessun altro come il Maestro Benigni potrà accendere la nostra fantasia con la bella storia rinascimentale o risorgimentale, ma appena "sobrio" vado ad ascoltare Giorgio Gaber - il mio Profeta preferito.

Le verità prive di un orientamento politico...quelle sue...

Uno della Razza In Estinzione...


E ora mi rivolgo a Lei, Maestro Benigni!

Tutto è provocatoriamente semplice nel Suo racconto sul palcoscenico dell'Ariston.

Io sopprimo il mio primo impulso di contraddirla sullo stesso Suo piano, ma cercherò di rispecchiarmi nella verità “dell'unione e dell'amore” che “rivelano ai popoli le vie del Signore”. E le risponderò con l'aiuto di G.G. (Giorgio Gaber) - il Profeta.

Capisco perfettamente che il Suo brillante esercizio sia spinto dal desiderio di vivere in un Italia migliore, ma il Suo è un nobile tentativo di far passare i Suoi desideri per realtà.

“Se un uomo conosce con chiarezza il suo male, qualsiasi esso sia, ha anche la forza per combatterlo”.

Lei sa, quale male ci affligge, Maestro Benigni? Se non lo si conosce, non guariremo mai e cadranno invano i Suoi appelli animati.

Con il Suo discorso Lei vorrebbe unire gli italiani, invece, a mio parere, Lei li divide ancora di più!

“Nostalgici”, come dice Lei, della storia che precedeva il Risorgimento non sono semplicemente nostalgici – portano nel sangue i geni dei giuramenti dei loro padri alle case regnanti.

Chi potrà mai impedire ai "Nostalgici" di rispettare il credo dei propri avi, caduti e fedeli alle loro realtà?

Qual'è la misura che classifichi la valenza dei gridi di battaglia "VIVA L'ITALIA" o “Viva ‘o Rre nuostr!”

“Avanti Savoia!” o “Viva il Papa Re!”, “Viva San Marco!” o "Viva Maria!" - sono voci, sono grida, sono lo spirito impavido e il supremo sacrificio delle singole persone che vanno sempre rispettati da tutti.

Mi ha fatto commuovere il Suo racconto, li ho visti vivi quei giovani, ai quali dobbiamo l'esistenza dell'Italia unita, ma mi fa anche vibrare lo spirito di coloro che questi giovani li avevano combattuti. Per “par condicio” ascoltiamo anche la loro storia:

Maestro Roberto,

non Le sembra che sia abbastanza superficiale definire “fantocci” solamente i pre-risorgimentali, e che il male dell'Italia finì insieme con i loro Regni?

Dice Lei: “nessuno ha scritto dei grandi libri a favore del Risorgimento – chi sa perché?”

E perché non prova a porsi questa domanda e perché non provare a rispondere?

Perché ad esempio quando leggi “Cimitero di Praga” del Maestro Umberto Eco qualche risposta sul "male" che affligge l'Italia ti si forma in testa indipendente dal tuo volere, e rimani stordito:

“E voi credete ancora che contino le idee? Ma quali idee...?”

Il Suo raccontare il Risorgimento, Maestro Roberto, è liscio come il testo del libro “Cuore”.

Il Presidente Pertini ha saputo denunciare gli errori e difendere la verità, perché una volta per tutti non provare a fare lo stesso noi?

Prima che i nostri figli perdino fiducia in noi, è fondamentale non mentirgli e smettere di nasconderci nell'ipocrisia.

“Se un uomo conosce con chiarezza il suo male, qualsiasi esso sia, ha anche la forza per combatterlo”.

E' evidente che manchino i tasselli nel Suo quadro dell'elogio dell'Unità per essere accettato da tutti... Con questo non voglio dire che sono contro l'Italia unita. Sarei stato contrario, probabilmente, se fossi vissuto 150 anni fa, ma oggi sono categoricamente contro ai giochi pericolosi del secessionismo!

Non credo nella RIVOLUZIONE, credo nell'EVOLUZIONE!

Però, se la verità non sarà detta, alla fine qualcuno riuscirà a manipolare le menti caldi e trascinare il paese in disordini...

Sono tante le ombre sul come è avvenuta l'Unione dell'Italia... Dobbiamo ammettere che nella storia i “Simoni Simonini” erano e sono gli strumenti di menti superiori e forze occulte.

Bisogna ammettere e denunciare il male, e non coprilo in occasione dei festeggiamenti con la cipria.

Non dobbiamo dividere la terra italica in due e posizionare quelli preunitari tra i cattivi, “terrificanti”, e quelli postrisorgimentali tra i beati.

Maestro,Lei dice, "se sei unito – vinci". Ma deve ammettere che qualsiasi unione è forte e duratura quando fatta secondo il libero arbitrio.

Non si può costringere a vivere felice nell'unione, se uno non si sente orgogliosamente napoletano, o sardo, o siciliano, oltre ad essere italiano. L'unità è bella quando tante diversità sono unite volontariamente e si rispettano. Ricordiamoci come si è dissolta l'URSS - un mosaico di popoli di oltre cento diverse nazionalità che si continua a chiamare, erroneamente, la Russia.

Reprimere - reprimere... l'identità vera uscirà fuori sempre.

Mi creda, ai napoletani "accarezza l'orecchio" anche “La Divina Commedia” in "lingua partenopea" e per loro non è per niente ridicolo recitare in napoletano. (Anche il Napoletano e le lingue italo-meridionali, secondo l'Unesco sono da considerarsi lingue separate dall'italiano standard (Toscano) e non dialetti di questo.)

Caro Maestro Benigni,

il Suo racconto sul palcoscenico era come sempre bellissimo e convincente...

Peccato che vi mancavano dei tasselli importanti...

Forse saprà aggiungerli la prossima volta?

Con rispetto e ammirazione

Paolo Francesco Barbaccia Viscardi


Al posto dell'epilogo.

Italia,

ascolta la mia preghiera, è molto importante per tutti noi:

Rivela la tua vergogna

e ti purifichi;

scopri le tue ferite

e sarai guarita,

confessa tutte le tue iniquità

e sarai assolta.

(Teofane il Recluso)

E solo allora sarà possibile dimenticare i vecchi rancori, e solo allora l'Italia non sarà più divisa tra figli e figliastri, e solo allora tutti si sentiranno veramente uguali.

E solo allora sarà possibile festeggiare il nostro stare insieme da tutti.

E solo allora possiamo festeggiare con il cuore alato insieme!

E tu come la pensi?


lunedì 7 febbraio 2011

L'ITALIA UN PAESE MERAVIGLIOSO, OGGI DIVISO, LACERATO E POCO CREDIBILE

"LA VOCE DELLA TOSCANA"

"L'ITALIA UN PAESE MERAVIGLIOSO, OGGI DIVISO, LACERATO E POCO CREDIBILE"


Dott. Giuseppe Torcivia




обои для рабочего стола: Лодка

Sono anni che si parla di riforme istituzionali, di rinnovare il nostro sistema fiscale, di produrre una vera e incisiva politica estera, ma si fa poco o nulla. Abbiamo una parte della classe dirigente politica che per governare si dedica ai temporeggiamenti, ai compromessi, alle rinunce e ci offre soltanto annunci di soluzioni. Insomma" si tira a campare". In un paese dove la politica estera è limitata e condizionata dai partiti o che si affida ai soli rapporti interpersonali tra capi di stato, non è possibile portare avanti un dialogo internazionale in modo coerente, lineare, incisivo e di lungo respiro. Gli errori, i ritardi, i rinvii con il passare del tempo si pagano caramente anche sul piano della credibilità internazionale. Ai partners europei la nostra situazione appare inspiegabile, non riescono a comprendere quello che succede veramente nel nostro Paese. Ai loro occhi sembriamo una vetrina appannata, un paese senza regole, un popolo che vive alla giornata e gran parte della stampa mondiale è molto critica. I nostri alleati ormai guardano all'Italia con sospetto,vedono un paese non unito, in poche parole nessuno si fida più di noi. Perdiamo credibilità!!!

обои для рабочего стола: Заплыв в никуда

La situazione oggi dell'Italia del resto è sotto gli occhi di tutti. Assistiamo a continue risse televisive, a offese e attacchi pesanti fortemente offensivi con linguaggio da trivio tra esponenti di spicco delle varie parti politiche. Siamo schifati, increduli spettatori di vere e proprie rese di conti, beghe e conflitti privati molto poco nobili.

La gente è stanca e indignata nel vedere uomini che hanno scelto di dedicarsi alla politica perchè non hanno un vero mestiere o solo per far cassa. Indecorosi spettacoli, immoralità e spregiudicatezza non sono più sopportabili dal popolo italiano.

обои для рабочего стола: Плачущая маска

Tutta questa desolante realtà è una offesa all'Italia che lavora, che produce, che tira la cinghia, all'Italia onesta. Credo che se vogliamo bene al nostro meraviglioso Paese dobbiamo tutti ritrovare il senso della misura e il rispetto delle regole. Tutti abbiamo il dovere di dire chiaro e forte a chi ha sbagliato di mettersi da parte." NESSUN BANCHETTO SOTTO IL CIELO E' ETERNO" (Ciang Kai Schek).

обои для рабочего стола: Кнопки старт стоп

E' certo che gli italiani hanno bisogno di una classe dirigente di uomini veri che sappia costruire una nuova idea dell'Italia, che pensi ad una missione di questo Paese in Europa e nel mondo. Questa è la nuova sfida di oggi e dei prossimi anni. Ci sono tante energie che non vengono fuori perchè soffocate, snobbate ed emarginate. Queste nuove energie sono indispensabili per rilanciare il Paese e valorizzare: il genio, l'intelligenza, la fantasia, l'originalità italiana. E' importante mandare nelle istituzioni i migliori, i più capaci, e non i "nominati" dai leader e catapultati sul territorio a loro estraneo.

обои для рабочего стола: В пути

Per questo è necessaria una nuova legge elettorale che permetta a tanti parlamentari, politici, dirigenti di partito, mai chiacchierati, mai sfiorati da scandali o episodi di corruzione, sono tanti,di emergere. Occorre pensare a tempi nuovi, a prospettive nuove, a politiche originali e innovative. Servono buona amministrazione, uso corretto delle risorse, buone idee, persone serie, risposte giuste, pronte e concrete agli effettivi bisogni della società italiana.

E' indispensabile costruire o ricostruire una identità nazionale, quella che manca oggi, per onorare la memoria dei moltissimi italiani che si sono sacrificati per fare l'Italia e oggi per dare le giuste soddisfazioni a tutti coloro che, ogni giorno in tutti i posti di lavoro, operano per assicurare alla comunità tempi migliori, per rendere credibile il nostro Paese agli occhi del mondo.

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Dott. Giuseppe Torcivia

lunedì 17 gennaio 2011

NON ARRENDERSI , MA FARSI AVANTI



" Non chiedete cosa può fare il Paese per voi

chiedetevi cosa potete fare voi per il paese"...

(    J.F. Kennedy  )


    
 
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S.E. Dott. Giuseppe Torcivia
Cavaliere di Gran Croce di Giustizia dell'Ordine Teutonico della Sovrana Casa di Svevia
Gran Cancelliere Magistrale

Ambasciatore Plenipotenziario Dell'Ordine presso lo stato della Repubblica Italiana

Viviamo in una fase di grande decadenza, indifferenza e mancanza di umanità. In questo mondo dove si sa di morire non ci dovrebbe essere tempo per le continue lotte, litigi, per odiare.

In un mondo in cui nessuno si vergogna più di niente è auspicabile un mondo dove a qualcuno capiti ancora di vergognarsi. Viviamo in un periodo dove tutti i valori sono saltati, inesistenti. Nessuno crede più in niente perché è diffusa la convinzione che non c'è più niente in cui credere. Molti non hanno più ideali, motivazioni, progetti, non hanno passioni, una fede. Ancora più grave è che si avverte nei responsabili della cosa pubblica poca sensibilità per la gente, per i problemi dei cittadini.

Si cerca il successo, il potere, il proprio vuoto interesse, la ricchezza per riempire la propria pochezza, la propria fragilità. Perché cedere al pessimismo, perché lamentarsi soltanto aspettando che tutto crolli?

Non lasciamoci abbattere, occorre prendere coraggio, incoraggiare gli indecisi, rispettare le intelligenze, scegliere i capaci. Ciascuno come è giusto avrà una sua parte, un ruolo nella vita del Paese se scenderà in campo e saprà farsi ascoltare. Poniamo una grande passione civile nelle nostre azioni e sentiamoci orgogliosi degli impegni e delle responsabilità che ne derivano.

Non ci si deve dividere, isolare. L'incomunicabilità, la disperazione, l'auto-emarginazione ci rende soli, fragili, sconfitti. L'unità ci fa superare tutte le difficoltà e ci fa sentire più forti e più sicuri. Occorre che si scuota questo nostro Paese dalla condizione di smarrimento e di sbandamento.

La decadenza, il malcostume imperante non debbono essere alibi per stare fermi alla finestra ad osservare aspettando che altri facciano quello che ciascuno di noi dovrebbe fare. Sarebbe importante, utile, direi necessario tornare a quell'attivismo cattolico e non cattolico, generoso, sentito, onesto che ha avuto un grande ruolo nella costruzione e nello sviluppo della società civile dell'Italia. Bisogna combattere la disaffezione alle cose e sapere prendere coraggiosedecisioni.

L'avvenire è di coloro che non sono disillusi; è delle persone di buoni sentimenti e soprattutto di coloro che credono prima di tutto in loro stessi.

Don Milani ripeteva dire: "a che servono le mani pulite se si tengono in tasca". Occorre poco perché il male trionfi basta che gli onesti, i buoni, le persone perbene non facciano niente e che i più di fronte ai problemi, alle ingiustizie, alle sopraffazioni si girano dall'altra parte.

La partecipazione, la volontà di fare, il forte interesse per il bene pubblico da parte dei più vincono sul generale pessimismo;cercare di essere attori principali di ciò in cui si crede e che si vuole costruire.

Non attendere ma farsi avanti, guardare lontano e mettersi al lavoro questa è la medicina. In questo mondo c'è molto più da fare che da pensare. Io credo che se un uomo ha veramente una fede, la sua vita avrà sempre una ragione di essere e ci sarà sempre un futuro per coloro che pensano al futuro.

" Un uomo vale per quello che lascia dietro di se "

domenica 2 gennaio 2011

"Che il Nuovo Anno sia un anno di pace..."

Il Capodanno non impedisce alla violenza di colpire: la pazzia fanatica e l'ossessione religiosa non riposa per le feste - anzi, colpisce nel momento solenne e festeggia la vittoria della vendetta e la punizione degli infedeli "cristiani".
Oggi abbiamo sentito l'indignazione umana del Santo Padre contro le discriminazioni, le intolleranze religiose, i “soprusi che oggi colpiscono in modo particolare i cristiani”, il suo appello ai responsabili delle Nazioni di difendere i cristiani.

E oggi stesso l'Imam, uno degli esponenti di spicco del mondo islamico, critica e respinge l'intervento del Papa per «una visione sbilanciata su musulmani e cristiani che rischiano di essere uccisi in tutto il mondo».
E' giusta però la richiesta del Pontefice, è giusto l'intervento del Presidente Napolitano, è giusto l'appello del direttore di Avvenire Marco Tarquinio, è incoraggiante l'impegno del Ministro Franco Frattini e di altri esponenti del governo e del parlamento per sollevare la questione senza più esitazione al livello dei governi mondiali.

"Occorre l’impegno concreto e costante dei responsabili delle nazioni» - non è possibile di osservare in silenzio l'avanzare della violenza religiosa contro i cristiani.


Dopo il mio breve messaggio, vorrei lasciarvi con la lettera natalizia giunta a noi in ritardo per motivi tecnici da uno dei nostri Padri Spirituali e Cappellano Prelato dell'Ordine Teutonico della Sovrana Casa di Svevia, Mons. Giovanni Bernardo Gremoli, dell'Ordine dei Frati Minori Cappuccini, vescovo titolare di Masuccaba, già Vicario apostolico di Arabia.
Mons. Bernardo Gremoli, da 30 anni fu Pastore infaticabile della Comunità cattolica di Arabia. "La Chiesa universale gli è oltremodo obbligata per lo zelo che ha contraddistinto la sua azione pastorale".
Monsignor Giovanni Bernardo Gremoli era da sempre molto preoccupato per i rapporti tra mondo islamico e Occidente. Anche perché lui è stato testimone del fatto che una convivenza tra musulmani e cristiani è possibile anche in quella che è considerata la culla dell’islam. Nelle sue interviste Mons. Gremoli racconta di non aver mai registrato contrasti nazionali e religiosi. «L’Islam che io vivo è un Islam equilibrato e comprensivo», aggiungendo però che ci vuole tanta pazienza e che lui aveva “ingoiato anche tanti bocconi amari”.
Tuttavia non si pronuncia per il possibile scontro delle civiltà, ma afferma che "certamente l’Islam sta diffondendosi rapidamente in tutto il mondo, compreso nel mondo cristiano». E che "bisogna essere realisti e tener presente i Paesi in cui le autorità sono pressate dalle frange più fanatiche». "La situazione... è sempre molto delicata, perché il fanatismo è fortissimo e le stesse autorità politiche devono stare molto attente".

Ecco perché ognuno di noi deve aggiungere la propria voce agli appelli verso i Governi delle Nazioni del Mondo, sostenendo così i cristiani esposti e sottoposti alle violenze religiose.

P.pe Paolo Francesco Barbaccia Viscardi,

il Gran Maestro del Sovrano Ordine Militare ed Ospitaliero di Santa Maria di Gerusalemme Teutonico



Vescovo S.E. Rev.ma Mons. Giovanni Bernardo Gremoli
Cappellano Prelato
dell'Ordine Teutonico Dinastico

Natale 2010 – 12 – 15

Egregio Principe Paolo Francesco Barbaccia, nell’imminenza delle feste natalizie, sono lieto di inviarLe i miei più sentiti auguri. Che il nostro Redentore voglia illuminarci del Suo amore e della Sua gioia nella abbondanza delle Sue Grazie e Benedizioni, che estendo a Lei, la Sua Famiglia e a tutte le Dame e i Cavalieri del Sovrano Ordine Militare di Santa Maria di Gerusalemme Teutonico Dinastico di Svevia.

Che il Nuovo Anno sia un anno di pace, serenità e buona salute per tutti, illuminati dal messaggio del Santo Natale

Durante queste solenni festività, non mancherò ricordare nelle mie preghiere Sua Altezza. La Sua Famiglia e tutti i membri dell’Ordine teutonico

Con la mia benedizione invio a tutti i miei più sentiti auguri.

+ Bernardo G. Gremoli.