martedì 22 aprile 2008

"La Voce della Toscana" da voce a tutti

Contattaci via E-mail. Diamo la voce alle vostre proposte, facciamo una critica costruttiva. Segnalateci i problemi nei vostri quartieri, località. Il Blog dà la possibilità di divulgare notizie in tempo breve. Sfruttiamo questo vantaggio per aiutare gli amministratori comunali a sapere di più e fare meglio per le nostre città. Non dobbiamo confrontarci, ma darsi una mano a vicenda. Solamente allora possiamo parlare di imparzialità perché tutti vogliamo bene ai posti dove viviamo e dobbiamo e possiamo fare di più.
Paolo Francesco Barbaccia, promotore del movimento "LA VOCE DELLA TOSCANA"

100 commenti:

Editore LVDT ha detto...

voi siete Cittadini Liberi . Ragionate con la vostra testa. Prendete in mano questo Paese. E' il vostro Paese. Non abdicate ai vostri diritti. L'informazione è un diritto. Vi è stato tolto.Per questo siamo ridotti così. Solo atttraverso una libera informazione l'Italia tornerà un Paese libero, bello, splendente come nel Rinascimento. Io ci credo, credeteci anche voi.
Il 25 aprile è un'occasione per dire ai partiti, alle banche, alla Confindustria e a Testa d'Asfalto che in Italia comandano i cittadini. Che l'informazione deve essere al servizio della democrazia, non dei gruppi di potere. I partiti non hanno mai fatto una legge contro il conflitto di interessi. Domandatevi il perchè. Per beneficenza? O perchè con una libera informazione sarebbero spariti TUTTI, TUTTI, il giorno dopo per non farsi prendere a calci nel culo dagli italiani.
In alto i cuori. IIl 25 aprile in 400 città italiane ci sarà la raccolta delle firme per i referendum per una libera informazione in un libero Stato. No all'ordine corporativo dei giornalisti, al finanziamento pubblico di un miliardo di euro all'anno all'editoria, alla legge Gasparri sulle radiotelevisioni. 400 città con musica, informazione, giovani e vecchi per una giornata di festa. Il 25 aprile prendete la pillola rossa. Cercate la vostra città nell'elenco
http://www.beppegrillo.it/

Editore LVDT ha detto...

Alitalia/ E' battaglia fra due cordate. De Benedetti sfida Del VecchioDue cordate in corsa per Alitalia. Dopo il ritiroo di Air France, rimangono in campo per la compagnia di bandiera, da un parte, il gruppo con in testa Air One di Carlo Toto, appoggiato oltre che da Banca Intesa anche, secondo quanto risulta ad Affari, da Carlo De Benedetti (che agisce tramite il suo fondo salva-imprese M&C) e da altri fondi.
Dall'altra, la cordata berlusconiana, messa assieme da Bruno Ermolli e Paolo Bonaiuti, di cui fanno parte alcuni big dell'imprenditoria italiana. Come Leonardo Del Vecchio, patron di Luxottica e i gruppi lombardi Todini Costruzioni e Marcegaglia.Due schieramenti che hanno in comune la stessa formazione strategica.Ovverola presenza di un grande vettore internazionale che opera dietro alle due cordate. In modo tale da garantire le competenze tecniche nella gestione futura della compagnia di bandiera. Competenze necessarie ad operare in un settore delicato come quello aereo.

Secondo una fonte che ha voluto rimanere anonima, infatti, Banca Intesa e Carlo Toto si appoggeranno a Lufthansa, che opera già a fianco di Air One mentre Aeroflot, grazie all'amicizia personale del premier italiano in pectore con Vladimir Putin (la compagnia russa ha anche annunciato di aver ripreso i contatti con l'Italia), agirà in partnership con la cordata berlusconiana.

Team che, più che competenze tecniche, apporterà liquidità necessaria al salvataggio della compagnia di bandiera e tenterà di preservare e sviluppare, essendo composto principalmente da gruppi industriali che operano al Nord, il ruolo di Malpensa come hub internazionale.

Soprattutto dal punto di vista del settore cargo (trasporto delle merci all'estero), uno dei business più profittevoli in partenza dall'aeroporto varesino.

Lufthansa (che ha sempre precisato di non voler entrare in guerra con Air France in un'eventuale asta per la compagnia di bandiera) e Aeroflot, inoltre, saranno i marchi internazionali che sosterranno il futuro andamento del titolo Alitalia in Borsa, daranno garanzie sull'ammodernamento della flotta e forniranno eventuali accordi code-sharing su alcune tratte estere.

Editore LVDT ha detto...

Fini eletto presidente della Camera Gianfranco Fini ha ottenuto il via libera alla carica di presidente della Camera, come nelle previsioni, al quarto scrutinio ottenendo la maggioranza semplice dei voti. Al raggiungimento del quorum necessario c'è stato un fragoroso applauso da parte dell'Aula ancora prima del termine dello spoglio delle schede. Su 611 presenti i voti a favore dell'esponente del Centrodestra sono stati 335, mentre le schede bianche 259. Le nulle sono state sette, i voti dispersi tre (uno a Bruno Tabacci, uno al segretario dell'Udc Lorenzo Cesa e uno a Elio Vito), sette i voti per il deputato del Pd Daniele Marantelli. Ad assistere alla seduta anche la maggiore delle figlie di Fini, Giuliana. Tutti i deputati della Pdl, ma anche tutti gli esponenti dell'opposizione hanno battuto a lungo le mani non appena il presidente di turno della Camera, Pierluigi Castagnetti, ha annunciato il raggiungimento del quorum.

IL DISCORSO DEL NUOVO PRESIDENTE DELLA CAMERA - "Come i miei predecessori Violante e Bertinotti sono anch'io un uomo di parte, fortemente convinto della bontà dei valori che hanno ispirato il mio impegno politico, ma in questo importante incarico istituzionale mi impegnerò per il rigoroso rispetto della parità dei diritti di tutti i parlamentari". Inizia così la presidenza di Gianfranco Fini a Montecitorio. Nel suo discorso di insediamento il leader di Alleanza Nazionale ha rivolto un "doveroso e sincero" saluto al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, un pensiero al neo-eletto presidente del Senato Renato Schifani e per finire un omaggio a Benedetto XVI.a

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Sinistra in crisi/ Marco Rizzo (Pdci) ad Affaritaliani.it: Vendola poeta del nulla. Bertinotti? E' ciò che la sinistra non deve essereSpara a zero su Bertinotti e Vendola. Critica Ferrero e Diliberto. L'eurodeputato dei Comunisti Italiani Marco Rizzo spiega ad Affaritaliani.it la sua ricetta per far ripartire la sinistra radicale dopo la batosta elettorale del 13-14 aprile. "Bisogna cominciare a fare quello che si dice, perché per tanti anni si sono dette delle cose e poi i comportamenti sono stati opposti".

Ovvero?
"Negli ultimi cinque anni i lavoratori precari-pacifisti, i giovani di Genova, le popolazioni della Val di Susa e di Vicenza... si sono tutti sentiti traditi e abbandonati. Eppure di segnali ne erano arrivati".

Ad esempio?
"Quei fischi ai sindacalisti di Mirafiori erano il sintomo di una classe operaia che non si sentiva più rappresentata da una sinistra che tanto diceva e che nulla faceva".

Poi?
"Ricordiamo il 9 giugno, la visita di Bush in Italia, quando i quartieri generali della sinistra si sono trovati in una piazza deserta mentre la nostra gente, oltre centomila persone, manifestava contro Bush. Tutto perché quel ceto politico doveva essere subalterno al governismo. L'ultimo grande segnale è arrivato dalla manifestazione del 20 ottobre, con un milione di comunisti in piazza per chiedere ai loro partiti di giocare un ruolo decisivo nella battaglia sui pessimi protocolli su pensione e welfare. Anche in quell'occasione c'è stato un tradimento e una corresponsabilità".

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L'Idv alza la voce/ Il capogruppo Donadi ad Affaritaliani.it: vogliamo dal Pd una vicepresidenza alla Camera per Di Pietro.
Massimo Donadi annuncia ad Affaritaliani.it che sarà lui, come nella passata legislatura, il capogruppo dell'Italia dei Valori alla Camera. "Abbiamo già fatto la votazione interna al gruppo. Ed è confermato", afferma. La formazione guidata da Antonio Di Pietro chiede poi ufficialmente una vicepresidenza della Camera dei Deputati per l'ex ministro ed ex pm di Mani Pulite. "Il Partito Democratico ci ha detto di non avere alcun accordo. Ci vedremo nei prossimi giorni e decideremo", afferma Donadi in merito alle indiscrezioni che darebbero per fatta un'intesa tra il Pd e l'Udc per portare Rocco Buttiglione ad essere uno dei vice di Gianfranco Fini. "Abbiamo fatto presente al Partito Democratico che la vicepresidenza della Camera è l'unica posizione per la quale abbiamo dimostrato un interesse, pensando che Di Pietro possa ricoprire questa carica in modo qualificato".

E se ci fosse veramente un accordo tra l'Unione di centro e il Partito Democratico come reagireste? "Non voglio entrare nel merito di qualcosa che non so se esista davvero, ne discuteremo insieme lunedì e poi vedremo. La candidatura di Di Pietro ci sembra assolutamente in linea con il modo super-partes con il quale ha svolto il ruolo di ministro. Non ha mai fatto alcuna distinzione dialogando con tutte le Amministrazioni, sia che fossero di destra o di sinistra". Avete altre richieste? Si è parlato di Beppe Giulietti alla guida della Comissione di Vigilanza Rai... "La nostra indicazione su Di Pietro è esclusiva, non abbiamo contemplato altre ipotesi, nemmeno questa. Quello che interessa all'Italia dei Valori è la vicepresidenza della Camera. Le altre indiscrezioni che sono uscite in questi giorni non corrispondono alla nostra posizione".

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ESCLUSIVO/ Ecco il governo Berlusconi. Affaritaliani.it anticipa la lista dei ministri.
Tempi rapidi per la formazione del nuovo governo. Ormai ci siamo. Martedì 6 maggio inizieranno le consultazioni al Quirinale e già mercoledì il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, dovrebbe conferire l'incarico al premier in pectore Silvio Berlusconi. Per la lista dei ministri e il giuramento bisognerà poi attendere pochissime ore, probabilmente venerdì o al più tardi sabato della prossima settimana. Ma dopo il Primo Maggio di lavoro per il leader del Popolo della Libertà, la squadra dell'esecutivo di Centrodestra è praticamente pronta. Manca soltanto qualche aggiustamento.

Affaritaliani.it è in grado di rivelare l'ultima bozza nelle mani del Cavaliere, in base a fonti del Pdl di altissimo livello e vicinissime a Berlusconi. Confermata la pattuglia di leghisti. Con Umberto Bossi la 'quadra' è stata trovata. Roberto Maroni ministro dell'Interno e Luca Zaia all'Agricoltura, sono i due dicasteri con portafoglio che spettano al Carroccio. Poi lo stesso Senatùr ricoprirà il ruolo di responsabile delle Riforme mentre Roberto Calderoli sarà ministro per l'Attuazione del Programma di governo. Confermata l'assenza di vicepremier, con Gianni Letta, fedelissimo del numero uno del Popolo della Libertà, che tornerà ad occupare la poltrona di sottosegretario alla Presidenza del Consiglio.

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Il Pd e la guerra dei dinosauri.
Di Leo Sansone

La pellicola della guerra dei dioscuri è pronta. Il film dello scontro fra Walter Veltroni e Massimo D'Alema si ripete. Le due giovani promesse del Pci di Enrico Berlinguer su una sola cosa concordano: il Pd ha subito "una grave sconfitta elettorale". Su tutto il resto, sugli errori commessi e su come rimediare, è invece scontro a tutto campo.

Il segretario del Partito Democratico propone di anticipare il congresso? D'Alema lo stoppa: "Non mi risulta nessuna anticipazione del congresso. Non devo commentare una cosa che non c'è". Un nuovo segretario? Veltroni avverte: non lascio. E rilancia: "E' necessaria maggiore innovazione e più radicamento", la sconfitta sarebbe stata più grande "se avessimo corso con la sinistra radicale". D'Alema incalza: "Serve una discussione seria che non riguardi solo il gruppo dirigente, ma coinvolga il territorio sulla grave sconfitta elettorale e soprattutto sul radicamento del partito". Niente male, siamo solo all'inizio.

Sembra ripetersi lo scontro dei dioscuri D'Alema-Veltroni del lontano 1994. Allora c'era il Pds fondato da Achille Occhetto sulle ceneri del Pci. L'ideatore della "meravigliosa macchina da guerra" fu battuto alle elezioni dall'esordiente Silvio Berlusconi, così Occhetto fu costretto alle dimissioni. I dioscuri, in grande sintonia fino a quel momento, si divisero. La segretaria del Pds fu contesa fra Veltroni e D'Alema: il primo vinse la consultazione di base, ma il secondo prevalse nel consiglio generale e fu eletto segretario. Esattamente 14 anni fa, un'era politica lontana. La Prima Repubblica era stata appena cancellata e Romano Prodi era noto solo agli addetti ai lavori come presidente dell'Iri ed ex ministro dell'Industria Dc.

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Sinistra europea, specie in estinzione.
Dispersa, ridotta ai minimi termini, umiliata. La sinistra del Vecchio Continente non c'è più. O quasi. Il voto locale in Gran Bretagna ha relegato il mitico Labour Party al terzo posto, addirittura dietro i Lib-Dem. Una rivoluzione. Che segue la sconfitta in Italia del Partito Democratico (con la cancellazione dal Parlamento dell'Arcobaleno), la debacle francese dei socialisti guidati dalla Royal e la crisi profonda dei socialdemocratici tedeschi.

Nell'Europa tradizionale, quella che conta sul piano geopolitico, per la sinistra rimane solo l'isola felice della Spagna. Dove il premier Zapatero è riuscito a farsi rieleggere grazie ai successi economici e all'innovazione sociale. Ci sono poi le democrazie scandinave (dove i socialisti resistono), che però hanno un sistema diverso rispetto al nostro. Nient'altro. Il resto è notte fonda. La mitica ricetta laburista di Blair, sostituito dal grigio e spento Gordon Brown, è ormai tramontata. Un lontano ricordo.

La globalizzazione avanza spedita, con tanto di invasione delle merci a basso costo dall'Asia e di pressione sempre più forte di immigrati dall'Africa e dagli ex satelitti sovietici. In questo contesto la sinistra appare incapace di fornire risposte efficaci, di adeguarsi al nuovo corso internazionale. Ostaggio dei vecchi schemi del passato, ferma a un sistema di welfare ormai insostenibile. Il fondo al tunnel non c'è nemmeno la luce. L'esempio spagnolo non si può esportare, troppo particolare. E così i leader socialisti cercano disperamente di uscire dall'empasse. Si agitano confusi, privi delle vecchie bussole e folgorati dalla velocità con cui conservatori e liberali riescono a rinnovarsi. Urge disperatamente una scossa.

Editore LVDT ha detto...

Prodi dice addio attaccando il Pd.
da Roma

È il suo ultimo discorso da premier, e Romano Prodi lo sottolinea: «In settimana ci sarà un nuovo governo, e qui io chiudo questa non lunga ma intensa esperienza politica».
L’occasione gliela hanno offerta i Radicali di Marco Pannella, e non è un caso che il presidente del Consiglio abbia deciso di andare proprio da loro, all’Assemblea «dei Mille» post-elettorale di Chianciano, per celebrare il suo addio. «Siete stati i miei ultimi giapponesi, come dice Marco, e di questo vi ringrazio», li ha salutati, godendosi gli applausi calorosi e nostalgici della platea. Emma Bonino è stata uno dei suoi ministri preferiti, per il «sostegno forte e leale» che ha sempre dato al governo, e per il «senso di coscienza e di consapevolezza che ha sempre avuto, interpretando in modo corretto il suo ruolo e rinunciando alle visibilità di bandiera». Cosa che «avrebbe dovuto essere comune a tutti, nel governo», ma così non è stato. Ed è una delle frecciate postume che Prodi si lascia sfuggire, nei confronti della sua ex maggioranza e della sua ex creatura, il Pd.
L’intervento di addio è denso di rivendicazioni orgogliose, di critiche al centrodestra che «ha coltivato la paura per ragioni elettorali», e di rimproveri velati alla «nuova leva» Pd che ora deve raccogliere la sua «impegnativa eredità morale». «È raro - sottolinea - vincere le elezioni con un avversario che ha una organizzazione di massmedia formidabile e senza confronti in tutti gli altri Paesi occidentali. E io le ho vinte due volte», a differenza di Veltroni che le ha perse. Per colpa del suo governo? «Io - dice Prodi - ho avuto il coraggio dell’impopolarità», prendendo misure che «hanno salvato questo Paese, che era lo zimbello della Ue, e risanato davvero l’economia». Così deve fare «un leader», dice, senza «correre dietro» al «nuovismo ad ogni costo» o al «messaggio quotidiano», ma badando ai «contenuti etici» della sua politica. Non fa mai il nome di Veltroni, Prodi, non dà valutazioni sul risultato elettorale del Pd né cita la sconfitta di Roma. Ma critica implicita è chiara, sia alla decisione di correre da soli mandando in soffitta l’Unione (perché il «suo» progetto di Ulivo era diverso, e puntava a «tenere insieme le tante culture del centrosinistra, in una grande convergenza») sia ai contenuti della sfida del Pd a Berlusconi: «Son state derise le 281 pagine del mio programma, ma dietro c’era un lavoro di affiatamento e condivisione. Fare una campagna politica per dire che i programmi non contano nulla è un grosso passo indietro

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28 aprile 2008 - 12:00
Trombati di lusso


Hanno perso le elezioni ma riceveranno vitalizi e liquidazioni da favola

Interessante copertina quella dell'ultimo numero di Panorama. Già dal titolo e dalle immagini (Trombati & Rimborsati e sullo sfondo a tutta pagina le foto di Pecoraro Scanio, Bertinotti e De Mita) lasciano presagire che sfogliando il settimanale arriveranno solo nuovi crampi allo stomaco e parecchie smorfie di indignazione. Angela Bianchi e Laura Maragnani hanno infatti compilato una lista di tutti i perdenti di queste ultime elezioni scoprendo che potranno usufruire di una vecchia norma risalente agli anni '80: con 20 anni di contributi, prescindere dall'età, potranno infatti ricevere una "dignitosa" pensione. L'importante è essere stati eletti prima del 2001. Come dire: trombati sì, ma col portafoglio bello gonfio.

Alcuni esempi? Fausto Bertinotti (Sinistra Arcobaleno)riceverà 7mila 959 euro lordi al mese, Alfonso Pecoraio Scanio (Sinistra Arcobaleno) 8mila 836, Antonio Martusciello (FI), il più giovane ex parlamentare e futuro pensionato dello Stato, 7mila 959, Ciriaco De Mita (Rosa bianca), Paolo Cirino Pomicino (DC) e 9mila363,

Senza considerare poi le liquidazioni che intascheranno: Clemente Mastella (Udeur) prenderà 307mila e 328 euro, Alfredo Biondi (FI) 278mila 516, Luciano Violante (Pd) 271mila 527, Angelo Sanza (Udc) 337mila 068 eurini.

Cosa dire, poi, sui contributi per gli autonomi? Su Destradipopolo.net si legge: «C'è poi chi parla sempre di "legalità", fa lo sponsor ai "grillini", rappresenta il disinteresse impersonificato...si è alleato con Pd per i "programmi" ricordate? Parliamo di Antonio Di Pietro, ovvio: era talmente disinteressato il suo "matrimonio" con il Pd che, una volta eletti i propri parlamentari, l'Idv fa gruppo a parte, venendo meno a un impegno di "unità"...Vi arrovellate sulle profonde motivazioni politiche o programmatiche che lo hanno portano a tale scelta? Non perdete il sonno: sapete quanto prenderà come Gruppo autonomo, tra finanziamento pubblico e contributi del Parlamento, il buon Di Pietro? La bellezza di 25 milioni di euro, ovvero 50 miliardi di vecchie lire... tra un po' qualcosa ci dice che toccherà ai Radicali... stanno facendo giusto due conti se gli conviene o meno».

Fortuna che si tratta di un privilegio che sta piano paiano scomparendo. Dal 2001, infatti, le regole stanno un po' cambiando: se prima il vitalizio scattava a 60 anni d'età se si aveva alle spalle una legislatura, a 55 con due legislature e 50 con tre e a qualsiasi età con 20 anni di contributi (da sottolineare: gli anni mancanti si possono anche riscattare rateizzando la cifra da pagare), per gli eletti dopo il 2001 il vitalizio scatterà a 65 anni con un legislatura, a 60 anni con due legislature e chi sarà eletto a partire dal 2006 non potrà più riscattare i contributi se la legislatura dura meno di 30 mesi (e chissà se questo termine temporale è stato calcolato sulla base della durata media dei nostri governi). Infine per gli eletti dal 2008 oltre ed essere stato eliminato il riscatto dei contributi la legge prevede che il vitalizio verrà calcolato in base agli anni effettivi di mandato e non è cumulabile con altri incarichi pubblici assunti dopo il 1 gennaio 2008. Cioè: le modifiche nel 2007 sono state introdotte, ma per quelli che verranno!

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Governo/ Borghezio (Lega Nord) ad Affaritaliani.it: federalismo solo il primo passo verso l'indipendenza della Padani.
Repulisti e pulizia degli immigrati clandestini. Federalismo come primo passo verso l'indipendenza della Padania, che rimane l'obiettivo. L'eurodeputato leghista Mario Borghezio, rappresentante degli uomori della base del Carroccio, parla a tutto campo con Affaritaliani.it. Rischiate di 'romanizzarvi' con il Viminale a Maroni? "E' già stato ministro dell'Interno e lo ha fatto benissimo, non si è romanizzato allora e non accadrà neanche adesso. Siamo in una situazione che ha ancora più bisogno rispetto al '94 di un leghista al Viminale... quindi ben venga".

Sui primi provvedimenti l'esponente 'padano' non ha dubbi. "Per quanto riguarda i comunitari, mettere mano al Trattato di Schengen e utilizzare tutti gli strumenti che sono consentiti per chiudere le porta all'entrata degli indesiderati. Bisogna dare un segnale positivo. Per il nostro Paese l'immigrazione è una cosa seria e va affrontata con leggi giuste ma anche severe. C'è una grossissima emergenza rumeni che va affrontata. Perciò ci vuole un ministro che studi a fondo la situazione, che abbia le idee chiare e che utilizzi tutte le possibilità. Avendo le carte in regola, perché l'Italia è sempre stata più che umanitaria, dobbiamo mettere dei paletti"

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Sinistra in crisi/ Marco Rizzo (Pdci) ad Affaritaliani.it: Vendola poeta del nulla. Bertinotti? E' ciò che la sinistra non deve essere..
Spara a zero su Bertinotti e Vendola. Critica Ferrero e Diliberto. L'eurodeputato dei Comunisti Italiani Marco Rizzo spiega ad Affaritaliani.it la sua ricetta per far ripartire la sinistra radicale dopo la batosta elettorale del 13-14 aprile. "Bisogna cominciare a fare quello che si dice, perché per tanti anni si sono dette delle cose e poi i comportamenti sono stati oppostiOvvero?
"Negli ultimi cinque anni i lavoratori precari-pacifisti, i giovani di Genova, le popolazioni della Val di Susa e di Vicenza... si sono tutti sentiti traditi e abbandonati. Eppure di segnali ne erano arrivati".

Ad esempio?
"Quei fischi ai sindacalisti di Mirafiori erano il sintomo di una classe operaia che non si sentiva più rappresentata da una sinistra che tanto diceva e che nulla faceva".

Poi?
"Ricordiamo il 9 giugno, la visita di Bush in Italia, quando i quartieri generali della sinistra si sono trovati in una piazza deserta mentre la nostra gente, oltre centomila persone, manifestava contro Bush. Tutto perché quel ceto politico doveva essere subalterno al governismo. L'ultimo grande segnale è arrivato dalla manifestazione del 20 ottobre, con un milione di comunisti in piazza per chiedere ai loro partiti di giocare un ruolo decisivo nella battaglia sui pessimi protocolli su pensione e welfare. Anche in quell'occasione c'è stato un tradimento e una corresponsabilità

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ESCLUSIVO/ Ecco il governo Berlusconi. Affaritaliani.it anticipa la lista dei ministri.
Silvio Berlusconi non ha alcuna intenzione di cedere al diktat di Alleanza Nazionale. O meglio, dell'ex corrente di Via della Scrofa che fa capo al neo-sindaco di Roma, la Destra Sociale. Gianni Alemanno, forte della conquista del Campidoglio, ha rivendicato per An il dicastero del Welfare, da lui stesso occupato nel caso in cui avesse perso la sfida contro Francesco Rutelli. Ma il tempo ormai stringe e il Cavaliere non può permettersi un'estenuante tira e molla. E così - secondo quanto risulta ad Affaritaliani.it - si profila un compromesso. Il ministero del Lavoro andrà a un esponente di Forza Italia, Maurizio Sacconi (già vice di Roberto Maroni nella legislatura 2001-2006) o Elio Vito (ex capogruppo azzurro a Montecitorio).

Mentre il partito di Gianfranco Fini verrà 'ricompensato' con la Giustizia. Salvo colpi di scena, il prossimo Guardasigilli sarà Alfredo Mantovano, uomo molto vicino proprio al sindaco della capitale. Mantovano, nato a Lecce il 14 gennaio 1958, è laureato in Giurisprudenza all'Università La Sapienza di Roma e soprattutto è un ex magistrato. Dal 1985 fino al 1996, anno del suo primo ingresso alla Camera, ha svolto i ruoli di pretore, pubblico ministero e giudice in numerosi tribunali pugliesi. Una carriera che potrebbe consentirgli un sostanziale via libera da parte dell'Anm, che, al contrario, nei giorni scorsi aveva fortemente osteggiato l'ipotesi di Vito ministro della Giustizia.

Sistemate le caselle del Welfare e del Guardasigilli, la squadra di governo è praticamente pronta. Confermata la pattuglia di leghisti. Con Umberto Bossi la 'quadra' è stata trovata. Roberto Maroni ministro dell'Interno e Luca Zaia all'Agricoltura, sono i due dicasteri con portafoglio che spettano al Carroccio. Poi lo stesso Senatùr ricoprirà il ruolo di responsabile delle Riforme mentre Roberto Calderoli sarà ministro per l'Attuazione del Programma di governo. Confermata l'assenza di vicepremier, con Gianni Letta, fedelissimo del numero uno del Popolo della Libertà, che tornerà ad occupare la poltrona di sottosegretario alla Presidenza del Consiglio.

Sicuri da giorni Giulio Tremonti all'Economia, Franco Frattini agli Esteri (più Commercio Ue) e Ignazio La Russa alla Difesa. Un altro dicastero di peso per Alleanza Nazionale sono le Infrastrutture-Trasporti, dove andrà Altero Matteoli, con il leghista Roberto Castelli vice. Ma attenzione, perché, molto probabilmente, almeno nella prima fase, il ministero della Salute finirà all'interno delle Infrastrutture, con responsabile un tecnico, il professor Corgneti, anche lui di area An.

La pattuglia femminile inizia con l'azzurra Mariastella Gelmini, coordinatrice lombarda di Forza Italia, all'Istruzione. Sandro Bondi, che ha lasciato il ruolo nel partito, occuperà la poltrona dei Beni Culturali. Un'altra donna all'Ambiente, quasi certamente Michela Vittoria Brambilla, presidente dei Circoli della Libertà. A Forza Italia anche le Attività Produttive con Claudio Scajola. Per completare la lista ci sono poi gli altri ministri senza portafoglio (oltre Bossi e Calderoli). Stefania Prestigiacomo alle Pari Opportunità, Paolo Bonaiuti ai Rapporti con il Parlamento e Raffaele Fitto agli Affari Regionali.

Restano fuori dal consiglio dei ministri i rappresentanti dei piccoli partiti che hanno aderito al Pdl, ecco perché Berlusconi ha dichiarato di essere stato costretto a dire "molti no dolorosi". Comunque per Gianfranco Rotondi (Dca), Alessandra Mussolini (Azione Sociale) e Raffaele Lombardo (Mpa) ci saranno incarichi di viceministro o sottosegretario. Dall'ultima bozza non compare Mara Carfagna; a lungo indicata come ministro, prima della Famiglia poi addirittura del Welfare, dovrebbe restare fuori dalla compagine governativa.

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Notizie - Toscana...
Nuovo decreto fa sì che le cure termali assumano pari dignità rispetto ad altri tipi di prestazioni..,
Nuovo decreto fa sì che le cure termali assumano pari dignità rispetto ad altri tipi di prestazioni07-05-2008 CURE TERMALI | Con Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, firmato il 23 aprile scorso, il governo Prodi ha introdotto il riordino dei Livelli essenziali di assistenza erogati dal Servizio nazionale, allargando l'attuale elenco di prestazioni e servizi. Per la prima volta le cure termali sono state inserite nei Lea dando loro pari dignità rispetto ad altri tipi di prestazioni.

"Un risultato importante per tutto il settore termale - commenta il deputato del Partito Democratico, Franco Ceccuzzi - che andrà anche a beneficio delle Terme di Chianciano. Grazie ai risultati della ricerca condotta dal Professor Antonio Fraioli, direttore della Scuola di Specializzazione in Idrologia Medica dell'Università degli Studi "La Sapienza" di Roma, le Terme di Chianciano sono state accreditate anche per la cura delle malattie reumatiche, in particolare l'osteoartrosi, che rientra tra le patologie inserite nei Lea".

"Nei prossimi mesi - spiega Ceccuzzi - la mia battaglia all'opposizione si focalizzerà sulla legge sul termalismo n. 323 del 2000. L' incontro con il professor Fraioli - sottolinea il deputato del Pd - unisce il lavoro parlamentare con le competenze mediche e scientifiche, necessarie a dimostrare la validità delle cure termali. Grazie a questa valutazione medica, inoltre, potremo lavorare per accreditare un numero sempre maggiore di patologie curabili attraverso le acque termali. Si possono, così, riunire valori e obiettivi che vanno dal diritto alla salute al benessere fisico, dallo sviluppo delle cittadine termali a quelle di un settore che, pur vivendo momenti di crisi, ha ancora tante potenzialità inespresse".

"Le acque termali di Chianciano - spiega il Professor Antonio Fraioli - e mi riferisco all'Acqua Santa e all'Acqua Fucoli, sono conosciute per la loro efficacia nella cura delle patologie che interessano il fegato, le vie biliari e l'apparato digerente. Fermo restando che l'identikit delle Terme di Chianciano in Italia e nel mondo rimane quello legato a queste patologie, dal 2007 le Terme sono state accreditate anche per la cure delle malattie reumatiche, in particolare l'osteoartrosi. Si tratta di un risultato importante per le Terme, che arriva dopo una ricerca finanziata dalla Fondazione Mps, su commissione della Fondazione Terme di Chianciano, e condotta per approfondire ulteriormente la cura di alcune patologie".

"E' bene sottolineare - spiega ancora il Professor Fraioli - che non c'è una sola acqua termale efficace per qualsiasi tipo di patologia, ma che Chianciano presenta più fonti d'acqua termale con caratteristiche diverse. Attualmente, stiamo portando avanti un'ulteriore ricerca, finanziata ancora dalla Fondazione Mps, per approfondire maggiormente gli effetti terapici dell'Acqua Sillene, impiegata nella fangoterapia anche su altre patologie. Abbiamo, infatti, proposto l'equiparazione dell'Acqua Sillene, un'acqua solfato-bicarbonato-calcica, ad altre acque termali dalle analoghe caratteristiche che già erano state accreditate nella cura dell'artrosi attraverso bagni e fanghi".

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Governo/ Accordo Berlusconi-Alleanza Nazionale..,
Sulla formazione del governo "i nodi si stanno sciogliendo". Lo annuncia ad Affaritaliani.itIgnazio La Russa, reggente in pectore di Alleanza Nazionale. Che spiega: "C'erano ancora alcuni nodi e non c'è mai stato un clima di aut aut, ma sempre un sereno ragionamento politico con il presidente Berlusconi. Si sta arrivando alla conclusione. Non tocca a me dire che si sono sciolti definitivamente, ma posso dire che gli ultimi nodi si stanno sciogliendo. Il clima è più sereno". Altre fonti del Popolo della Libertà spiegano ad Affaritaliani.it che poi ci sarà un ulteriore approfondimento tra Alleanza Nazionale e Berlusconi sui sottosegretari. Quanto ai ministri, la soluzione è quella di due con portafoglio, due senza e tre vice di 'peso' per An

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Russia, è iniziato il dopo-Putin/ Dimitry Medvedev è presidente: "Rafforzare il nostro ruolo nella società civile mondiale".,

Ha giurato sulla Costituzione il nuovo presidente della Federazione russa Dmitri Medvedev, nella sala del trono del Grande Palazzo del Cremlino. Medvedev è ora il terzo capo di stato, dopo Boris Eltsin e Vladimir Putin. Il giuramento - dinnanzi a Valerij Zorkin, presidente della Corte Costituzionale - coincide con la quinta cerimonia di insediamento in Russia ed è avvenuto in base a un rigido cerimoniale, in una cornice di grande solennità. Il neo-presidente russo Dmitri Medvedev ha poi nominato il suo predecessore Vladimir Putin alla carica di primo ministro. La nomina di Putin è stata sottoposta alla Duma di Stato, che dovrà confermarla.

Il giuramento di Medvedev


"Il peso della responsabilità è stato trasferito sulle mie spalle" ha detto Medvedev, con un chiaro riferimento a quello stesso "peso" di cui Putin ha parlato più volte nel corso di questi anni. "Lavorerò con tutte le mie forze", ha promesso il nuovo presidente russo, impegnandosi a "rafforzare il ruolo della Russia nella società civile mondiale". Ammettendo - senza rinunciare ai toni dell'ufficialità - l'emozione del momento - Medvedev ha continuato: "farò di tutto perchè la sicurezza non sia soltanto garantita per legge, ma anche realizzata". E ancora: "la Russia è la mia patria e la mia terra natale

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IL GOVERNO BERLUSCONI ED IL GOVERNO OMBRA

IL GOVERNO BERLUSCONI ED IL GOVERNO OMBRA. Il governo pi� veloce della storia in linea con la parit� di genere rispetto ai precedenti. Due donne ministro con portafoglio di Gucci e due senza. Quattro su ventuno, sei su venticinque per Prodi. In Spagna Zapatero ne ha nominate nove su diciassette. Zapatero � cattivissimo e non si occupa di parit� di genere.

Siamo passati da Mastella ad Angelino Alfano. In Sicilia ha appena fatto commissionare un sondaggio che ha dato esiti incredibili. Pare, secondo quanto riportato da La Stampa che il 70% dei siciliani vorrebbe invitarlo a cena. Pare che, secondo un altro sondaggio, il 70% dei magistrati non vorrebbe invitarlo a cena. Temo che tra qualche mese la percentuale salir� alquanto. Manca un ministero della Televisione e la Brambilla esclusa grida vendetta: almeno una manifestazione di solidariet�??.

Tremonti all'economia ogni condono si porta via. La Russa e Scajola mi inquietano nei rispettivi ruoli. Sandro Bondi, per via delle poesie dedicate a Cicchitto avrebbe meritato la Pubblica Istruzione. Sar� Maria Stella Gelmini a riscrivere la storia per gli insegnanti. Memo: la scuola pubblica cade a pezzi ma noi finanziamo quella privata. Sacconi al Welfare: c'� gi� chi rimpiange Maroni che al confronto � un Cobas...

Il ministero della delegificazione a Calderoli. O della semplificazione. Il ministero della semplificazione � immaginifico. Se Calderoli semplifica il sistema leggi come � riuscito con la riforma elettorale...

Lucio Stanca era dipinto come il novello Bill Gates, anzi forse pi� geniale. E' out. La Carfagna alle pari opportunit� mi inquieta tris. Era meglio alle politiche giovanilistiche in vece della Meloni che era meglio alle pari opportunit�. L'attuazione del programma. Non capisco questo ministero. Il programma non dovrebbe attuarlo il premier. Il ministro dell'attuazione del programma che fa il controller del premier?

Frattanto Veltroni, missing, dovrebbe nominare il governo ombra. Non do suggerimenti sui nominativi. L'idea � meravigliosa e la destracentro dovrebbe copiarla una volta che il centrocentrocentrocentrosinistra fosse al governo. Sarebbe interessante se gli ambi governi ombra nominassero ministro un numero considerevole di donne. Tanto � finzione ed una volta al governo gli ambi riprenderebbero la prassi abituale. Sarebbe meraviglioso se gli ambi aprissero il governo ombra alla societ� civile che tanto invocano.�E' finzione e tanto gli ambi una volta al governo riprenderebbero la prassi abituale. Sarebbe sorprendente se il governo ombra degli ambi si occupasse dei precari, dei treni per i pendolari che non corrono ma le mozzarelle si, della povert�, delle morti bianche, della violenza contro le donne. Tanto gli ambi una volta al governo riprenderebbero la prassi abituale.

Sarebbe incredibile se gli ambi ministri dei governi ombra si tagliassero lo stipendio. Tanto � finzione ed una volta......E' il governo ombra degli ambi che ci dar�l'idea di essere un paese sostanzialmente civile.

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Il governo ha giurato al Colle. Le curiosità. Retroscena: ecco tutti i viceministri.,
Presentata la squadra di governo, tocca ai viceministri e ai sottosegretari. Secondo quanto Affaritaliani.it ha appreso dai massimi vertici del Popolo della Libertà (fonte vicinissima al presidente del Consiglio), l'esecutivo, che complessivamente non può superare i sessanta membri, avrà dieci viceministri e 29 sottosegretari. I numeri due saranno cinque di Forza Italia, tre di Alleanza Nazionale, uno della Lega Nord e uno del Movimento dell'Autonomia di Raffaele Lombardo.

Tra gli azzurri Michela Vittoria Brambilla, presidente dei Circoli della Libertà, non andrà alla Salute, come invece aveva lasciato intendere Silvio Berlusconi dopo la presentazione della lista al Quirinale. Una poltrona da vice anche per Paolo Romani (Comunicazione), una per il responsabile economico di Forza Italia Guido Crosetto e una per Mario Mantovani, laureato in lingue e letterature straniere, che probabilmente andrà alla Difesa o agli Esteri. Il quinto nome non è stato ancora scelto.

Per Alleanza Nazionale ci saranno Mario Landolfi, Alfredo Mantovano (quasi certamente all'Interno) e Adolfo Urso (Economia). Il viceministro del Carroccio sarà Roberto Castelli alle Infrastrutture, mentre per l'Mpa Giovanni Pistorio. Tra i sottosegretari cinque saranno alla presidenza del Consiglio. Oltre ovviamente a Gianni Letta, che avrà il ruolo principale come numero due del Cavaliere, ci saranno Paolo Bonaiuti (delega all'Editoria), l'ex Udc Carlo Giovanardi, Rocco Crimi (il tesoriere di Forza Italia) e Gianfranco Miccichè (delega al Mezzogiorno).

Tra gli altri 24 sottosegretari, otto o nove di Alleanza Nazionale (Alberto Giorgetti in Via XX Settembre al fianco di Tremonti) e cinque della Lega (tra cui Daniele Molgora all'Economia). Per gli azzurri sicuro Luigi Casero, mentre i piccoli partiti che hanno aderito al Popolo della Libertà avranno un rappresentante.

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Quale ministro del governo guidato da Silvio Berlusconi ti ispira maggiore fiducia? VOTA.,
Dodici ministri con portafoglio e nove senza. Quattro a testa per An e per la Lega. 12 di Forza Italia e 1 della Dca. Quattro le donne. Un governo, il Berlusconi IV, sotto il segno del lombardo-veneto. Sono dieci i componenti che provengono dalle due regioni: sette dalla Lombardia e tre dal Veneto. L'esecutivo ha un'età media di 52,48 anni. I ministri debuttanti sono nove.

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Governo/ Le interviste ai ministri - Rotondi (Attuazione del Programma) ad Affaritaliani.it: non escludo rimpasti. La Russa (Difesa): le spese militari non vanno aumentate tout court. Vito: minor ricorso alla fiducia e meno decreti leggi.,
Rimpasti? Cambi nella squadra di governo? Non sono affatto esclusi. La previsione è del neo-ministro Gianfranco Rotondi (Attuazione del Programma), intervistato da Affaritaliani.it. "Berlusconi è il sindaco d'Italia a tutti gli effetti e ha scelto i collaboratori che in questa fase ritiene più adatti a portare avanti il programma. Può darsi che sarà come nell'altra esperienza e voglia mantenere la stessa squadra ma è anche possibile che in corso d'opera si privi di alcune professionalità. Dobbiamo essere tutti consapevoli che facciamo parte di una giunta e quindi dobbiamo essere pronti a passi avanti ma anche indietro, in base ai nostri meriti, alle nostre responsabilità e a ciò che faremo".

Il segretario della Dca spiega: "Sono il ministro garante dell'attuazione del programma e quindi dipendo dagli altri ministri. Sarà il presidente Berlusconi a indicare nei gesti e negli atti le priorità e noi abbiamo un dovere di collegialità per cui è giusto che questa prima fase sia del tutto nelle mani del premier, con tutti noi in funzione di collaboratori. Il programma sarà da me sorvegliato con tutta l'attitudine che ho a essere un amichevole rompiscatole, come Berlusconi sa bene". Il suo ruolo? "Una figura che corrisponde a un'innovazione legislativa. Il programma depositato prima delle elezioni è dotato di una sacralità che richiede un gran sacerdote; eccomi qua, sono il gran sacerdote del rispetto della volontà degli elettori".

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Misure anti-immigrati nel primo Cdm. Maroni: si riparte dalla Bossi-Fini.,
"Siamo impegnati per preparare un 'pacchetto-sicurezza' da presentare al primo consiglio dei ministri". Lo afferma Roberto Maroni, neo ministro
dell'Interno, in un'intervista a 'La Padania, spiegando di aver fissato per "martedì una riunione con i ministri degli Esteri, della Difesa e della Giustizia". In quell'occasione, prosegue, "metteremo a punto una serie di provvedimenti da portare al Consiglio dei ministri che si terrà a Napoli". Il ministro leghista spiega, quindi, che al primo Cdm arriverà con un testo pronto: "Certo. Da qui a martedì lavorero al ministero per mettere a punto le proposte. Martedì
pomeriggio, finito l'intervento di Berlusconi alla Camera, faremo una riunione a Palazzo Chigi con i colleghi ministri. E credo proprio che saremo pronti con il testo da portare al primo Cdm".

Roberto Maroni
Maroni aggiunge: "Ho chiesto la disponibilità ad alcuni colleghi perché preferisco non predisporre un testo da solo. Credo sia opportuno coinvolgerli fin da subito e ognuno per le proprie competenze. In questo modo - sostiene - avremo una visione chiara dei problemi e una soluzione che abbraccia tutti i campi interessati". I tempi, assicura, saranno "molto brevi" anche perché "non partiamo da zero - dice - ci sono già le proposte avanzate dalla Lega e dallo stesso Pdl nella scorsa legislatura". Martedì, conclude Maroni, "si riparte dalla Bossi-Fini che resta una legge quadro indispensabile per garantire la sicurezza del nostro paese. Non si scappa".

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Governo ombra/ Pd: molti big ma anche facce nuove. Fassino dentro, Fioroni fuori...,
Molti big ma anche facce nuove. Walter Veltroni ha presentato a Roma il governo ombra del Partito Democratico riuscendo ad accontentare un po' tutte le anime del Pd. Assenti come previsto Massimo D'Alema, Arturo Parisi e Beppe Fioroni.

Questa la lista dei ministri del Governo ombra del Pd, presieduto dal segretario del partito Walter Veltroni: Piero Fassino (Esteri), Marco Minniti (Interno), Lanfranco Tenaglia (Giustizia), Pier Luigi Bersani (Economia), Maria Pia Garavaglia (Istruzione), Matteo Colaninno (Sviluppo Economico), Enrico Letta (Welfare), Roberta Pinotti (Difesa), Alfonso Andria (Politiche Agricole), Ermete Realacci (Ambiente), Andrea Martella (Infrastrutture e Trasporti), Vincenzo Cerami (Beni e Attivita' Culturali), Giovanna Melandri (Comunicazione), Sergio Chiamparino (Riforme), Mariangela Bastico (Rapporti con le Regioni), Linda Lanzillotta (Pubblica Amministrazione e Innovazione), Vittoria Franco (Pari Opportinita'), Beatrice Magnolfi (Semplificazione normativa), Maria Paola Merloni (Politiche Comunitarie), Michele Ventura (Attuazione del Programma), Pina Picierno (Politiche Giovanili). Fanno parte del governo ombra anche il vicesegretario del Pd Dario Franceschini, i capigruppo alla Camera e al Senato Antonello Soro e Anna Finocchiaro, Enrico Morando e Riccardo Franco Levi, che svolgono le funzioni rispettivamente di coordinatore e portavoce.

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Governo/ Alessandra Mussolini ad Affaritaliani.it: voglio un sottosegretario.,
"Ho chiesto un riconoscimento nel governo per Franco Cardiello, avvocato-penalista e coordinatore nazionale di Azione Sociale, e quindi anche per il mio partito. Tra l'altro Cardiello è il primo dei non eletti in Campania al Senato". Alessandra Mussolini, leader di As e membro del Popolo della Libertà, annuncia ad Affaritaliani.it di aver domandato al premier Silvio Berlusconi almeno un sottosegretario nell'esecutivo. L'avvocato Cardiello alla Giustizia? "Certo, ma anche dove vogliono loro. Basta che ci sia un riconoscimento per noi. Possono pure scegliere loro dove: gli faccio questa grazia...".

Quanto alle quattro ministre donne la Mussolini spiega: "Non faccio commenti sui nomi, sono scelte che ha fatto il presidente Berlusconi e vanno bene a prescindere. Lavoreranno tutti bene. E poi mi sono stufata che si possano dare giudizi sulle donne e non sugli uomini. I ministri sono coesi e compatti, è una bella squadra unita. Ciò che ho da ridire non è sui nomi ma sul mancato coinvolgimento delle altre forze politiche".

Però Gianfranco Rotondi, segretario della Dca, è diventato ministro... "Lui ottiene sempre, si sa. Sono contenta per Rotondi, ci riesce sempre da buon democristiano. Lui va bene, ma anche per gli altri partiti del Pdl deve esserci un coinvolgimento. Non sono fiduciosa, però speriamo". L'esponente del Pdl aggiunge: E' una compagine governativa molto forte, sono compatti. Bene da questo punto di vista. Ma bisogna tener presente quello che chiedono le forze politiche che non vengono contemplate all'interno dell'esecutivo. Anche il movimento di Raffaele Lombardo (Mpa, ndr) è rimasto fuori eppure alle elezioni ha avuto un ruolo molto importante. Si deve dar voce, corpo e visibilità anche agli altri partiti e non solamente a Forza Italia, Lega e Alleanza Nazionale".

"Non do voti al governo", continua la Mussolini. E le priorità? "Sono già nel programma. Il tema della sicurezza. Poi il primo consiglio dei ministri si terrà a Napoli, quindi bene. Sono punti che abbiamo sottoscritto tutti e seguiremo con attenzione. Fermo restando, però, che per quanto mi riguarda si possono fare benissimo progetti di legge come deputato semplice, l'ho sempre fatto perciò continuerò. Ci saranno proposte che inizierò a fare non appena il lavoro dell'Aula e delle commissioni sarà cominciato. C'è tanto da fare soprattutto sul diritto di famiglia. La mia prima proposta sarà proprio su questo argomento. Il mio interesse è sempre stato su infanzia e donne, voglio iniziare da questo".

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Barbara Mannucci, la bionda del Cavaliere tra lodi e critiche. E a Porta a Porta..,
Tra lodi e critiche, sta diventando un caso sul web la giovane neoeletta Barbara Mannucci, la bionda ventiseienne che pochi giorni fa sedeva accanto al Cavaliere alla Camera. Mercoledì sera è stata ospite di Bruno Vespa a Porta a Porta. In quell'occasione la più giovane 'dama' del Popolo delle Libertà era impegnata a tener testa a due altrettanto giovani colleghe dello schieramento opposto, Marianna Madia e Pina Picerno, anche loro elette per la prima volta in Parlamento.

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Governo/ Mara Carfagna ad Affaritaliani.it: per la Bild sono la ministra più bella del mondo? Non mi interessa. E sui sandali...,
"Non mi occupo di quello che dice la Bild, sinceramente. Sono concentrata sul lavoro che mi spetta". La neo-ministro alle Pari Opportunità, Mara Carfagna, interpellata da Affaritaliani.it, replica così alla prima pagina del popolare quotidiano tedesco, che l'ha definita 'la ministra più bella del mondo'. Seria e rigorosa, la Carfagna commenta anche le critiche che da più parti le sono arrivate per quei sandali senza calze durante il giuramento al Quirinale. "Penso (accenno di risata) che ci siano cose ben più importanti a cui pensare...".

Uno stile sobrio quello scelte dalle neoministre in occasione del giuramento, niente gonne. Tutte in tailleur pantalone. Un scelta precisa, spiegano le croniste esperte di moda. La Prestigiacomo si affida al viola e sfida la sorte. Possibile che abbia osato così tanto, si chiedono gli esperti di moda? Ebbene sì. E non solo, seguendo lo stile Carla Bruni ha scelto anche lei le ballerine, troppe ore in piedi avrà pensato. Ma forse non ha valutato che le scarpe raso terra fanno male alla salute, come ha rivelato uno studio britannico.

La Carfagna sceglie il grigio. Perfetta se non fosse per i sandali. Quel alluce sporgente è agghiacciante, spiegano gli esperti. Un'occasione del genere richiedeva la scarpa chiusa. E la più giovane ministra? La Meloni ha indossato invece un completo grigio luccicante. "Buono per il quartiere dei Cesaroni, la Garbatella, dove è nata", commentano perfidi i cronisti. La Gelmini non osa e si affida a un gessato scuro e alla classica camicia, ma di seta. Impeccabile con le sue scarpe nere a punta (l'unica, le altre si sono affidate alla punta rotonda) e l'unica a sfoggiare una catenina al collo, oro giallo e la croce come ciondolo.

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Libano in fiamme/ Altri scontri, diversi morti..,
Sempre più drammatica la situazione a Beirut. Il bilancio provvisorio degli scontri avvenuti giovedì tra le milizie sciite di Hezbollah e i filogovernativi antisiriani è salito ulteriormente ad almeno 11 morti e una ventina di feriti. Venerdì mattina uomini armati fedeli al movimento sciita filo iraniano hanno imposto l'oscuramento dell'emittente televisiva libanese 'Future News' e del quotidiano 'al Mustaqbal' entrambi di proprietà del leader della maggioranza di governo anti-siriana, Saad Al Hariri, oltre alla radio al Sharq, l'Oriente. Dopo aver evacuato i giornalisti, uno dei quali è rimasto ferito, l'esercito ha preso il controllo degli edifici, ora deserti.

I miliziani armati sciiti hanno preso il controllo di gran parte di Beirut ovest, costringendo nella notte al ritiro le forze filogovernative. In città la situazione è molto tesa: l'attività del porto della capitale è stata sospesa "fino a nuovo ordine" e anche l'aeroporto rimane chiuso, così come l'autostrada per il valico di frontiera con la Siria a Mesnaa, nella valle orientale della Bekaa. I pochi negozi aperti sono presi d'assalto per assicurarsi rifornimenti di generi alimentari e di prima necessità. Un razzo ha colpito il muro di cinta della residenza di Saad Hariri a Koratyen, nella parte occidentale della città, senza però fare vittime.

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Alfano, Carfagna e Prestigiacomo. Ministri perché appartengono alla Casta..,

Ha giurato il Governo. Buon lavoro. Il paese ne ha bisogno. Li ho visti uscire sulle loro nuove auto blu da Palazzo Chigi, ogni tanto si intravedeva una cravatta verde.

Sarà un buon governo? A prescindere dal giudizio politico, ci sono le persone giuste al posto giusto? Ci sono competenze, professionalità, creatività?

Da qualche giorno i quotidiani vicini al neo premier hanno smesso di parlare di “Casta”, e quelli che questo tema lo hanno lanciato, pure. I casi della vita, tante volte.

Come potremmo invece definire il caso dell’invenzione del nuovo ministero della delegificazione, assegnato al ministro Calderoli, che nasce fatto su misura per un signore che doveva, obbligatoriamente, trovare posto nel tavolo rotondo di Palazzo Chigi? A prescindere dal ruolo. E come dobbiamo giudicare la scelta del collega On. Alfano al ministero della Giustizia? Certo Alfano è avvocato, ma questa qualifica non appare del tutto sufficiente a giustificare una simile scelta. E la ministra Prestigiacomo si è mai, nella sua vita, occupata di ambiente? E la ministra Carfagna di Pari Opportunità?

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Aspirina Coop/ Costa la metà. Ma la Bayer insiste: non è uguale. E intanto gli italiani preferiscono le medicine griffate..,
E' iniziata la gurra dell'Aspirina. Sta per debuttare infatti il primo farmaco a marchio Coop che ha lo stesso principio attivo dell'Aspirina e costa 2 euro meno della metà dei prodotti analoghi di marca. Sarà in commercio da metà maggio negli 80 corner 'Coopsalute' dei punti vendita della cooperativa, ma la Bayer non ci sta e sottolinea ad Affaritaliani.it che "non si tratta assolutamente di Aspirina".

Per il gigante farmaceutico, infatti, il farmaco antinfluenzale della catena di supermercati "non può essere considerato un 'clone' di Aspirina C, in quanto ne differisce per dosaggio di acido acetilsalicilico (400 mg Aspirina C, 330 mg farmaco Coop), dosaggio di acido ascorbico (240 mg Aspirina C, 200 mg farmaco Coop) e confezionamento primario (compresse in singolo blister Aspirina C, compresse in tubo per farmaco Coop).

In effetti, la stessa Coop spiega in una nota che il suo medicinale è assimilabile a un prodotto di marca molto diffuso quale il 'Vivin C', "un farmaco adatto a curare gli stati febbrili, le sindromi influenzali e da raffreddamento, mal di testa e denti, nevralgie, dolori mestruali, reumatici e muscolari". Diverso dall'Aspirina, quindi.

Ma nel frattempo l'iniziativa sta facendo tremare più di una casa farmaceutica, visto che Vincenzo Tassinari, presidente di Coop Italia, ha spiegato che questo è solo il primo farmaco da banco a debuttare e che esiste "un progetto industriale più grande in cui crediamo molto e che prevede l'arrivo sul mercato di altri 10 prodotti entro il 2009". All'Aspirina infatti seguiranno il principio attivo paracetamolo, lo stesso utilizzato per la tachipirina, e alcuni integratori multivitaminici.

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Tremonti: "Non c'è tesoretto". E su Alitalia, soluzione italiana..,
"Quello che posso escludere è che abbiamo un tesoretto". Così il neoministro dell'Economia Giulio Tremonti durante la registrazione del programma "In mezz'ora" di Lucia Annunziata. "L'andamento delle entrate - ha spiegato- non è buono basta guardare l'andamento dell'Iva sugli scambi interni, che è negativo". Tremonti ha precisato che "l'economia va male, e non perchè da gennaio è ripartita l'evasione". Il ministro rispondeva a una domanda sulla copertura per i prossimi provvedimenti del governo, relativi a Ici, detassazione straordinari e il decreto sulla sicurezza: "Non abbiamo ancora i testi scritti, siamo negli uffici da poche ore, quando avremo una base di ragionamento la presenteremo a chi di dovere".

Riguardo a una verifica dei conti del governo Prodi, Tremonti ha spiegato che "sui conti pubblici di un paese c'è il controllo assoluto, ormai ci sono molti occhi sopra. Noi chiederemo agli istituti nazionali e internazionali una valutazione aggiornata. Nei documenti europei c'è la parola rischio su tante voci, noi chiederemo di valutare i numeri di chiusura del 2007 e anche quelli in corso nel 2008. Purtroppo non sono buoni".

Giulio Tremonti
Tuttavia, ha aggiunto il ministro, le difficoltà economiche non dovranno ripercuotersi su chi percepisce redditi bassi. Alla domanda su chi tra gli italiani dovrà fare sacrifici ora, ha risposto: "Le banche e chi incassa la rendita petrolifera, certo non i poveri". "Qualche sacrificio devono iniziare a fare banche e petrolieri - ha spiegato - le banche dovranno pagare qualcosa in più di tasse se non faranno pagare meno i mutui alle famiglie". Mentre per quanto riguarda i petrolieri Tremonti ha spiegato che "prendono più soldi perché è aumentato il prezzo".

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Ora Berlusconi faccia riforme, non manutenzione..,
Eh no, cosi non vale. Leggo le dichiarazioni di esponenti del PDL e mi sembra che la campagna elettorale sia stata solo un sogno ( o un incubo). Il neo ministro della difesa La Russa che dice che, in fondo, “non tutto quello che ha fatto il governo Prodi è da buttare”. Il neo ministro degli interni Maroni che sostiene, dopo aver fatto una campagna elettorale cavalcando le paure dei cittadini sul tema della sicurezza, che “in effetti l’elevata percezione di nsicurezza e le statistiche reali sulla criminalità non coincidono”. Il neo sindaco di Roma, Gianni Alemanno, che dopo aver passato gli ultimi anni ad aizzare i tassisti romani contro le liberalizzazioni, dichiara che sua intenzione è “elevare tutti i livelli di liberalizzazioni”.

Che succede? Semplicemente che, incassato lo straordinario successo elettorale e spartiti gli incarichi, la compagine berlusconiana ristabilisce un dimensione di verità e anzi guarda alla realtà del paese con molta preoccupazione. Sarebbe stato bello se questo fosse avvenuto prima delle elezioni. Se si fosse ragionato tra avversari politici, seppur da prospettive diverse, su come tirar fuori l’Italia dalla crisi. Se si fosse stabilito un patto di continuità, al di là del vincitore delle elezioni, sul percorso di risanamento dei conti pubblici, impegnandosi a coniugarlo con una politica per lo sviluppo. Purtroppo non è accaduto. E le elezioni sono state aggiudicate da chi ha parlato meglio e di più alle ansie, alle paure, all’istinto di arroccamento e difesa che i cittadini italiani vivono in questa fase delicata degli equilibri economici mondiali.

Ora il nuovo governo è nelle condizioni ottimali per fare le riforme. A fronte di un periodo di difficoltà economica che dovrà fronteggiare, ci sono elementi decisivi che gli consentirebbero ampi spazi di manovra: una maggioranza politica solida, i sindacati confederali che firmano un accordo sulla riforma dei contratti e che imprimono un’accelerazione alla contrattazione decentrata, una Confindustria che torna ad un ruolo più puramente di difesa di categoria e che guarda al nuovo governo con molte aspettative, l’ex leader confindustriale che accetta di fare l’ambasciatore di Berlusconi nel mondo, un clima di massima sfiducia da parte dei cittadini per la “pesantezza” della macchina politica e burocratica che però può spingere in modo decisivo verso la riduzione della spesa, il riordino delle funzioni dello stato e la costruzione di una amministrazione più efficiente e leggera.

Noi però, che giudicheremo il governo dai fatti, ci permettiamo, in forma preventiva, di avanzare qualche dubbio sul fatto che questo governo possa davvero cambiare il paese. Molti dei neo-ministri hanno già avuto modo di sperimentarsi in passato, con scarsi risultati. Il patto politico che tiene insieme PDL, Lega e Mpa, forze con interessi “geo-politici” e aspettative molto diverse, è destinato nel peggiore dei casi a lacerarsi (anche se passerà un po’ di tempo perché questo possa accadere), nel migliore dei casi a realizzare una blanda politica di manutenzione del paese. E forse non basterà l’ambizione del premier di “passare alla storia” a tenere insieme interessi cosi diversi e a produrre un cambiamento vero. Naturalmente (e siamo sinceri) speriamo di sbagliarci.

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Travaglio, mo' sono guai
Il giornalista presenza fissa di Anno zero parla delle amicizie mafiose del presidente del Senato Schifani a Che tempo che fa. Apriti cielo. Tutti corrono a prendere le parti della seconda carica dello Stato. Solo Di Pietro difende Marco..,Marco Travaglio è abituato a finire nei guai. "Fazio Fabbio", come lo chiama Cetto Laqualunque, no. Accade che sabato sera Fazio invita a Che tempo che fa il giornalista presenza fissa di Anno zero. E Travaglio cita le amicizie mafiose del neo presidente del Senato Renato Schifani. Apriti o cielo.

«Una volta avevamo De Gasperi, Einaudi, De Nicola, Merzagora, Parri, Pertini, Nenni, Fanfani - racconta Travaglio - uno passa tutta la trafila e poi vede Schifani e dice: "C'è un elemento di originalità". Seconda carica dello stato Schifani: mi domando chi sarà quello dopo, la muffa probabilmente, il lombrico. Dalla muffa si ricava la penicillina tra l'altro, era un esempio sbagliato». Dopo aver detto che: «I politici comandano sulla televisione… intanto stanno cercando di far fuori Anno Zero mettendo insieme Commissione di vigilanza, Cda e Autority, tre organismi che tappano la libertà d'informazione», arriva il momento clou: «…è chiaro che se il clima politico induce a un rapporto di distensione tra l'opposizione e la maggioranza, e Schifani ha avuto amicizie con dei mafiosi, non si scrive che Schifani ha avuto amicizie con dei mafiosi, perché non lo vuole né la destra né la sinistra… ma io devo fare il giornalista, devo raccontarlo…».

A Fazio non basta dissociarsi in diretta tv con quanto detto dal suo ospite. Non gli basta ripetere come un disco rotto per tutto il corso dell’intervista: «Tanto non saremo mai d'accordo e neanche ci voglio provare», «Ma lascia stare», «Mi tocca dissociarmi sempre con te, non sono d'accordo su niente». Ormai si è scatenato il polverone. Il presidente dei senatori del Pdl, Maurizio Gasparri minaccia immediatamente azioni giudiziarie e "conseguenze di tipo politico": «Ancora una volta - scrive in una nota - il cosiddetto servizio pubblico della Rai viene messo a disposizione, senza contraddittorio, dalla condotta diffamatoria di Marco Travaglio». «Un problema che investe anche i vertici della Rai e in particolare il direttore generale il cui mandato per fortuna cessa tra venti giorni per la scadenza di legge». «Di Fabio Fazio, megafono della calunnia, non vale nemmeno la pena parlare», coclude.

«Mi dissocio dalle affermazioni di Marco Travaglio - corre ai ripari il direttore di Rai Tre Paolo Ruffini. Sorvoliamo sull’affermazione del ministro Matteoli che parla di "vergognosa imboscata".
«Ho solo citato un fatto scritto già nel mio libro e in quello di Lirio Abbate, giornalista dell'Ansa minacciato dalla mafia, e cioè che Schifani ha avuto rapporti con persone poi condannate per mafia - spiega da parte sua Travaglio - o hanno il coraggio di dire che Lirio Abbate è un mascalzone e un mentitore, oppure si deve avere il coraggio di prendere nota di ciò che scrive sulla seconda carica dello Stato, e di chiedere alla seconda carica dello Stato di spiegare i rapporti con quei "signori" che sono stati poi condannati per mafia… Ma oggi nemmeno alla sinistra interessa prendere atto di queste cose… è un dramma».

Giusto per non smentirlo anche il Pd accorre in difesa di Schifani. Solo Di Pietro lo difende: «Ha solo raccontato i fatti». Tu da che parte stai?

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Viceministri/ Il governo si incarta: cinque poltrone per sette aspiranti..,
Primo intoppo per il nuovo governo Berlusconi. Il consiglio dei ministri convocato alle 11 di lunedì per la nomina di viceministri e sottosegretari è slittato alle ore 18. Il motivo del rinvio sono i nodi ancora non risolti in particolare all'interno di Alleanza Nazionale per gli incarichi di numeri due e di sottosegretario. Lo scoglio più difficile da superare, infatti, riguarda proprio Adolfo Urso e Alfredo Mantovano, entrambi di An e destinati, per oggettive conmpetenze, il primo al Commerico estero e il secondo all'Interno. Ma i posti per viceministro sono cinque e non sei. Su questo fronte riemergono le correnti interne al partito di Via della Scrofa. L'ala guidata da Gianni Alemanno, sindaco di Roma, rimasta fuori nella scelta dei dicasteri, spinge per Mantovano. Ma la maggioranza del partito vuole il finiano doc Urso. Non solo. La Lega dice no a un nome, proprio quello di Mantovano al Viminale, che potrebbe fare ombra al ministro Maroni.

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Le superstizioni papali..,
Il Papa incespica mentre incensa l'altare di San Pietro all'inizio della Santa Messa e la Sala stampa vaticana è costretta a diramare un rassicurante comunicato in cui sottolinea come Benedetto XVI non si sia fatto assolutamente nulla e la Messa si sia svolta senza un intoppo. Si potrebbe forse sorridere davanti a queste dichiarazioni, ma troppo forte è il ricordo della parole di Paolo VI, che metteva in guardia da possibili errori sotto l'occhio delle telecamere, per ricordare come subito qualcuno abbia voluto vedere un segno nell'inciampo del Pontefice.

La superstizione porta sfortuna; e la sfortuna, nel caso del Papa, è di avere troppi osservatori intorno decisi a trovare - come si è detto - un qualsivoglia segno. È già capitato alcuni mesi fa, quando Joseph Ratzinger ha perso l'anello piscatorio, che è realizzato in oro e ricorda la missione di Pietro ("Vi farò pescatori di uomini") nientemeno che nella Cappella Sistina. Già allora si era osservato come la perdita del prezioso simbolo sarebbe di malaugurio, visto che Giovanni Paolo II lo avrebbe perso prima dell'attentato del 13 maggio 1981.

Coincidenze, simboli: la vita di un Papa è sottolineata da piccoli gesti che però hanno un preciso significato: dal "Non videbis annos Petri" ("Non vedrai gli anni di Pietro", cioè non regnerai quanto lui) che un tempo un cardinale sussurrava all'orecchio del neoeletto pontefice, fino al "Sic transit gloria mundi, Sancte Pater!" ("Così passa la gloria del mondo, o padre santo") che sempre un principe della Chiesa doveva dire al nuovo Papa bruciando un batuffolo di cotone. Gesti tesi a indicare la fragilità dell'uomo e la necessità di essere servo e pastore del gregge affidato da Cristo.

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Giallo al Colle/ E' il capo della Stato il raffinato poeta in lingua napoletana che si cela dietro Tommaso Pignatelli?,
Di Corrado Ruggiero

Ma dietro il nome di Tommaso Pignatelli, raffinato poeta in lingua napoletana, si na­sconde o non si nasconde Giorgio Napolitano? Sì, proprio il Presidente della Repub­blica. Una piccola ma raffinata casa editrice - Marcus edizioni - lo ha riproposto e subito è ri­partita ansiosa la curiosità: ma è lui o non è lui, il poeta? Tanto più che lo si scopre o riscopre proprio in questo aprile-maggio: un mese che, già per fatti suoi, è stracolmo di dubbi - spe­ranze – ansietà con proprio Giorgio Napolitano al centro di aggiustamenti che dovrebbero portare a un nuovo equilibrio il sistema politico. “No, non è lui!” ha precisato con una punta di saputezza Paolo Diodati il 3 aprile scorso: tanto che il Presidente “ha sentito la necessità di riaffermare, come aveva già fatto nel 1997, di non aver mai scritto poesie. Ed ha specificato: né in na­poletano, né in italiano, né in alcuna altra lingua.

Dopo cinque anni passati con un Presi­dente del Consiglio milanese autore di testi di canzoni in napoletano, il ghiotto chiacchie­riccio, appena iniziato e che poteva divampare, sul ben più elevato livello di Pe’ fa comme ‘o chiarfo (“Per fare come il temporale”) è stato così bruscamente azzittito sul nascere.” Dunque in vetta alla nostra repubblica due autori di versi in napoletano: Berlusconi “paroliere” di canzonette popolari e Napolitano, politico “democratico” ma autore di versi tessuti in un dialetto nobile e desueto. Non è possibile! Ma a Diodati hanno risposto immediatamente da Napoli dei veri esperti. Gente che mangia pane e poesia, poesia sperimentale in più: Alessandro Carandente e i suoi sodali. Hanno messo a mare una vera e propria corazzata: un’antologia della “poesia dialettale e sperimentazione in Campania” (“… e vuó sapé pecché?” a cura di Al­fonso Malinconico, edizioni Marcus, 15,00 €) in cui Tommaso Pignatelli ha un posto di rilievo e non si avanza per niente il dubbio su a chi appartenga quel nom de plume. Anzi, con di­screzione, si portano elementi a favore del Quirinale.

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Libano/ Bilancio pesante dopo giorni sull'orlo della guerra civile: 81 persone uccise e 250 ferite..,
E' salito ad almeno 36 morti il bilancio degli scontri di domenica tra milizie druse nemiche o fiancheggiatrici di Hezbollah, susseguitisi per tutta la giornata tra le montagne a sud-est di Beirut, area abitata in prevalenza dalla minoranza drusa: una vera e propria battaglia fratricida, che ha visto contrapposti i gruppi armati fedeli al leader druso Walid Jumblatt, alleato del moderato premier Fouad Siniora, e quelli facenti capo invece al suo avversario Talal Arsalan, schieratosi con gli sciiti del Partito di Dio; membri di quest'ultimo sono stati a loro volta coinvolti nelle ostilità, malgrado la revoca dei provvedimenti governativi contro Hezbollah decisa sabato dall'Esercito, e la conseguente ritirata dei miliziani sciiti dai quartieri di Beirut Ovest, strappati nei giorni precedenti alle formazioni sunnite sostenitrici della maggioranza parlamentare anti-siriana.

Il computo complessivo aggiornato delle vittime in Libano, dopo cinque giorni di confronto ai limiti della guerra civile, è dunque di 81 persone uccise e altre 250 ferite. Lo hanno riferito fonti delle forze di sicurezza, secondo cui sono stati quattordici i guerriglieri di Hezbollah che hanno perso la vita ieri. Tanto Jumblatt quanto Arsalan sono stati costretti a lanciare appelli ai rispettivi seguaci affinché cessassero di sparare, e rispettassero il fresco compromesso imposto dalle Forze Armate. La zona è stata poi affidata al controllo delle truppe regolari, non prima però che le forze pro-Hezbollah avessero conquistato diverse posizioni avversarie nel distretto di Aley.

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Caos politico in Serbia/ Vittoria dei filo-europeisti... però formare un governo è dura. Decisivi gli eredi di Milosevic..,
L'Europa non passerà: sembra il motto con cui Tomislav Nikolic, leader dei radicali serbi, ha affrontato la sconfitta di domenica alle elezioni politiche. La coalizione del presidente Boris Tadic, dall'eloquente nome "Coalizione per una Serbia europea", ha ottenuto 10 punti di vantaggio secondo le proiezioni e i dati parziali della Commissione elettorale rispetto agli ultranazionalisti di Nikolic. E Nikolic ha annunciato che incontrerà la coalizione conservatrice del primo ministro Vojislav Kostunica e i Socialisti (il partito dell'ex presidente Milosevic) con l'intento di formare un governo.

Tadic da parte sua ha proclamato la vittoria della Coalizione per una Serbia Europea - in netto vantaggio nello scrutinio dei voti - affermando che non intende permettere ai nazionalisti di prendere il potere, e che vuole nominare un nuovo Primo ministro.

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Caso Travaglio, è bufera/ Schifani: "Vogliono minare il dialogo", Fazio si scusa in tv. Solo Di Pietro difende il giornalista..,
Marco Travaglio non è assolutamente pentito per le frasi pronunciate sul presidente del Senato Renato Schifani a 'Che tempo che fa' e che hanno scatenato una bufera politica, con la dura reazione di tutte le forze politiche (tranne l'Italia dei Valori di Antonio Di Pietro). Contattato da Affaritaliani.it, il giornalista spiega: "Pentito? Ma per piacere, non scherziamo. Figuriamoci se sono pentito per quello che ho detto. Anzi, sono stato anche troppo buono".

Caso Travaglio, è bufera/ Schifani: "Vogliono minare il dialogo", Fazio si scusa in tv. Solo Di Pietro difende il giornalista

Scatenano un putiferio politico gli attacchi di Marco Travaglio al presidente del Senato, Renato Schifani. Sabato sera il giornalista, intervistato da Fabio Fazio durante "Che tempo che fa", aveva citato un brano di un proprio libro in cui si diceva che Schifani aveva avuto rapporti con persone condannate per mafia. Una frase che ha provocato una bufera. "Si tratta di fatti inconsistenti o manipolati che non hanno nemmeno la dignità per generare sospetto", ha replicato in serata Schifani, intervistato dal Tg2. Forti critiche sia da parte del Pdl, che chiede anche un intervento sanzionatorio da parte della Rai, che da qualche esponente del Pd, mentre Di Pietro si schiera con Travaglio. Venendo per questo a propria volta attaccato da diversi esponenti della destra.

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Quale ministro del governo guidato da Silvio Berlusconi ti ispira maggiore fiducia? VOTA
Domenica 11.05.2008 15:50


Dodici ministri con portafoglio e nove senza. Quattro a testa per An e per la Lega. 12 di Forza Italia e 1 della Dca. Quattro le donne. Un governo, il Berlusconi IV, sotto il segno del lombardo-veneto. Sono dieci i componenti che provengono dalle due regioni: sette dalla Lombardia e tre dal Veneto. L'esecutivo ha un'età media di 52,48 anni. I ministri debuttanti sono nove.

SONDAGGIO/ QUALE MINISTRO DEL GOVERNO GUIDATO DA SILVIO BERLUSCONI TI ISPIRA MAGGIORE FIDUCIA?

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Usa/ Da superfavorita a costretta a inseguire. Ecco perché la stella di Hillary è tramontata..,
Di Alessandro Luigi Perna

“Dio danni l’america perché uccide gli innocenti” ha detto l’ex-mentore di Obama padre Wright. Ma per il momento il Signore si sta limitando a dannare il partito democratico. La banda dei 4 – Gore, Edwards, Pelosi e Dean - aveva chiesto che dopo il 6 maggio l’America conoscesse chi fosse il candidato democratico alla Casa Bianca. Ma loro come tutta l’America dovranno aspettare ancora a lungo per saperlo. L’immarcescibile Hillary Clinton, martedì scorso ha perso sonoramente le primarie democratiche in North Carolina e ha vinto solo di un soffio quelle nell’Indiana. Indebitata personalmente di 10 milioni di dollari è ormai a corto di soldi mentre Obama il trascinatore sguazza nell’oro nazional-popolare grazie alle donazioni di milioni di suoi fan. Ha quasi tutti i media principali contro ed è bersagliata continuamente dai blogger dell’avversario mentre quest’ultimo incassa anche il crescente appoggio di larghi settori dell’industria. Ma la guerriera che non vuole né piegarsi né spezzarsi si rifiuta di cedere le armi. Anzi rilancia dichiarando che andrà fino in fondo e anche oltre se necessario, perché non si arrenderà mai senza combattere la sua battaglia politica nelle strade voto per voto e alla convention di agosto super delegato per super delegato.

Per dimostrare che non scherza ha dichiarato guerra all’Opec colpevole di tenere alto il prezzo del petrolio impoverendo la classe media, ha minacciato di cancellare l’Iran se mai attaccasse con l’arma nucleare Israele e ha proposto in Medio Oriente una creativa santa alleanza anti Teheran con copertura di missili americani in stile cortina di ferro. Ma soprattutto continua a sedurre la working class bianca delle sperdute province USA messa in crisi dalla recessione, dall’inflazione e dalla caduta libera del mercato immobiliare. Americani che non sanno che farsene del populismo sognatore e raffinato dell’afro-americano Obama – l’ha detto anche lui che sono gretti, frustrati e un po’ razzisti – preferendo il populismo molto pratico e poco sognante di Hillary Clinton, fatto tutto di sconti temporanei sulla benzina, aiuti per i mutui insoluti e assicurazione sanitaria universale. A loro la lady di ferro del XXI secolo promette che il futuro può tornare rosa perché sa come fare mentre l’avversario si limita a lasciarglielo intuire. E loro ci credono e la votano felici. Non solo: dichiarano che se Obama sarà il candidato almeno il 30% di loro non lo voterà preferendogli McCain. Il 10% in più di quanti sono gli obamiani di ferro che voterebbero il candidato repubblicano nel caso il loro guru non vincesse la nomination.

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Usa/ Da superfavorita a costretta a inseguire. Ecco perché la stella di Hillary è tramontata..,
Di Alessandro Luigi Perna

“Dio danni l’america perché uccide gli innocenti” ha detto l’ex-mentore di Obama padre Wright. Ma per il momento il Signore si sta limitando a dannare il partito democratico. La banda dei 4 – Gore, Edwards, Pelosi e Dean - aveva chiesto che dopo il 6 maggio l’America conoscesse chi fosse il candidato democratico alla Casa Bianca. Ma loro come tutta l’America dovranno aspettare ancora a lungo per saperlo. L’immarcescibile Hillary Clinton, martedì scorso ha perso sonoramente le primarie democratiche in North Carolina e ha vinto solo di un soffio quelle nell’Indiana. Indebitata personalmente di 10 milioni di dollari è ormai a corto di soldi mentre Obama il trascinatore sguazza nell’oro nazional-popolare grazie alle donazioni di milioni di suoi fan. Ha quasi tutti i media principali contro ed è bersagliata continuamente dai blogger dell’avversario mentre quest’ultimo incassa anche il crescente appoggio di larghi settori dell’industria. Ma la guerriera che non vuole né piegarsi né spezzarsi si rifiuta di cedere le armi. Anzi rilancia dichiarando che andrà fino in fondo e anche oltre se necessario, perché non si arrenderà mai senza combattere la sua battaglia politica nelle strade voto per voto e alla convention di agosto super delegato per super delegato.

Per dimostrare che non scherza ha dichiarato guerra all’Opec colpevole di tenere alto il prezzo del petrolio impoverendo la classe media, ha minacciato di cancellare l’Iran se mai attaccasse con l’arma nucleare Israele e ha proposto in Medio Oriente una creativa santa alleanza anti Teheran con copertura di missili americani in stile cortina di ferro. Ma soprattutto continua a sedurre la working class bianca delle sperdute province USA messa in crisi dalla recessione, dall’inflazione e dalla caduta libera del mercato immobiliare. Americani che non sanno che farsene del populismo sognatore e raffinato dell’afro-americano Obama – l’ha detto anche lui che sono gretti, frustrati e un po’ razzisti – preferendo il populismo molto pratico e poco sognante di Hillary Clinton, fatto tutto di sconti temporanei sulla benzina, aiuti per i mutui insoluti e assicurazione sanitaria universale. A loro la lady di ferro del XXI secolo promette che il futuro può tornare rosa perché sa come fare mentre l’avversario si limita a lasciarglielo intuire. E loro ci credono e la votano felici. Non solo: dichiarano che se Obama sarà il candidato almeno il 30% di loro non lo voterà preferendogli McCain. Il 10% in più di quanti sono gli obamiani di ferro che voterebbero il candidato repubblicano nel caso il loro guru non vincesse la nomination.

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Quando cambia il tempo


Ehh, non c'è che dire: il vento primaverile soffia forte tra le foglie e le fa precipitare, come fossimo nella stagione autunnale, non alle porte dell'estate.
E, in effetti, in Tv è ricominciato l'autunno del censurar pensieri e trasmissioni.
Bisogna stare attenti a ciò che si dice, anche sui blog. Non si prevedono sconti per nessuno, non si può ricordare il passato e, soprattutto, è arrivato il momento di schierarsi.
Con chi? Ovvio. Con le idee che dominano adesso il paese. Bisogna essere " liberi ", per usare un eufemismo, di pensarla come vuole chi gestisce i media. Chi vuole conservare la sua poltrona deve dire " si, signore " o al limite " non sono d''accordo con quello che dici ", rivolgendosi al suo ospite.
Un pò come ha fatto il conduttore di " che tempo che fa ": mai visto un Fazio così intimorito. Questo sì che è scandaloso. La paura di vedersi chiudere la trasmissione perchè un ospite racconta fatti tra satira e realtà è allucinante.
Addirittura ha chiesto scusa : un episodio, questo, che fa venire l'orticaria.
Asservimento psicologico a chi manovra i fili del potere: si ricomincia ragazzi.
Notizie filtrate, presentatori accomodanti, ospiti che rispondono a domande selezionate.
Le cose stanno così: è inutile girarci intorno.
Adesso forse le spese le paga Travaglio, poi toccherà a qualcun altro (Anno zero in primis). Sicuramente Fazio resterà al suo posto: ha dimostrato di essere un bravo ragazzo, non un ribelle del sistema.
Nessuno sarà toccato, se si comporterà bene.

Julia




Inviato da: julia974.

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La strada della Giustizia è irta di ostacoli.Spesso, l' umana coscienza giunge laddove la legge non arriva, segnando un confine sottile tra il moralmente accettabile ed il legalmente punibile. Le delimitazioni sono marcate dall'individuazione della Verità. Ed è alla ricerca spasmodica di essa, che l'uomo e la donna morale tendono. Giacchè, anche una sola voce può fare la differenza. Il coraggio di essere se stessi nella ricerca del Vero e nell' applicazione della Giustizia, non si scontri, giammai, con il mortificare l' altrui dignità.

...
- Julia -

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«Venduti per lo share»
I famigliari di Aldo Moro disertano la prima della fiction sul rapimento e l'uccisione dell'onorevole democristiano da parte delle Brigate Rosse perché, dicono, si tratta solo di uno sfruttamento della tragedia a fini pubblicitari.


ROMA, 24 apr - «Venduti evidentemente, in nome di uno share o di una pubblicità che oggi purtroppo fanno tendenza e, rappresentano, l'essenza unica della nostra vita sociale». Si conclude così la missiva con la quale la famiglia di Aldo Moro e quelle delle vittime della strage di via Fani rendono nota la loro decisone di non partecipare alla prima della fiction prodotta dalla Taodue (protagonisti, fra gli altri, Michele Placido, Libero Di Rienzo) sul rapimento e l'uccisione dell'onorevole a opera delle Brigate Rosse, prevista, a quanto pare inderogabilmente.

Si tratta di una lettera chiara e diretta con la quale oltre alla pubblica presa di posizione,ifigli e la moglie dello statista, accanto a Maria Rocchetti, Ileana Lattanti, Adriana Zizzi, Angelo Rivera, Ciro e Vincenzo Iozzino, che hanno firmato la lettera a nome dei cinque agenti della scorta uccisi il 16 marzo del '78, denunciano il tentativo di sfruttamento mediatico del loro dolore. Si tratta, va detto, di un progetto da sette milioni di euro che, a detta di Mediaset, vuole essere un omaggio all'onorevole scomparso. Ma, come già è accaduto con la fiction su Bernardo Provenzano (anche in quel caso nel ruolo del protagonista c'era Michele Placido), sicuramente la sua messa in onda farà discutere e dividerà il Paese fra favorevoli e contrari.

Va detto, inoltre, che la nuova polemica arriva solo a qualche giorno di distanza da quella scatenta dall'opposizone espressa da parte di alcune facoltà sull'intitolazione ad Aldo Moro dell'Ateneo barese, originariamente "dedicato" a Benito Mussolini, una intitolazione mai formalmente abrogata. Un no in merito al quale il presidente del consiglio regionale pugliese Pietro Pepe si è detto imbarazzato e in difficoltà, ma che ha di fatto evitato (rimandato?) la decisione.

Questo il testo integrale della lettera, messa a disposizione di Apcom:
«In occasione della prossima giornata della memoria per le Vittime del Terrorismo noi familiari dell'onorevole Aldo Moro e familiari dei caduti della sua scorta tutti, inviamo questa lettera ufficiale affinché la pubblica opinione possa venire a conoscenza dei fatti che si sono sviluppati intorno alla
presentazione, prevista per oggi 23 aprile, della fiction Aldo Moro, il Presidente. Premettiamo che già molto prima del 16 marzo scorso, in occasione del trentennale della Strage di via Fani siamo stati contattati dalla Taodue Film per una visione privata ed in anteprima, di una sintesi della fiction sopra citata da tenersi alla fine del marzo».

«Avevamo solamente richiesto, come unica condizione per essere tutti presenti, l'intimità dell'evento, anche perché in periodo di elezioni e per tutelare la nostra privacy e conseguentemente
non sottoporla ad eventuali strumentalizzazioni politiche, nel pieno rispetto della memoria dei nostri cari che hanno sacrificato la loro vita per il bene del nostro amato Paese».

Ma da marzo, questa presentazione «veniva spostata ad aprile, tra varie giustificazioni presentate dalla segreteria di produzione della fiction, sino a che alcuni giorni or sono ci è giunto un invito della "Fondazione della Camera dei Deputati" in cui l'attuale Presidente Pier Ferdinando Casini ci invitava all'iniziativa, da lui promossa, per la presentazione della fiction stessa (sicuramente all'oscuro di quanto già da mesi prima deciso). Non sappiamo quale funzionario di tale fondazione
poi, in maniera arrogante e non qualificandosi, si sia a noi rivolto per farci comprendere come la nostra presenza non avrebbe fatto la differenza e che, la data del 23 aprile era inderogabile
(come se sino ad oggi avessimo sempre cercato le luci della ribalta)».

«Di tutta questa vicenda - conclude la missiva della famiglia Mori - ci rimane solamente l'amaro in bocca di essere stati "usati" solo a fini pubblicitari, quando l'intento iniziale, in maniera lodevole, era stato quello di dare una visione privata senza giornalisti e senza rappresentanti politici, un gesto di accortezza nei nostri confronti. Ma evidentemente, quanto da noi sofferto, la memoria dei nostri cari trucidati, il loro sacrificio per l'Italia, non è bastato a far comprendere le nostre ragioni di riservatezza e rispetto per la nostra intimità, venduti evidentemente, in nome di uno share o di una pubblicità che oggi purtroppo fanno tendenza e, rappresentano, l'essenza unica della nostra vita sociale, parafrasando Orson Welles da Quarto (Quinto) Potere. Grazie Taodue film!». (Libero News)

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Il Prc verso il congresso. Un partito lacerato dietro la competizione Ferrero-Vendola. L'analisi..,



In un clima di sfiducia aspro all'interno di Rifondazione Comunista cade nel vuoto l'ultimo rituale appello di Claudio Grassi e Paolo Ferrero a fare un congresso "a tesi", per "difendere il corpo del partito" da lacerazioni ulteriori. Nichi Vendola, presidente della Regione Puglia, ha annunciato la sua candidatura alla segreteria, come leader della mozione congressuale bertinottiana. Intanto accusa gli avversari di volere un congresso "con il torcicollo", cioè con la testa rivolta al passato. E a chi gli chiede come pensa di conciliare i ruoli di leader del Prc e Governatore retto dai voti del Pd, replica ricordando con orgoglio le sue competizioni elettorali disperate sempre vinte sul filo di lana: "Sono l'uomo delle sfide impossibili".

E' un Comitato politico stanco e che ha fretta di licenziare quanto prima i documenti e il regolamento del congresso straordinario di Rifondazione che si svolgerà alla fine di luglio. I leader dei diversi schieramenti fanno finta di inseguire una possibile mediazione, ma il pensiero è già rivolto a chi conquisterà la segreteria del Prc. In questo clima che non ha ovviamente assorbito i colpi della sconfitta elettorale del 13 e 14 aprile, quando Sinistra-Arcobaleno è stata esclusa dalla rappresentanza parlamentare avendo ottenuto solo il 3% di voti, i documenti che si fronteggeranno nelle assemblee congressuali saranno cinque.

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Rumors/ Il finiano Guido Paglia d.g. della Rai. Obiettivo bilanciare Romani (Fi) alla Comunicazione..,
Non è solo la questione dei sottosegretari a dividere i partiti e le correnti del Centrodestra, ma anche il potere in Rai. Si sa che se Paolo Romani diventerà viceministro per la Comunicazione (come vuole il Cavaliere); An, che ha già perso la presidenza della Commissione Parlamentare di Vigilanza, dove pascolava Landolfi, chiederà la direzione generale, cui ambisce anche Forza Italia con Comanducci.

Ma Romani al governo elimina dalla gara Comanducci. E apre la strada a un candidato fortissimo: Guido Paglia, finiano doc, da anni capo della comunicazione, pronto a fare il salto dopo un lungo e paziente apprendistato. E il presidente della Camera non può dirgli di no. Né La Russa, né Gasparri, che hanno sempre incluso Paglia in quella che i nemici chiamano la loro 'Banda del Buco'.

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Benedetto XVI attacca la 194/ "Una ferita, non risolve nulla". Requisitoria del Pontefice contro la legge sull'aborto..,
Benedetto XVI ha ribadito il giudizio negativo della Chiesa Cattolica sulla legge 194, approvata giusto 30 anni fa. Lo ha fatto con toni pacati nel discorso rivolto al Movimento per la Vita che in questi giorni promuove una serie di iniziative sull'anniversario della 194. Secondo il Papa, "l'aver permesso di ricorrere all'interruzione della gravidanza, non solo non ha risolto i problemi che affliggono molte donne e non pochi nuclei familiari, ma ha aperto una ulteriore ferita nelle nostre società, già purtroppo gravate da profonde sofferenze".

"La vostra visita - ha detto ai mille militanti del MpV riuniti nell'Aula delle Benedizioni - cade a trent'anni da quando in Italia venne legalizzato l'aborto ed è vostra intenzione suggerire una riflessione approfondita sugli effetti umani e sociali che la legge ha prodotto nella comunità civile e cristiana durante questo periodo. Guardando ai passati tre decenni e considerando l'attuale situazione, non si può non riconoscere che difendere la vita umana è diventato oggi praticamente più difficile, perché si è creata una mentalità di progressivo svilimento del suo valore, affidato al giudizio del singolo. Come conseguenza - ha scandito il Pontefice - ne è derivato un minor rispetto per la stessa persona umana, valore questo che sta alla base di ogni civile convivenza, al di là della fede che si professa"

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Indagato il vescovo emerito di Como Maggiolini. Avrebbe protetto un prete a processo per violenza sessuale su minore disabile..,
Indagato. Per favoreggiamento. Il vescovo emerito di Como Alessandro Maggiolini è stato iscritto sul registro degli indagati della Procura di Como. Secondo l'accusa, avrebbe cercato di proteggere don Mauro Stefanoni, l'ex parroco di Laglio (Como) ora a processo per violenza sessuale. Per i magistrati Maggiolini avrebbe convocato in Curia don Stefanoni nel novembre del 2004 per riferirgli dell'esistenza dell'indagine penale nei suoi confronti per violenza sessuale.

Dell'iscrizione sul registro degli indagati, fino ad oggi non di pubblico dominio, si è appreso a margine del processo a carico di don Stefanoni. Nella giornata di ieri il pm Vittoria Isella ha chiesto nei confronti del sacerdote una condanna a otto anni di reclusione. Il prete è accusato di violenza sessuale nei confronti di un ex parrocchiano, all'epoca dei fatti minorenne, affetto da un lieve ritardo mentale, che lo denunciò nel 2004.

L'imputato ha sempre respinto ogni accusa, ma secondo quanto ha ricostruito in aula il pm "la videocassetta omopornografica trovata nella casa parrocchiale, la tipologia dei film acquistati sulla tv via satellite, i siti internet navigati, le chat line frequentate, i soprannomi utilizzati per farlo, e i rapporti intrattenuti con un suo ex parrocchiano di Ponte Tresa costituiscono una cornice perfetta per il quadro dipinto dalla vittima". Insomma, una brutta storia. Nella giornata di oggi è prevista una nuova udienza per le arringhe difensive.

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Berlusconi in Aula/ "Il governo ombra del Pd può essere d'aiuto". L'intervento del premier sulla richiesta di fiducia..,
"Il gabinetto ombra può esser d'aiuto per fissare i termini della discussione e anche del dissenso. Un confronto di idee anche rigoroso non generi nuove risse ma una consultazione alla luce del sole, trasparente, che guardi esclusivamente all'interesse del Paese". Così il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, durante l'intervento a Montecitorio per chiedere la fiducia. E' necessario, dice Berlusconi, "dialogare con tutti". Il messaggio al Pd e all'Udc è chiarissimo: "Il dialogo può e deve cominciare da subito". Del resto "non sono mai stato un uomo solo al comando". Detto questo, il premier chiede anche di preservare "lo spirito e l'ironia" tra parti opposte. "Le sfide sono sempre anche delle scommesse, degli azzardi. E ad aiutare tutti noi invochiamo l'aiuto di Dio ma speriamo anche di avere fortuna, e sappiamo bene che la fortuna non viene incontro a chi fa vita pubblica se non è incoraggiata, forse anche sedotta e ammaliata da una buona dose di coraggio e virtù". Lo ha detto il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, al termine del passaggio sul dialogo con l'opposizione.

Il Cavaliere ha cominciato a parlare alle 10 e 18 minuti di martedì mattina e il suo discorso è durato poco meno di trenta minuti. "Questo Paese ha bisogno di ottimismo e stabilità. E' questo che ci hanno voluto dire gli elettori con il voto di aprile".

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Retroscena-sottosegretari/ Alemanno ko, delusa la Lega e... Ecco la mappa del sotto-governo..,
La nomina dei 37 sottosegretari è stato un parto difficile. Molto più complicato del previsto. Tanto che la mancata attribuzione delle cariche di viceministro cela una profonda spaccatura in seno alla maggioranza. Tra i partiti e all'interno dei partiti. I numeri due dei dicasteri, a questo punto, potrebbero slittare addirittura a dopo l'estate. Il tutto a causa dei veti incrociati, in particolare di quello della Lega Nord su Mantovano all'Interno (per non fare ombra a Maroni) e quello di Alleanza Nazionale su Castelli alle Infrastrutture.

E' stato un lavoro molto complesso quello del premier, che inevitabilmente ha portato ad avere vincitori e vinti. Tra questi ultimi certamente c'è il Carroccio, che è riuscito a strappare soltanto cinque sottosegretari, tre in meno di An, quando invece alla vigilia si parlava dello stesso numero come è accaduto con i ministri. Tra i padani delusi i veneti, rappresentati dalla sola Francesca Martini al Welfare, nonostante la Regione nella quale la Lega ha preso il maggior numero di voti (in percentuale) abbia soltanto un dicastero (l'Agricoltura con Zaia) a fronte di tre lombardi.

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Comunicato Stampa n. 90 del 12 Maggio 2008
Inaugurata all’Albergheria la Casa “Riccardo Piccione”, comunità di accoglienza per persone con disabilità prive di supporto familiare

Il “dopo di noi” è una delle principali preoccupazioni delle famiglie delle persone disabili e tra le più difficili da risolvere. Chi si prenderà cura del disabile adulto una volta che la famiglia di origine non sarà più in grado di accudirlo? I fratelli, le sorelle o i familiari potranno farsene carico? A chi rivolgersi per trovare un luogo dove le persone con disabilità possano continuare a vivere come una famiglia?
Per andare incontro a queste richieste e proporre soluzioni adeguate, dopo alcuni anni di lavoro, è stata inaugurata domenica 11 maggio 2008, dall’Arcivescovo mons. Paolo Romeo, alla presenza del direttore della Caritas diocesana mons. Benedetto Genualdi e del direttore del Centro per le disabilità Rosa Buzzi Foti, la casa di accoglienza residenziale “Riccardo Piccione”, la comunità per persone con disabilità per il “dopo di noi” a Palermo.
L’opera segno voluta fortemente dalla Chiesa di Palermo, ha lo scopo di divenire un punto di riferimento per le famiglie che desiderano affrontare le prospettive di accoglienza per il proprio figlio disabile e vuole collaborare con tutti gli enti pubblici e privati, con le associazioni dei familiari, con i centri di pastorale per individuare soluzioni, che rispettando l'identità e il diritto di autodeterminazione del singolo, garantiscono la realizzazione di un Progetto di vita in cui trovino posto relazioni significative, garanzie tutelari e contesti abitativi che assicurino alla persona una buona qualità di vita.
La comunità ospiterà inizialmente sei persone con disabilità fisica e intellettiva. Sarà un normale luogo di vita di modo che coloro che vi vivranno si sentiranno a pieno titolo membro della “famiglia” che vi risiede e corresponsabili di essa. Una struttura aperta al territorio e nel territorio che è quello dell’Albergheria in piazza dell’Origlione. Crediamo che proprio in questa zona in cui la diffusa povertà e la mancanza di cultura porta i propri abitanti a difendersi prevaricando l’altro, lo stare a contatto con persone che trasformano il proprio limite e la propria “povertà” in occasione per una più aperta accoglienza dell’altro possa essere una scuola di vita. Di modo che nel rispetto degli spazi e tempi personali la comunità sarà un posto dove vivere significative occasioni di incontro.
Info: tel. 091/8887664 – 091/6167338 - e-mail: info@apriticuore.it
www.caritaspalermo.it – www.apriticuore.it – www.azionecattolica.diocesipa.it

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“C’è futuro per lo Zen”, alla formazione degli immigrati il torneo di calcio a 5

E’ stato vinto dalla formazione degli immigrati il quadrangolare di calcio a 5 “C’è futuro per lo Zen” organizzato nell’ambito della Settimana della carità sul tema “La forza della carità nella fragilità della famiglia”. In finale la forte formazione degli immigrati ha battuto con il punteggio di 4 a 3 quella dei giovani del quartiere Zen. Nella finale per il terzo posto si è imposta quella dei preti e dei diaconi che ha battuto con il punteggio di 6 a 2 la squadra dei giovani del Servizio civile. La manifestazione è stata coordinata dal Comitato del Centro sportivo Italiano di Palermo e si è svolta presso i campetti del Complesso polisportivo di San Filippo Neri (ex O.P.I.A.N.). La premiazione è stata effettuata dal direttore della Caritas diocesana mons. Benedetto Genualdi il quale ha sottolineato il valore dello sport come elemento di aggregazione per gli abitanti del quartiere.

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Costituito il Consiglio Pastorale diocesano per il quinquennio 2008/2013

L’Arcivescovo mons. Paolo Romeo, ha firmato il decreto con cui costituisce il nuovo Consiglio Pastorale per il quinquennio 2008/2013. “Tra i vari organismi di partecipazione e di consultazione che coadiuvano il Vescovo nel governo della Diocesi – spiega l’Arcivescovo – il Consiglio Pastorale ha sempre avuto, nella nostra Chiesa palermitana, un ruolo significativo quale espressione della sollecitudine del Popolo di Dio nella ricerca del bene di tutta la comunità diocesana”. Il Consiglio è presieduto dallo stesso Arcivescovo e sarà composto, a norma del can. 512 del CIC e degli Artt. 4 e 7 dello Statuto, nel modo seguente: mons. Carmelo Cuttitta Vescovo Ausiliare e Vicario Generale padre Antonino Vitello, Vicario Generale, mons. Giovanni Oliva Vicario Episcopale del 1° Vicariato padre Roberto Zambolin Vicario Episcopale del 2° Vicariato, mons. Giuseppe Oliveri Vicario Episcopale 3° Vicariato, don Michele Polizzi Vicario Episcopale del 4° Vicariato, mons. Carlo Di Vita Vicario Episcopale del 5° Vicariato, don Antonio Todaro Vicario Episcopale del 6° Vicariato P. Giuseppe Turco Vicario Episcopale per la vita consacrata. Dai rappresentanti del consiglio presbiterale don Salvatore Priola, segretario del Consiglio presbiterale e direttore dell’Ufficio Pastorale, don Carmelo Torcivia, don Silvio Sgrò, don Fulvio Iervolino, dal rappresentante del Consiglio degli Affari economici Enzo Sigillò, dai rappresentanti della vita consacrata (CISM, USMI, GIS) suor Aurora Perna, suor Giovanna Borsellino, Francesca Buffa, Giacinta Lilla Salvatore Fiumanò, Vincnezo Sibilio, dal rappresentante dei diaconi don Antonio Sambataro, dai rappresentanti della Consulta delle aggregazioni laicali Ugo La Mantia (Soc. San Vincenzo dè Paoli), Giovanni D’Asta (Comunione e Liberazione), Sara Salemi (Movimento Pro Sanctitate), Mimmo De Luca (Movimento dei Focolari), dai rappresentanti dei vicariati 1° Vicariato Maria Faraone e Fabio Pace 2° Vicariato Giusy Plances e Tommaso Calamia, 3° Vicariato Maria Butera e Stefano Colletta, 4° Vicariato Concetta Patti e Francesca Muscaglione, 5° Vicariato Marilena Cirrincione e Nicasio D’Amico, 6° Vicariato Ileana Chinnici e Rosario Fabio Oliveri. Inoltre ci sono pure i membri nominati dall’Arcivescovo Anna Maria Abramonte, mons. Raffaele Mangano, Maurizio Muraglia, Marida Nicolaci, Giuseppe Savagnone, Gaetano e Loredana Scarno, Mario Sedia e Siviglia Ignazia.

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Ha due figli, veronese. Il ritratto di Francesca Martini, la leghista bella entrata nel governo..,

47 anni non ancora compiuti, bionda naturale. E' Francesca Martini (Lega Nord), sottosegretario al Lavoro, Salute e Politiche Sociali. L'affascinante e bella padana è stata finora assessore alle Politiche sanitarie della Regione Veneto ed è sicuramente uno dei volti nuovi della politica. Nata a Verona il 31 agosto 1961, è laureata in lingue e letterature straniere ed è stata dirigente pubblico. La Martini, molto amica del capogruppo al Senato del Carroccio Federico Bricolo, ricopre nel movimento la carica di Responsabile Segreteria Federale Settore Famiglia e Affari Sociali ed è stata Responsabile Nazionale Enti Locali Padani dal 1998 al 2001.

Francesca Martini
Ha due figli e tra le sue curiosità ci sono la politica nazionale e internazionale, la cooperazione e lo sviluppo, l'associazionismo cattolico. La Martini ha deciso di aderire al progetto Veronadonna "perché - racconta - considero fondamentale la partecipazione delle donne alla vita politica e amministrativa di questo Paese. Perchè confido nell'intelligenza e nelle capacità delle donne per un miglioramento".

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Fazio cuor di leone
Il conduttore di Che tempo che fa commenta le polemiche del dopo-Travaglio: «Lo inviterei ancora. Nulla di premeditato». Paladino della libera informazione o astuto calcolatore e finto ingenuo?
«Travaglio? Lo inviterei ancora - commenta ora a freddo Fabio Fazio, in un'intervista concessa a La Stampa -. E' venuto altre volte, vende migliaia di libri, va nei teatri, scrive sui giornali. E' interessante anche per la tv». Fa il finto ingenuo, Fazio, quando gli fanno notare che avere ospite Travaglio (come anche Sgarbi da Santoro, del resto) è garanzia di scandalo, polemica, successive querele (com'era prevedibile Schifani ha già dato mandato ai suoi avvocati).

«C'è provocazione se c'è premeditazione, dunque disonestà: e noi ovviamente non avevamo premeditato nulla. Io credo che neanche Travaglio avesse premeditato nulla». Tutti cascati giù dal pero, insomma. Come bambini che fanno ohh. «Più in generale, per quanto mi renda conto che quel che dico possa sembrare impiegatizio, credo che le vicende della vita delle persone siano spesso complicate e, ad essere assertivi, non sempre si fa la cosa giusta»: una spiegazione incomprensibile e insensata tanto quella che ricorre al concetto di "premeditazione".

Di capitan Fracassa, la tv è piena. Come di pseudo paladini della libera informazione, incistati dentro aziende elefantiache (la Rai ha 13mila dipendenti), lottizzate al 99% tranne per quella minima percentuale che riguarda proprio loro, chiamati per chiari meriti. Fabio Fazio è tra questi. Tant'è vero che quando gli si chiede dei rapporti tra politica e televisione risponde facendo lo gnorri: «Lavoro per il pubblico. E per la Rai». E se invita Travaglio (con le prevedibili conseguenze che la cosa può avere) e non Buttafuoco, per esempio, il motivo sta solo nel fatto che «La connotazione del programma non è politica ma culturale». Mistero.

Un colpo al cerchio, insomma, e uno alla botte. Travaglio va benone per fare, protetti dalle sue spalle, i garanti della libertà d'espressione (che fanno audience), salvo poi scusarsi perché il ragazzaccio ha passato il segno. Un gioco delle parti che ormai non inganna più lo spettatore. E del resto basta scorrere la lista degli ospiti di Che tempo che fa per farsi un'idea di quanto Fazio sia l'uomo per tutte le stagioni. Vip, artisti e politici con la puzza sotto il naso, del genere la-tv-non-la-guardo e non-vado-da-nessuno, non rifiutano mai un invito a don Fabio. A quale prezzo, per la tv pubblica, non è chiaro: quel che è certo è che la Rai mette a disposizione della trasmissione di Fazio un budget notevole.

Domande scomode, si può esser certi che non ne farà. E se butta male, tante scuse e così sia. Non ne fanno neanche molti altri suoi colleghi, a essere onesti, di domande scomode. Al limite ne fanno di antipatiche, come la Bignardi, che s'è fatta così l'inspiegabile fama di quella che «fa paura», tant'è che più di un ospite va alle Invasioni barbariche a recitare la pantomima di quello preoccupato, intimorito e nervoso più che a un esame universitario. Se un merito ce l'ha, Fazio, è quello almeno di non mettersi a recitare la parte della tigre quando uno è un micio d'appartamento. (Libero News)

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Grillo: «Via il canone Rai»
Dopo il VDay dedicato all'informazione lancia una nuova sfida: «Non serve fare una legge per cambiare la Rai, serve non pagare più il pizzo, perché è questo che chiede di fare la Rai»
«Dopo il V2Day del 25 aprile non si torna più indietro in fatto di informazione regime. Non abbiamo più intenzione di tenerci i vari Riotta, Mimun, Saccà e compagnia bella. Per questo stiamo lanciando la proposta di boicottare il pagamento del canone della televisione di Stato». Lo ha detto Beppe Grillo ieri all'università delle Marche di Ancona, dove si trovava come ospite per la conferenza Globalizzazione e internet del premio Nobel Joseph Stiglitz.

Sarà questo il terzo VDay? Quello contro l'informazione della "casta", ha detto Grillo in un video messo online domenica sul suo blog, è stato un successo. Ora è certo quale sarà il prossimo. «Adesso faremo un referendum, a luglio porterò le firme, saranno un milione e sette, un milione e otto, a Roma. Subito dopo o prima, vedremo, faremo un bel referendum di quelli produttivi. Non abrogativi, produttivi: vedremo subito i risultati».

«Se abbiamo un'informazione come quella di Stato, provate a voltarvi e guardate le facce di quelli dietro» dice nel suo messaggio. «Quella dovrebbe essere l'informazione pagata da noi? Bene, io non ci sto più. Noi non ci stiamo più. Questa informazione ve la pagate voi. Noi faremo un referendum per abolirci il canone televisivo della Rai. Questa Rai che è piena di telefonate di politici che offrono mignotte in cambio di senatori, questa Rai di Mieli, di Riotta.... di... come si chiamano.... Non mi viene neanche in mente! Tutta questa gente, questi camerieri dei banchieri, di confindustria, dei partiti... Non serve fare una legge per cambiare la Rai, serve non pagare più il pizzo, perché è questo che chiede di fare la Rai».

L'obiettivo? «Un solo canale, senza pubblicità, senza interferenze politiche» scrive sul suo sito, «al servizio dell'informazione e dei cittadini. Un canale pubblico con un direttore come Marco Travaglio, per fare un esempio. Un canale di cultura, inchiesta. Questo è quello che vorrei, non culi, tette, calcio e politici in prima, seconda e terza serata». (Libero News)

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2008048
PARTITO DELLA
Alternativa Monarchica
p.alternativamonarchica@email.it
Reggenza Nazionale P.d.A.M.




COMUNICATO STAMPA


13/05/2008


Oggetto: cognome di Savoia

Il Partito della Alternativa Monarchica comunica: il 6 Giugno si terrà, davanti al tribunale di Arezzo, l’udienza per decidere se Amedeo di Savoia Aosta possa esibire legalmente il cognome “di Savoia”. Una precisazione: alcune agenzie di stampa hanno erroneamente definito il cognome titolo, dicendo che il tribunale dovrà decidere se egli possa usare tale “titolo”, ma esso titolo non è. Bisogna ricordare che Amedeo di Savoia Aosta, che non fu colpito dall’esilio perché non discendente diretto dell’ultimo Re d’Italia, allorquando prestò servizio militare nella Marina, giurando, per inciso, fedeltà alla Repubblica Italiana, eravamo a fine anni Sessanta, usò, sul foglio matricolare, il cognome Aosta che gli è proprio, è infatti un Savoia Aosta e questo è un dato di fatto e non un’opinione. Poiché discendente di un ramo cadetto, questa è la tesi, condivisibile, dei legali della Real Casa, allorquando si qualifica Amedeo di Savoia usurpa un cognome che non gli spetta in quanto egli dovrebbe definirsi o Aosta, al limite, di Savoia-Aosta.


Matteo Cornelius Sullivan
Reggente del Partito della Alternativa Monarchica

Davide Pozzi di S.Sofia
Commissario P.d.A.M. per Pavia e Piacenza

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Nella chiesa parrocchiale Maria Santissima delle Grazie si presenta il libro di don Calogero D’Ugo

Mercoledì 14 maggio alle ore 18, presso la chiesa parrocchiale Maria Santissima delle Grazie, via Conte Federico 235 a Palermo, verrà presentato il libro: "Una chiesa, una borgata e una città: storia di Conte Federico", Umberto Polizzi Editore di don Calogero D'Ugo. Interverranno Alberto Maira, docente di “Storia contemporanea” presso la scuola diocesana socio politica e don Alessandro Minutella, teologo, docente di “Dottrine teologiche” presso la stessa scuola socio politica. Il dibattito verrà coordinato da Alessandra Turrisi, giornalista del Giornale di Sicilia e Avvenire

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Discorso del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi alla Camera dei Deputati..-


Signor Presidente

Onorevoli colleghi

Il lavoro che ci aspetta per ridare fiducia e slancio all’Italia richiede ottimismo e spirito di missione. Gli elettori hanno raccolto e premiato il nostro comune appello a rendere più chiaro, più efficiente e controllabile il governo del Paese. Hanno ridotto drasticamente la frammentazione politica e hanno scelto con nettezza una maggioranza di governo e una opposizione, ciascuna con le proprie idee e passioni, ciascuna con la propria leadership. Il voto è stato un messaggio univoco alla classe dirigente, è stato la prima grande riforma di tante altre che sono necessarie.

Gli italiani hanno preso la parola. Hanno messo a tacere con la loro voce sovrana il pessimismo rumoroso di chi non ama l’Italia e non crede nel suo futuro. Hanno respinto insidiose campagne di sfiducia astensionista o di protesta qualunquista e hanno partecipato generosamente al momento più alto di una democrazia liberale moderna. E hanno detto: noi vi mettiamo in grado di risollevare il Paese, sta a voi non deluderci.

Dividetevi, hanno detto i cittadini, ma non ostacolatevi slealmente. Combattetevi anche, ma non in nome di vecchie ideologie. Prendete democraticamente le decisioni necessarie a risalire la china, rispettate il dissenso e tutelate le minoranze, che si esprimono dentro e fuori del Parlamento, ma dateci stabilità e impegno nell’azione di governo.

Fate uno sforzo comune perché chi governa e chi esercita il controllo parlamentare sul governo possano fare, ciascuno nel suo ambito, il proprio mestiere. Fate funzionare le istituzioni della Repubblica, ci hanno ordinato gli elettori, riducete l’area della vanità e della cosiddetta visibilità della politica dei partiti, realizzate quanto avete promesso di realizzare, e realizzatelo in fretta. Perché una cosa è sicura: l’Italia non ha più tempo da perdere.

Nella società italiana è maturata una nuova consapevolezza, dopo anni difficili e per certi aspetti tormentati. Si respira un nuovo clima, che si esprime nella nuova composizione delle Camere chiamate oggi a discutere della fiducia al governo. La parte maggiore dell’opposizione ha creato un suo strumento di osservazione e di interlocuzione con il governo: il gabinetto ombra di tradizione anglosassone, che può essere d’aiuto nel fissare i termini della discussione, del dissenso e delle eventuali convergenze parlamentari, in particolare sulle urgenti e ben note modifiche da apportare al funzionamento del sistema politico e costituzionale. L’aspirazione generale è che un confronto di idee e di interessi anche severo, anche rigoroso, non generi nuove risse ma una consultazione alla luce del sole, un dialogo concreto e trasparente, e poi scelte e decisioni ferme che abbiano riguardo esclusivamente agli interessi del Paese.

13 Maggio 2008

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"Se pò ffà"/ Berlusconi alla Camera fa il verso a Veltroni. E conferma l'apertura al dialogo coi Democratici..,
"Per natura sono ottimista e se lo vorremo tutti insieme, come direbbe serenamente e pacatamente il principale esponente dello schieramento a me avverso, dico che 'se po' fa'". Silvio Berlusconi, facendo il verso all'espressione usata in campagna elettorale dal leader Pd e citando Maurizio Crozza, scherza con Walter Veltroni in conclusione della sua replica alla Camera, prima del voto di fiducia al governo. Il premier ribadisce in aula, dopo il dibattito di martedì, la sua disponibilità al dialogo. "A chi ci ha voluto incalzare e sfidare", a cominciare dalla necessità di fare le riforme, afferma il premier, "voglio dire che questo governo intende accogliere questa sfida con spirito costruttivo. Non ci sarà mai da parte nostra - aggiunge il Cavaliere - il rifiuto pregiudiziale ai contributi costruttivi dell'opposizione. In Aula ho ascoltato dicorsi sensati - afferma Berlusconi, riferendosi in particolar modo all'intervento di Piero Fassino - e anche in campagna elettorale ho apprezzato le parole di Veltroni" sulla pressione fiscale: "Lo slogan pagare meno e pagare tutti è condivisibile e condiviso. Ci saranno temi sui quali ci divideremo, come il Ponte sullo Stretto di Messina o la detassazione degli straordinari - chiarisce Berlusconi - ma su altri" è possibile raggiungere una convergenza. Tra questi, dice il premier, la "vigilanza sulle infiltrazioni della criminalità organizzata". Ma il "primo terreno di confronto" sarà quello delle riforme.

"È vero che i due anni di governo di Prodi hanno generato una insofferenza diffusa e una inclinazione alla sfiducia verso chi dirigeva il Paese - ribadisce il presidente del Consiglio - ma noi non siamo caduti nell'errore di promettere lo smantellamento sistematico, pregiudiziale delle leggi della passata maggioranza, a partire dalla costosa controriforma della nostra riforma delle pensioni che avete realizzato contro il nostro parere. Non lo abbiamo fatto e non lo faremo". Apertura anche sulla sicurezza: "Nel nostro pacchetto ci saranno alcune misure analoghe a quelle proposte dal ministro Amato e richieste espressamente da Veltroni. Non escludo che ci possa essere dissenso su questo decreto - conclude il premier - ma altra cosa è fabbricare, e mi auguro che non accada, una caricatura propagandistica".

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Il Cavaliere riconquista l'Udc. Il segretario Cesa parla ad Affaritaliani.it. L'Swg: dagli italiani ok all'esecutivo Pdl-Lega..,
L'Udc apprezza il nuovo corso 'conciliante' del presidente del Consiglio e si prepara ad avviare una nuova fase. Lo annuncia ad Affaritaliani.it il segretario Lorenzo Cesa. Sulla fiducia al governo la risposta è scontata, "come abbiamo annunciato da tempo, voto contrario". Ma "nel discorso di Berlusconi in Aula c'è stata un'apertura rispetto al dialogo con la minoranza, un fatto positivo per il Paese, soprattutto per l'attività che si svolge in Parlamento. Una novità rispetto agli ultimi 14 anni dove c'è sempre stato uno scontro tra maggioranza e opposizione. Ben venga quindi che ci sia il dialogo tra le parti, dato che ci sono tanti problemi da affrontare. Per quanto ci riguarda vedremo caso per caso". Poi un auspicio: "Mi auguro che quello di Berlusconi sia un cambiamento reale per il bene del Paese, viste le tante questioni da affrontare e anche con rapidità".

Il segretario centrista non si esprime su un possibile riavvicinamento al Centrodestra, anche se ricorda "che in moltissimi enti locali governiamo insieme. Dalla Lombardia al Veneto. E in Friuli Venezia Giulia come a Brescia abbiamo fatto vincere le elezioni al Pdl e alla Lega". Ed ecco l'annuncio: "Stiamo per avviare una fase nuova nell'Udc, la prossima settimana faremo partire la costituente di centro e daremo vita a un organismo nuovo. Ci sarà un congresso entro ottobre-novembre e in quella sede decideremo le linee del partito. Però - ricorda Cesa - abbiamo fatto una campagna elettorale solitaria e abbiamo preso due milioni e centomila voti circa, quindi dobbiamo tenere fede alla gente che ci ha scelto. Siamo all'opposizione e non è che oggi rientriamo nella maggioranza".

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Esclusivo/ Ecco tutti i nomi dei presidenti di commissione, Camera e Senato..,
Tutto finito con le nomine di ministri e sottosegretari? Niente affatto. L'appetito dei partiti sulle poltrone si scatena ora sui presidenti di commissione, Camera e Senato. In totale sono 28 incarichi per la maggioranza più gli organismi di controllo che spettano all'opposizione. Affaritaliani.it è in grado di anticipare l'ultima bozza messa a punto dal Centrodestra e dal Partito Democratico. La mappa completa e definitiva non si avrà prima del 22-23 maggio, quando tutte le caselle del Parlamento saranno al loro posto.

Ma entriamo nel dettaglio dei nomi. La prima commissione è quella degli Affari costituzionali, dove a Palazzo Madama andrà quasi certamente l'ex ministro dell'Interno Giuseppe Pisanu, Forza Italia, rimasto fuori dalla squadra di governo. Alla Camera un altro azzurro, Enrico La Loggia, che insieme a Micciché è il vero capo del partito in Sicilia. Alla Giustizia molto probabile la nomina al Senato di Marcello Pera, ex seconda carica dello Stato. Blindatissima da Forza Italia anche la guida della commissione a Montecitorio con Niccolò Ghedini, avvocato di fiducia del Cavaliere. Per gli Affari esteri in pole position a Palazzo Madama Domenico Nania (Alleanza Nazionale) e alla Camera Antonio Martino, altro big di Forza Italia rimasto fuori dalla distribuzione delle cariche di governo.

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Spagna, l'Eta torna a colpire/ Un'autobomba uccide un poliziotto vicino al capoluogo dei Paesi Baschi Vitoria, quattro feriti..,
Un agente della guardia civile morto e altri quattro feriti, di cui uno grave: è il bilancio dell'attentato compiuto stanotte con un furgone bomba contro una caserma nella località basca di Legutiano, in provincia di Alava unanimamente attribuito al gruppo terrorista Eta. Secondo la televisione spagnola, la bomba avrebbe contenuto almeno 100 chili di esplosivo, anche se l'agenzia Europa Press in un primo momento aveva parlato di 300 chili.

La bomba, esplosa intorno alle tre di notte, ha ucciso Juan Manuel Pinuel Villalon, di 49 anni, che al momento dell'esplosione, secondo la tv spagnola, era a pochi metri dal furgone bomba, dentro una garitta di vigilanza. I feriti sono due donne e due uomini di 34 e 41 anni di età. Due hanno riportato soltanto contusioni, uno è già stato dimesso dall'ospedale mentre l'agente più grave, secondo l'agenzia Europa Press, sarebbe in prognosi riservata, ma fuori pericolo.

Questa volta l'Eta non ha preavvertito dell'attentato, che ha distrutto buona parte della casa-caserma di Legutiano, da cui sono state sgomberate 40 persone fra le guardie civili e le loro famiglie. Lo stesso agente ucciso era sposato con un figlio. Si tratta del sesto attentato dell'Eta con vittime dopo la rottura unilaterale della 'tregua' alla fine del 2006, quando la banda fece esplodere una bomba nel parcheggio dell'aeroporto di Barajas, uccidendo due persone.

Secondo la televisione spagnola, il premier José Luis Zapatero è costantemente informato dei fatti dal ministro dell'Interno Alfredo Perez Rubalcaba. Quest'ultimo sta volando verso Vitoria, la città basca più vicina, per recarsi sul luogo dell'attentato. Il sindaco di Legutiano, località di 1400 abitanti, ha convocato una seduta straordinaria del Consiglio comunale per condannare l'attentato.

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Crozza Italia Live/ Siluri prodiani..,
Nei giorni dell'insediamento del nuovo presidente del consiglio Silvio Berlusconi e del nuovo governo, l'ex premier Romano Prodi diventa maestro di comunicazione. Si proprio lui, Romano Prodi, che sulla comunicazione ha perso la fiducia di elettori e alleati al punto che il suo governo è caduto dopo soli due anni. Qualcosa deve essere cambiato nel Professore, e lo ha dimostrato domenica scorsa, durante la puntata di Crozza Live su LA 7. Tutto è iniziato con una spassosissima canzone-parodia cantata da Crozza insieme a Max Gazzè. Intitolata 'Prodi silence' e scritta sulla falsariga di 'Sound of silence' di Simon and Garfunkel, la canzone racconta la nuova vita di Prodi, il suo ritorno a Bologna senza più un ruolo di governo. Sentite (video)

In questo brano, Crozza ipotizza che il 'pensionamento' di Prodi non durerà a lungo e che nel suo futuro ci sia la poltrona di sindaco di Bologna.

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Primarie Usa, Hillary trionfa in West Virginia. "Resto in gara"..,
Hillary Clinton travolge Barack Obama in West Virginia e nel discorso della vittoria afferma che "la corsa alla nomination è ancora aperta" sebbene il rivale resti in vantaggio nella conta dei delegati. Hillary ha il 67 per cento dei voti contro il 26 di Obama: un successo schiacciante dovuto al voto di massa della classe media bianca, degli over-60, delle donne e delle zone rurali. A pesare è stato anche il fattore della razza: il 20 per cento degli elettori ha ammesso agli exit poll di aver votato condizionati dal colore della pelle dei due sfidanti.

Dei 28 delegati in palio in West Virginia Hillary ne conquista 16 e Obama 7 con 5 ancora da assegnare. Nella conta totale Barack resta avanti a quota 1.882 con la Clinton a 1.713 rispetto al quorum di 2.025 delegati. Ma Hillary nel discorso della vittoria pronunciato nella notte nel Civic Center di Charleston ha fatto capire che si batterà fino all’ultimo, non si sente affatto sconfitta e continua a pensare di poter rovesciare le sorti della sfida presidenziale. "Sappiamo dalla Bibbia che la fede può muovere le montagne e credetemi la fede del Mountain State (il West Virginia) mi ha commosso" ha esordito l’ex First Lady assicurando che "la corsa non è finita e non lo sarà fino a quando tutti i voti in tutti gli Stati saranno contati. Questo lungo duello fa bene alla polica, crea energie per il partito democratico e ci farà vincere in novembre quando saremo tutti uniti".

Forte del sostegno della classe media, Hillary non è intimorita dai vantaggi numerici di Obama - avanti anche nel voto popolare - e guarda con fiducia alle ultime cinque primarie in Kentucky e Oregon martedì prossimo, a Porto Rico il 1 giugno, in Montana e South Dakota il 3 giugno. E recapita a Obama una sfida anche sulla definizione del quorum della nomination. "Si vince a 2.209 delegati" ha detto, spiegando che 2.025 è un numero da correggere perché "non include i delegati di Michigan e Florida che invece devono essere contati". Su quest’ultimo punto sarà una commissione ad hoc del partito democratico ad esprimersi il 31 maggio. "Sono io il candidato più forte - ha concluso Hillary - perché vinco negli Stati in bilico fra noi e i repubblicani come Ohio, Pennsylvania, Florida, Michigan e West Virginia. Solo conquistandoli si arriva alla Casa Bianca".

Se Hillary punta a tenere aperta la gara il più a lungo possibile, la strategia di Obama è di chiuderla in fretta. I sondaggi lo danno vincente in Oregon e ha già fatto sapere che quella notte pronuncerà a Portland il discorso con cui dichiarerà chiusa la campagna delle primarie. Sarà l’orientamento dei superdelegati - espressione della nomenklatura del partito - a spianare la strada a Obama oppure a rimettere in gioco Hillary. Di certo il partito democratico appare pericolosamente diviso: nel West Virginia ben il 7 per cento degli elettori ha votato per John Edwards, sebbene si sia da tempo ritirato, esprimendo così insoddisfazione verso entrambi i candidati.

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IL FATTO UN SETTANTENNE FERI’ IL CONOSCENTE DOPO L’ENNESIMA LITE
Coltellate per gli attrezzi non restituiti..,
di MARCO BROGI La Nazione
PRIMA ha pesantemente molestato una passante, seguendola nel buio di un portone e tentando di aggredirla, poi ha creato problemi in un bar; infine, una volta portato al pronto soccorso in stato di agitazione psico-fisica, se l’è presa con due infermiere, dalle quali pretendeva di farsi toccare proprio lì, scappando poi con l’ago della flebo infilato nel braccio e prendendo a calci e pugni un infermiere e i carabinieri che stavano cercando di fermarlo.

IL PROTAGONISTA dell’incredibile «performance» è un operaio edile di 22 anni di origine albanese, H.K, arrestato dai militari della compagnia di Poggibonsi, dove è avvenuto il fatto, per violenza sessuale, atti osceni in luogo pubblico, violenza privata, lesioni aggravate, danneggiamento, interruzione di pubblico servizio. Nel tentativo di fermare il giovane, in regola con il permesso di soggiorno e sottoposto alla misura dell’ obbligo di firma per essere rimasto coinvolto in una rissa, sono rimasti leggermente feriti un infermiere dell’ospedale di Campostaggia e un appuntato dei carabinieri che era andato a far visita a un parente all’ospedale e ritrovatosi nel parapiglia aveva dato una mano ai suoi colleghi. Nella concitazione, dal braccio con la flebo dell’extracomunitario è uscito del sangue, che è schizzato sui militari che volevano impedire la fuga dal pronto soccorso dell’esagitato.
Tutto comincia l’altro ieri alle 12, quando nei pressi del centro l’albanese si mette a seguire una donna di 41 anni, originaria di Perugia, che da tempo gestisce un bar a Poggibonsi. La donna entra in un portone, il giovane la blocca, pronunciando frasi prive di senso. La signora, nonostante la paura, prima prova a parlare con l’uomo, poi terrorizzata riesce a divincolarsi e a scappare. Chiama i carabinieri, che intanto iniziano la caccia all’uomo, e raggiunge il bar dove lavora, dove poco dopo capita anche l’albanese, che viene subito riconosciuto dalla signora. E’ visibilmente alterato e vengono di nuovo avvertiti i militari.

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La Nazione
di LARA SANFILIPPO IL TERRITORIO senese continua ad accrescere la sua vocazion...,
di LARA SANFILIPPO
IL TERRITORIO senese continua ad accrescere la sua vocazione turistica, nonostante il grande calo verificatosi nell’ultimo biennio a livello internazionale. E’ emerso ieri dalla prima giornata di lavori del convegno internazionale «Immagine, prodotto e destinazione». Dalle ultime proiezioni, che arrivano fino ad aprile 2008, si riscontra una nuova impennata rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Tra novembre 2007 e aprile 2008 l’evoluzione degli arrivi stranieri nella provincia ha segnato il più uno per cento, mentre quella delle presenze una tendenziale stabilità, il che evidenzierebbe una leggera diminuzione della permanenza media. Crescono dell’uno per cento gli arrivi degli stranieri che rappresentano circa il 30 per cento della domanda. Chi viene da fuori paese preferisce soggiornare in albergo, mentre calano le richieste degli stranieri per gli agriturismo. Restano invariati (0,3 per cento) gli arrivi dei nostri connazionali, ma si accorcia il numero di notti passate soprattutto in agriturismo.

PAOLO COCCHI, assessore al turismo della Regione, ha parlato di un’inversione di scelta nelle mete turistiche: «Perde il mare e recuperano le mete ‘minori’ come montagna, campagna e luoghi termali — ha detto l’assessore — rimane invece costante l’afflusso nelle città d’arte, anche se per brevi periodi».
Dalla prima giornata è emerso che Siena rappresenta un modello turistico ampiamente copiato in tutto il mondo, anche se, come sottolineato dall’assessore della provincia, Mauro Mariotti: «Occorre tuttavia puntare a crescere dal punto di vista della sostenibilità». Il modello senese è stato preso ad esempio assieme all’Andalusia, al Sud Ovest inglese e alla Torino post-olimpiadi. Tutti luoghi che hanno nell’ambiente, nei soggiorni, in strutture extra-alberghiere, nella ricerca di attrazioni culturali e nell’enogastronomia i loro punti di forza e la ricchezza dell’offerta.

COORDINATRICE della prima sessione del meeting è stata Mara Manente del Ciset (centro internazionale studi di economia turistica dell’università di Venezia) che ha sostenuto l’importanza di un’innovazione del settore turistico di Siena.
«L’attuale è ormai troppo obsoleto — ha chiarito l’esperta — in rapporto alla domanda c’è il bisogno di agire sull’immagine, sui prodotti e sugli aspetti gestionali, onde evitare una banalizzazione del territorio».

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La Nazione
di CECILIA MARZOTTI
IL SUO ULTIMO «lavoro» era quello di circuire anziani e persone psicologicamente fragili. Con moine, atteggiamenti gentili, ma anche con minacce e millantati legami c...
di CECILIA MARZOTTI
IL SUO ULTIMO «lavoro» era quello di circuire anziani e persone psicologicamente fragili. Con moine, atteggiamenti gentili, ma anche con minacce e millantati legami con la criminalità organizzata otteneva ciò che voleva: beni immobili e denaro. E’ stata la squadra mobile, come riferiamto anche in pagina regionale, a mettere fine all’attività della donna, grazie al coraggio e alla perspicacia di un genitore che ha intuito quanto stava accadendo e si è reso conto del pericolo che il figlio — con qualche problema psichico — stava correndo. La polizia ha sequestrato anche numerosi testamenti olografi di anziani «plagiati». Il giovane alla fine dello scorso aprile conosce in un bar la donna. A.B., che non è originaria di Siena ma via abita da tempo spostandosi tra Rosia, Sovicille e Murlo (ultimamente soggiornava in un agriturismo) o intuisce subito che quel ventenne può diventare una sua «preda». Dopo qualche giorno la donna lo convince infatti a darle tutti i risparmi. Il giovane le consegna duemila euro, ma lei, non contenta, pianifica una nuova strategia. Convince il suo amico a chiedere quattromila euro al padre dicendogli che dietro a tutto c’è una pericolosa banda di strozzini. Per rendere ancora più convincente il suo piano, la donna inizia a fare telefonate minatorie al padre del giovane. «Se non mi dai i soldi, ti faccio finire su una sedia a rotelle», gli dice. Non solo. La donna finge di essere il legale degli usurai. Il giovane è ormai convinto di essere inseguito dai «cravattari». Li vede ovunque, così chiede al padre di aiutarlo. L’uomo racimola quattromila euro, ma si rivolge ai poliziotti e racconta loro quanto gli sta accadendo. «Mi hanno convocato — dice agli uomini della Mobile — nello studio di un avvocato di Siena per fare una scrittura privata tra me e mio figlio». Gli investigatori avvertono il legale e con la sua collaborazione si coordinano per arrivare al momento della consegna dei soldi. A.B. con il telefonino inizia a far girare per la città l’amico, che si sposta su una mini-car. Un lungo giro, prima di arrivare ad Ampugnano: è qui che la donna accompagnata da un ottantenne lo aspetta. Vede, però, la polizia e scappa. Un agente si nasconde nel bagagliaio dell’auto del giovane. Quest’ultimo sa, per esserci stato altre volte con lei, che la sua amica si è rifugiata in un bosco alle Volte Alte. E infatti la trova là.Quando le vengono dati i soldi salta fuori il poliziotto e l’arresta. Ora la donna è accusata di estorsione e circonvenzione di incapace. I familiari del giovane «salvato» dalla Mobile hanno avuto parole di gratitudine per gli agenti. «Dobbiamo ringraziare la polizia per la professionalità dimostrata — hanno detto — . In tre giorni è riuscita a risolvere una situazione che rischiava di degenerare

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La Nazione
«Premio qualità» all’Usl 7 di Siena
Per la prima volta a un’azienda sanitaria della Toscana il Premio qualità delle pubbliche amministrazioni, promosso dal ministro per le Riforme. Domani, alla manifestazione nazionale Forum ...,
Per la prima volta a un’azienda sanitaria della Toscana il Premio qualità delle pubbliche amministrazioni, promosso dal ministro per le Riforme. Domani, alla manifestazione nazionale Forum P.A. alla Fiera di Roma, il direttore generale dell’Azienda Usl 7, Massimo Scura, parteciperà alla cerimonia di premiazione. Su 293 organizzazioni appartenenti a tutti i settori della pubblica amministrazione italiana che hanno aderito all’iniziativa, 45 sono risultate finaliste e l’Azienda Usl 7 si è collocata tra le 17 amministrazioni vincitrici. I valutatori hanno esaminato l’Azienda, concentrando l’attenzione sui nodi strategici e mettendo sotto la lente sia i risultati relativi al cittadino e alla società sia le modalità (leadership, politiche e strategie, gestione delle risorse umane) con cui tali risultati sono ottenuti.

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Storia del Granducato di Toscana "la Regione piu Bella d'Italia"
Fino dal 1421, i Medici ebbero la Signoria della Toscana, prima col titolo di DUCHI, poi con quello di GRANDUCHI, titolo sovrano, quest'ultimo, che, appunto nel 1569, fu istituito dal papa Pio V, appositamente per Cosimo de' Medici (1389-1464), al quale, come Granduca, spettava il titolo di Altezza Serenissima.
Costui, ricchissimo, fu chiamato "il Vecchio" e fu un abilissimo politico.
Alla sua morte gli successe il figlio Piero, detto il "Gottoso" (1416-1469) uomo colto e raffinato, ed anch'egli abile politico.
Alla morte di quest'ultimo, il potere passò ai figli Lorenzo (1449-1492), che poi si guadagnò l'appellativo di "Lorenzo il Magnifico" e Giuliano.
# Nel 1478 i due fratelli caddero in un agguato a S.Maria del Fiore e mentre Giuliano veniva ucciso, l'altro riuscì a salvarsi.
Lorenzo dopo varie peripezie rafforzò la sua posizione: a Firenze modificando gli statuti, e in Italia con nuove alleanze ed amicizie e l'acquisto di vari territori quali Pietrasanta, Sarzana e Pancaldoli.
Anche la sua attività letteraria fu vasta e notevole ed a lui si deve molto merito per avere favorito il passaggio dalla lingua latina al volgare.
Di successione in successione, i Medici mantennero il potere fino al 1737, anno in cui estintasi la famiglia, il Granducato passò a Francesco di Lorena e, salito questi al trono d'Austria, alla linea cadetta Lorena-Austria.
Nel 1796 la Toscana fu occupata da Napoleone e per sua volontà, nel 1801, il Granducato divenne Regno di ETRURIA e fu assegnato a Lodovico I di Borbone, Infante di Spagna a cui successe la moglie Maria Luisa che governò per conto del figlio Re di Etruria Carlo Lodovico.
Il Regno di Etruria rimase a favore dei Principi spagnoli fino al 1807, epoca nella quale fu incorporato all'Impero francese che vi costituì i dipartimenti dell'Arno, dell'Ombrone e del Trasimeno.
# Nel 1809 Napoleone ripristinò il Granducato, nominando Granduchessa di Toscana la sorella Elisa Baciocchi - Principessa di Lucca e Piombino - e ad essa rimase sino al 1814, anno in cui lo riebbe Ferdinando III.
A costui, nel 1824, successe Leopoldo II (la cui statua è possibile vedere anche nella piazza del Duomo a Pietrasanta), il quale nel 1848 elargì la costituzione, ma dovette cedere il potere ad un governo provvisorio, rifugiandosi a Gaeta.
Rientrò in Toscana l'anno successivo (1849) ed abolì la costituzione.
# Nell'anno 1859 la popolazione insorse, chiedendo l'alleanza col Piemonte. Il Granduca Leopoldo II non accettò le proposte del Piemonte e fu costretto a partire. Il governo provvisorio quindi, proclamò l'annessione al Piemonte.
Nello stesso anno la Toscana fu occupata dai francesi e ne venne stabilita la restituzione ai Lorenesi.
L'Assemblea nazionale, però, manifestò la volontà di far parte del Regno d'Italia decidendo di dichiarare decaduta la casa Asburgo-Lorena.
Di questa decisione, sul piedistallo della statua a Leopoldo II esistente a Pietrasanta, è riportata la seguente iscrizione:
L'ASSEMBLEA TOSCANA
-- DICHIARA CHE LA DINASTIA AUSTRO-LORENESE LA QUALE NEL 27 APRILE 1859 ABBANDONAVA LA TOSCANA SENZA IVI LASCIAR FORMA DI GOVERNO, E RIPARAVA NEL CAMPO NEMICO, SI E' RESA ASSOLUTAMENTE INCOMPATIBILE CON L'ORDINE E LA FELICITA' DELLA TOSCANA;
-- DICHIARA CHE NON VI E' MODO ALCUNO PER CUI TALE DINASTIA POSSA RISTABILIRSI, E CONSERVARSI SENZA OLTRAGGIO ALLA DIGNITA' DEL PAESE, E SENZA OFFESA AI SENTIMENTI DELLE POPOLAZIONI, SENZA COSTANTE E INEVITABILE PERICOLO DI VEDERE TURBATA INCESSANTEMENTE LA PACE PUBBLICA, E SENZA DANNO D'ITALIA;
-- DICHIARA CONSEGUENTEMENTE NON POTERSI NE' RICHIAMARE, NE' RICEVERE LA DINASTIA AUSTRO-LORENESE A REGNARE DI NUOVO SULLA TOSCANA.
ESEMPIO AI POPOLI, ED AI REGNANTI.

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Le riforme di Pietro Leopoldo, Granduca di Toscana

Leopoldo II d'Asburgo-Lorena, nacque a Vienna il 5 Maggio 1747 - morì a Vienna il 1 Marzo 1792; nono dei 16 figli di Maria Teresa d'Asburgo e dell'Imperatore Francesco I di Lorena. Col nome di Pietro Leopoldo I, fu Granduca di Toscana dal 1765 al 1790 e alla morte del fratello maggiore Giuseppe II, ricevette la corona imperiale col nome di Leopoldo II.
Imperatore del Sacro Romano Impero dal 1790 al 1792.

Pur legato all'impero austriaco per ragioni dinastiche e di interessi politico-strategici, egli operò innanzitutto per rendere autonomo il proprio Stato da Vienna. Diede quindi seguito a un'azione riformatrice, di chiaro stampo illuministico, che interessò gli ambiti giuridico, economico e persino religioso.

Circondatosi di collaboratori capaci, come lo statista fiorentino Pompeo Neri, subordinò la propria politica a un duplice obiettivo: da una parte attuare provvedimenti di "buon governo", che migliorassero l'efficienza dello Stato; dall'altra sforzarsi di contrastare i privilegi dell'aristocrazia e del clero, introducendo nello Stato principi di giustizia.

Nel primo indirizzo, per esempio, rientrano la bonifica della Maremma e della Val di Chiana, un provvedimento per quei tempi davvero rivoluzionario, così come la pubblicazione del bilancio statale e il riordino dell'amministrazione pubblica secondo principi di forte decentramento.

Promosse vaste bonifiche delle zone paludose della Toscana; diede notevole impulso all'agricoltura, all'industria e al commercio adottando un sistema liberistico e promuovendo la costruzione di un moderno sistema di comunicazioni stradali; promosse la cultura fondando scuole, accademie, musei e rinnovando le università di Pisa e Siena.

Nel secondo, invece, si può annoverare la capitale modifica della procedura giudiziaria e del diritto penale, ora ispirati dalle tesi del Beccaria.

Il 30 novembre del 1786, con un atto di illuminata civiltà, il granduca Pietro Leopoldo promulga il nuovo Codice criminale abolendo, per la prima volta nella storia degli Stati moderni, la pena di morte e la tortura.

Inoltre soppresse antichi e consolidati privilegi feudali, come il maggiorascato, grazie al quale solo il figlio maggiore ereditava i beni della famiglia, e abolì le immunità fiscali a vantaggio dell'aristocrazia.

Agì infine con energia affinché la borghesia potesse accedere alle cariche pubbliche locali, tentando per tale via di rinnovare la classe dirigente.

La riforma comunitativa, che instaurò il principio dell'autonomia locale, rendendo elettivi i Sindaci e i Consigli comunali; il perseguimento di una politica di pace, una nuova impostazione dei rapporti fra Stato e Chiesa.

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Fu il granduca di Toscana ad espandere i propri domini. Nel XVII secolo Firenze arriva a controllare circa metà della Lunigiana con l'acquisto di Pontremoli e dei territori circostanti. In questo secolo si sviluppò il fenomeno artistico del Barocco; a Pontremoli, l'intera città venne riprogettata.

Con la seconda metà del '700 anche in Lunigiana arrivarò l'illuminismo con Piero Leopoldo d'Asburgo, granduca di Toscana. In questi stessi anni, nel 1787, Pontremoli ottenne la nomina a sede diocesana, che manterrà per duecento anni, oltre al riconoscimento di città.

Gli anni della Rivoluzione Francese (è un insieme di eventi e di cambiamenti intercorsi tra il 1789 e il 1799) e di Napoleone, provocarono anche in Lunigiana la fine del feudalesimo. Le zone in passato divise in feudi vennero inglobate nella Repubblica Cisalpina e poi nel Regno Italico, mentre la parte già del granducato di Toscana entrò a far parte del Regno d'Etruria.

Con la sconfitta di Napoleone e la Restaurazione, il Congresso di Vienna del 1814-1815, sancì che gli ex feudi imperiali passassero sotto il dominio estense di Francesco IV, duca di Modena: ne fanno parte i territori di Aulla, Licciana, Mulazzo, Podenzana, Tresana, Villafranca e Treschietto. Anche il granducato di Toscana riacquistò i suoi territori, Fivizzano, Pontremoli, Codiponte, Bagnone, Casola e Albiano.

Per meglio valutare l'assurdità restauratrice del Congresso di Vienna, é bene rivedere la situazione politica degli Satati e Staterelli che confinavano con la Lunigiana.

Il Ducata di Parma, Piacenza e Guastalla, già dei Borbone, fu assegnato a titolo vitalizio a Maria Luigia di Austria, seconda moglie di Napoleone Bonaparte, che tenne per un trentennio, dal 1815 al 1847 sino alla sua morte. poi il Ducato di parma, per accordi congressualiu sarebbe tornato ai Borbone.

Il Ducato di Modena e di Reggio fu restituito a Francesco IV d'Este-Lorena (1814-1846), cui era previsto toccasse, alla morte della madre Maria Beatrice Cybo d'Austria-Este (1829) anche il Ducato di Massa e Carrara.

Il Granducato di Toscana fu restituito a Ferdinando III di Lorena (1814-1824), al quale era previsto arrivasse anche il territorio dell'ex Repubblica di Lucca.

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Il congresso di Vienna segna un regresso, una reazione antistorica disconoscendo le aspirazioni nazionali dei popoli ed aprendo per l' Europa un lungo periodo di agitazioni, dirette a sostituire al principio di legittimità un nuovo ordine internazionale, fondato sulla volontà dei popoli.

Per la Lunigiana, ed in particolare per l' Alta Lunigiana, va ricordato che il Congresso di Vienna, deciso a non restituire i feudi imperiali della Lunigiana ai Malaspina, li destinò a Maria Beatrice, madre di Francesco IV di Modena, ed erede del Ducato di Massa e Carrara, la quale ne fece subito cessione al figlio.

Si è così formata la LUNIGIANA ESTENSE, che comprendeva oltre al Ducato di Massa e Carrara, Fosdinovo, Licciana, Mulazzo, Podenzana, Rocchetta di Vara, Tresana, Treschietto e Villafranca.

A Vienne venne riconosciuto l'eccessivo frazionamento politico della Lunigiana ed autorizzava i nuovi possessori ad effettuare mediante trattative diplomatiche, cambi ed altre transazioni con il S.A.I. il Granduca di Toscana, secondo la reciproca convenienza, per dare un assetto migliore ad una piccola regione, ma geograficamente bem determinata.

Fu così concluso un trattato segreto a Firenze tra il Granduca di Toscana e i Duchi di Modena e di Lucca per giungere ad una più omogenea definizione dei loro Stati.

Con il trattato di Firenze del 1844, che chiudeva definitivamente il periodo napoleonico, si parlava di ben tre Lunigiane. Una Lunigiana parmense assegnata al ducato di Parma, con Pontremoli e Bagnone; una Lunigiana modenese assegnata al ducato di Modena, con Fivizzano, Aulla, Licciana, Massa e Carrara; una Lunigiana sarda, assegnata al Regno di Sardegna, con Sarzana, La Spezia e la Val di Vara.

Fu il risultato della prima guerra di Indipendenza, lo Stato piemontese arrivò fino alla bassa Lunigiana. L’unità avverrà solo dopo la seconda guerra di Indipendenza quando, nel 1859, la Lunigiana proclamò la sua annessione al Regno di Sardegna. Con l'Unità d'Italia la Lunigiana entrò a far parte della provincia di Massa Carrara, con scarso rispetto delle caratteristiche e degli ambiti regionali.

Il dittatore di Modena Farini spaccava in due il territorio della Lunigiana storica, creando appunto la provincia di Massa e Carrara con la Val di Magra e la Garfagnana, mentre La Spezia e la Val di Vara venivano assegnate alla provincia di Genova.

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Il Vicariato di Bagnone di RUGgGIO

Per volontà del Granduca di Toscana, Pietro Leopoldo, nel 1772 venivano istituiti quaranta Vicariati nello Stato fiorentino, e le sedi in territorio lunigianese vennero poste a Fivizzano, Bagnone e Pontremoli.

A Bagnone viene istituito un Vicariato, minore rispetto a quello di Pontremoli e Fivizzano, ma comunque composto da venti comunità, governato, sotto il profilo della giustizia, da un Ministro del Granduca designato; mentre per quanto attiene all’aspetto tributario un unica imposta viene ad azzerare la molteplicità dei precedenti tributi.

Siamo dunque ormai giunti agli albori del XIX secolo, epoca di nascita delle prime manifatture, dello sviluppo di una economia pre-industriale dove i commerci si andranno rafforzando ed intensificando, dove la cresciuta produzione delle merci favorisce la presenza, nelle fiere, di una massiccia e disparata quantità di articoli e prodotti.

È importante sottolineare che nel 1772 il Borgo di Bagnone è diventato sede di una Giurisdizione Civile e Criminale. Inaco Bianchi e Rosanna Pinotti, sempre nell’opuscolo Descrizione dei Termini e confini giurisdizionali nel Vicariato di Bagnone, citano dalle Relazioni del Granduca, ed io ritengo importante trascrivere:

"Bagnone è paese povero, piccolo e brutto, non avendo né commercio né transito, e solo la piazza (della pretura, n.d.a.) ed il borgo giù è buono. Il Castello di Bagnone, situato presso il fiume Bagnone parte lungo il fiume in un borgo lungo e parte scosceso sul monte, fa 400 tante anime e tutta la giurisdizione 5.000 ed è circondato per tutto da feudi".

In una Relazione dei Termini e Confini nel Dipartimento della Cancelleria di Bagnone, redatta nel 1780 si legge: La Comunità di Bagnone comprende venti antichi Comuni sotto la giurisdiscenza civile e criminale di detta Terra, la circonferenza è di 45 miglia salvo, è circondata nella massima parte da diversi Stati Esteri, è tagliata dal fiume Magra e da altri Fiumi e Torrenti, il suo territorio nel più è montagnoso poco coltivato, e nel mezzo in pianura.

Racchiude i Feudi Imperiali di Treschietto, Malgrate, Virgoletta, Villa Franca. A Levante confina con Verano Stato Modenese e col Feudo di Licciana. A Mezzogiorno coi Feudi di Monti, Granducale di Terra Rossa, e di Podenzana. A Ponente coi Feudi Tresana, di Castevoli, Virgoletta, Villa Franca, Malgrate, tutti Feudi Imperiali, quindi si trova Groppoli Feudo Granducale di poi Mulazzo e Castagnetolo Feudi Imperiali e quindi il territorio di Pontremoli Stato di S.A.R.. A Tramontana con lo Stato di Parma, col Feudo imperiale di Treschietto e ritorna lo Stato di Modena.

Di seguito l’elenco dei comuni appartenenti al vicariato di Bagnone: Bagnone popolo, Corlaga popolo, Mochignano popolo, Collesino, Compione, Lusana popolo, Corvarola popolo, Fornoli popolo, Castiglione del Terziere, Nezzana, Filattiera, Biglio, Ricò, Lusuolo, Comunità di Albiano, Caprigliola, Comunità di Terra Rossa.

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La Nazione
L’INTERVENTO CARLO DEL NERO
«Sindaco, si ricordi il suo impegno: creare una nuova classe dirigente»
di MARZIO PELU’
— MASSA —
IL CONSIGLIO comunale di Massa sarà uno dei primi, in Italia, ad avere il gruppo unico de La Sinistra l’Arcobaleno. L’esperienza del ...
IL CONSIGLIO comunale di Massa sarà uno dei primi, in Italia, ad avere il gruppo unico de La Sinistra l’Arcobaleno. L’esperienza del “Cantiere delle Sinistre”, che circa un anno fa aveva visto la luce con il grande “no” all’allora sindaco Fabrizio Neri (che aveva liquidato la giunta nel tentativo di allargare la coalizione), si è concretizzata nella vittoria di Roberto Pucci, sostenuto da due liste civiche (tre al ballottaggio) e, appunto, da quella lista de La Sinistra l’Arcobaleno nella quale erano confluiti esponenti di Prc, Pdci, Verdi e Sd. Ieri, a meno di una settimana dal primo consiglio comunale del Pucci-ter, gli eletti di quella lista hanno annunciato, nella saletta dei consiglieri al primo piano del Comune, che non solo l’esperienza proseguirà, ma potrà anche contare su un’ancora maggiore coesione. E potrebbe pure allargarsi. «Noi siamo qui a testimoniare — ha detto Pierpaolo Marchi (Prc) — che La Sinistra l’Arcobaleno esiste e, anzi, a Massa avrà una presenza in consiglio comunale senza precedenti e sarà anche in consiglio provinciale, segno che la Sinistra esiste soprattutto nella società, a partire dai principi che storicamente ci appartengono e dai ceti che rappresentiamo».«Massa è un’isola felice — ha proseguito Bruno Borghini (Verdi) — e tutti ci guardano con interesse perché si aspettano da noi un governo diverso dai soliti, che metta in atto gli ideali dei partiti che rappresentiamo come l’ambientalismo e l’operaismo». «La vittoria del nostro candidato Roberto Pucci — ha aggiunto Cesare Lorieri (Sd) — ci obbliga a presentarci uniti in consiglio, per dare risposta alla richiesta di cambiamento che viene dai nostri concittadini». «I timori espressi da qualcuno sulla Sinistra “estremista” — ha sottolineato Enzo Della Maggesa (Pdci) — saranno smentiti dai fatti e dal nostro lavoro». «Il nostro — ha annunciato Maurizio Bonugli (Prc) — sarà un laboratorio, aperto alla partecipazione della società civile». «Cogliamo l’occasione per lanciare un appello a chi è stato eletto nelle altre liste civiche — ha dichiarato Simone Ortori (Prc) — affinché vogliano rafforzare il nostro consenso: la fase della marginalità della Sinistra è finita». «Il popolo che ha dato la vittoria a Pucci è la risposta alla buona dose di veleno gettataci addosso nell’ultima parte della campagna elettorale», ha concluso Loreno Vivoli (Pdci). Sotto l’Arcobaleno che sorgerà in consiglio comunale ci saranno gli otto consiglieri Pierpaolo Marchi, Cesare Lorieri, Enzo Della Maggesa, Maurizio Bonugli, Simone Ortori, Bruno Borghini, Dino Bertelloni e Giulio Mucci (che subentrerà a Loreno Vivoli, nominato assessore). In consiglio provinciale, invece, i rappresentanti di ‘Sa’ saranno Aldo Fialdini (Prc) e Patrizia Alberti (Pdci).

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La Nazione
L CONSIGLIERE di Forza Italia e leader dell’opposizione Simone Caffaz ha presentato ieri matti...
IL CONSIGLIERE di Forza Italia e leader dell’opposizione Simone Caffaz ha presentato ieri mattina un’interpellanza al sindaco Zubbani sulla nuova versione di «Agorà», il mens...
IL CONSIGLIERE di Forza Italia e leader dell’opposizione Simone Caffaz ha presentato ieri mattina un’interpellanza al sindaco Zubbani sulla nuova versione di «Agorà», il mensile del Comune recentemente trasformato in quindicinale mentre ogni tre mesi uscirà anche con edizioni monotematiche. Dice Caffaz: «A giudicare dal primo numero (quello quidicinale, ndr), piuttosto scarno e deludente e con relazioni del consiglio comunale non sempre conformi a quanto è accaduto, mi sia concesso di osservare che la montagna ha partorito un topolino».

«DI PIÙ: lo ha fatto — dice Caffaz — senza concedere ai gruppi consiliari e alla minoranza lo spazio concordato e per di più senza minimamente consultare i due consiglieri delegati da centrodestra e centrosinistra a rappresentarli nel comitato di redazione. Insomma — dice Caffaz — si è prodotto un foglio di qualità scadente, di mera propaganda e contraddicendo gli accordi più volte presi a livello consiliare. A questo punto chiedo perchè è accaduto tutto questo, quali siano i costi del piano di comunicazione del Comune e quali le caratteristiche nel dettaglio, e se l’amministrazione, visto l’esito scadente dell’iniziativa, non intenda recedere».

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La Nazione
Massa Carrara
IL COORDINAMENTO antifascista organizza domani alle 16 in largo Matteotti al monumento al partigiano...
IL COORDINAMENTO antifascista organizza domani alle 16 in largo Matteotti al monumento al partigiano un presidio antifascista in memoria di Nicola Tommasoli, pestato a morte a Verona da una squadra d...
IL COORDINAMENTO antifascista organizza domani alle 16 in largo Matteotti al monumento al partigiano un presidio antifascista in memoria di Nicola Tommasoli, pestato a morte a Verona da una squadra di neofascisti. Verrà organizzato un pullman per la manifestazione del 17 a Verona: info 340 06.92.837 o 333 46.39.178. «Una violenza — scrive il coordinamento — coltivata nella Verona del sindaco leghista Tosi e nei salotti buoni del potere della città». E ricorda «le aggressioni fasciste accadute a Massa negli ultimi mesi e i frequenti pestaggi in tutta la Versilia» e critica la sinistra che esprime «comprensione delle “motivazioni e degli ideali dei ragazzi di Salò”, i fascisti più oltranzisti che difesero fino all’ultimo dittatura e occupazione nazista».

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Loris Palmerini
Ho visto lavorare gli zingari: in Romania
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La Romania ha affrontato il disagio sociale degli zingari in maniera più creativa. Piuttosto che cercare di “proteggerli” con i sussidi senza nulla in cambio (come vuole la sinistra) o emarginarli (come vuole la destra), la Romania ha dato loro un lavoro. E così non è difficile, girando per le strade della capitale, vedere degli zingari che, armati di giacchi no da 5 euro, scopa e raccoglitore, raccolgono le cartacce e tengono puliti i parcheggi e le fermate degli autobus. Questo naturalmente li rende stanziali, e non dei semplici percettori di reddito mensile. Oltre a ciò godono dei sussidi di tutti gli altri lavoratori, a parità di condizioni. Il risultato è che ai semafori non si vedono accattoni e mendicanti, anche se alcuni vendono i fiori, ma in generale meno che in Italia. Naturalmente so che alcuni fanno i muratori e tanti altri lavori, a volte portandolo via ai meno svantaggiati dei compaesani. C’è da chiedersi perché in tali casi dovrebbero essere privilegiati. Forse bisognerebbe correggere il sistema rumeno con una valutazione di merito. Il problema è che in Italia probabilmente la valutazione la farebbe qualche statale sfaccendato di quelli che si sono visti su report e striscia la notizia. Quindi è molto pericoloso. Ma almeno una soluzione altrettanto intelligente di quella Romena, a quando in Italia

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Marina Salvadore
"Un Visco per l'estate"
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È veramente inqualificabile, folle, l'ultima zampata giustizialista del dittatore Visco, alter ego del Padoa-Schioppò-il-generale-Speciale. La viscata che sigla la fine di un'altra epopea giacobina sul suolo nazionale è consistita nella pubblicazione delle dichiarazioni dei redditi 2005 di Tutti
i contribuenti italiani sul sito dell'Agenzia delle Entrate, consultabile da chiunque, soprattutto dal classico spione "vicino di casa" d'ognuno, dai parenti-serpenti che vogliamo tenere all'oscuro dei fatti nostri, ancorché - con gravissimo pericolo per i dichiaranti benestanti e addirittura ricchi - consultabile da criminali: ladri e mafiosi, dediti a rapine, sequestri di persona e richieste di pizzo! Nel pomeriggio, l'ignaro Garante della Privacy, caduto dal pero (evviva.evviva. questi sono i pregi della comunicazione interministeriale.ma non s'erano inventati anche un Ministero per i rapporti con il Parlamento?), ha sospeso solo nel pomeriggio con provvedimento la pubblicazione in rete. troppo tardi: il sito era già scoppiato per l'abnorme numero di accessi. L'ADOC consiglia ai contribuenti italiani di chiedere il risarcimento dei danni, tenendo anche conto che sui modelli cartacei compilabili della dichiarazione non è mai preventivamente stampigliata la richiesta di autorizzazione alla divulgazione dei dati personali ma io oserei ancor più: chiederei la condanna dei vertici del M.E.F. e del Dicastero Finanze, dell'Agenzia delle Entrate oltrechè per procurato allarme, per istigazione al crimine e concorso esterno in associazione mafiosa (non è forse il reato per il quale, innocente, il prefetto Bruno Contrada che ha tutelato per lunghi anni la sicurezza pubblica è, ottantenne, in galera?). Accade anche che l'autoritario Visco, rosso come i libri-rossi del suo antico predecessore Reviglio, offeso dal provvedimento del Garante, sia andato cianciando in giro che in omaggio alla "trasparenza" in tutti i Paesi del mondo sono resi pubblici i redditi dei
contribuenti. già, correttamente, basta andare in qualsiasi ufficio locale delle Entrate, prendere il numerino e mettersi in fila al front-office motivando all'operatore la richiesta, dopo aver declinato, peraltro, le proprie generalità.. eppure, qui casca l'asino, poiché Visco sembra aver dimenticato, in quest'orgia riformista- libertaria che fa a cazzotti con la tutela della Privacy, il polverone che sollevarono Prodi e il Consiglio dei ministri (del quale Visco e Padoa-Schiappa erano i leaders indiscussi) nei confronti di quella decina di tipici "impiagati" statali dell'Agenzia (che leggono Novella Tremila e guardano Il Grande Fratello) che avendo accesso con password, per motivi professionali, all'Anagrafe Tributaria, andarono a curiosare ingenuamente sulle proprietà ed i redditi dichiarati dal neoeletto castellano bolognese Prodi ed altri idoli del teatrino della politica e
dello spettacolo, la Ferilli, Totti. eccetera. Questi "impiagati" subirono perquisizioni della Finanza in casa, procedimento disciplinare. insomma passarono davvero un brutto e lungo momento e furono additati in tv e sui giornali come criminali terroristi. tant'è vero che per alcuni si postulò la
fantascientifica ipotesi - suggerita da Prodi e dallo stesso inossidabile Visco - di collaborazione con i "servizi" deviati. Memoria corta, signor Visco?

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Achille della Ragione
Un mondo in frantumi
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L’emergenza rifiuti che da tempo rattrista la Campania e che entro pochi anni interesserà tutto il mondo, ha una genesi remota nel mutamento drastico delle abitudini e nella nascita e sfrenata crescita della civiltà dei consumi. Per secoli abbiamo amato gli oggetti che affollavano le nostre case, le lenzuola del corredo della nonna con le cifre ricamate, che venivano utilizzate per generazioni, la poltrona in camera da letto sulla quale vedevamo ancora seduti i nostri genitori, quel quadretto con dei fiori esotici ricordo di nostra cugina emigrata in sud America, quel vaso, da tempo scheggiato, regalo di nozze della zia Donatina. Non vi era suppellettile che non serbasse ricordi a volte lieti, spesso tristi. Anche un’antica pentola eravamo certi che possedesse un’anima e non potevamo separarci da nessuno di essi, perché avremmo sofferto come per la perdita di una persona cara. Non bisognava essere dotati di poteri paragnostici per subire il fascino di un coltello o di una sciabola appartenuta a zio Amilcare ufficiale nel Dodecaneso, vibrare di emozione sfogliando le ingiallite lettere d’amore, vecchie di un secolo, che ripercorrevano l’amore contrastato tra zia Amina e Savino, austero colonnello dei bersaglieri. Le biblioteche aumentavano generazione dopo generazione, perché i libri, soprattutto se sottolineati, erano trattati come reliquie, forse erano poco letti, ma rispettati, tenuti in ordine e suddivisi rispettando ancora la collocazione data dai vecchi proprietari: nonno Biagio, di rinomata erudizione, preside al liceo o zio Camillo, vescovo di grande cultura, collezionista di volumi di storia del Cristianesimo, ma anche di atlanti e cartoline illustrate. Quanto era lontana ed inimmaginabile l’era di internet e la vana pretesa di raccogliere tutta la cultura in un frammento di silicio. Poi all’improvviso con il boom economico un mare di prodotti di ogni genere ha cominciato a sovrastarci e siamo stati presi da una febbre per l’acquisto facile, che rapidamente è divenuta un delirio. Abbiamo cominciato ad accumulare oltre misura per cui abbiamo cominciato a non affezionarci più a niente ed a cambiare continuamente abiti, scarpe, frigorifero, automobile, telefonino, a conservare nell’armadio 300 cravatte e 50 paia di scarpe. L’abitudine allo sperpero è divenuto un imperativo categorico continuamente rinforzato dai messaggi pubblicitari che ci martellano a tutte le ore. E con terrore pensiamo a quando miliardi di uomini, che oggi non posseggono niente desidereranno almeno un decimo di ciò che noi possediamo. Pochi si sono resi conto che ci avviamo velocemente verso la catastrofe, se non ritorneremo alla sobrietà della società agreste e non sapremo trasferirla nel cuore della civiltà industriale. Quanto erano saggi i nostri nonni che amavano una sola giacca, un solo paio di scarpe e che si tramandavano cappotti e sussidiari di padre in figlio.

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Comunicato del Coordinamento Nazionale Piccoli Comuni
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Oggetto: La Campania soffocata dall’immondizia e Bassolino e Iervolino presuntuosamente non si dimettono - Il Coordinamento Nazionale Piccoli Comuni convocato in rete in seduta permanente torna a chiedere con forza le dimissioni del Presidente della Giunta Regionale della Campania, Antonio Bassolino e del Sindaco di Napoli, Rosetta Russo Iervolino. La condizione di totale disastro che ha portato la Campania al pubblico ludibrio nel mondo impone risposte politiche severe a partire dallo scioglimento del Consiglio Regionale della Campania, dei Consigli Provinciali di Avelinno e Napoli e del Consiglio Comunale di Napoli per manifesta incapacità politica ed amministrativa, causa principale del disastro dell’emergenza rifiuti in Campania - il duro commento del Portavoce dei Piccoli Comuni, Virgilio Caivano - Al Presidente del Senato chiediamo la convocazione immediata dell’Aula per discutere e votare l’immediato scioglimento del Consiglio Regionale campano. I cittadini hanno il diritto ad avere anche giustizia politica, visto che i danni irreparabili di immagine e di qualità della vita di una terra straordinaria come la Campania rappresentano un peso insopportabile soprattutto per le nuove generazioni. Ai Presidenti delle Giunte regionali di Puglia, Molise, Basilicata e Calabria chiediamo atti amministrativi di condanna verso le scelte del Commissariato per l’emergenza rifiuti di allocare discariche lungo i confini regionali, senza la preventiva consultazione prevista dalla legge. Al nuovo Governo Berlusconi, una volta insediatosi, chiediamo la chiusura immediata della struttura commissariale di Governo dell’emergenza rifiuti ed il ritorno alle responsabilità ordinarie delle Istituzioni e della politica. Le dimissioni e lo scioglimento del Consigli sono il passaggi obbligato per recuperare la fiducia dei cittadini ed il clima giusto per trovare risposte condivise con le popolazioni campane - le conclusioni del leader di Piccoli Comuni. Addetto Stampa Andrea Gisoldi

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Lettera aperta
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Oggetto: La sinistra non ha fatto la sinistra - Molti politici di sinistra e i loro sostenitori, interpellati sul perché di questa loro sconfitta nelle ultime elezioni, hanno cercato di dare tale spiegazione: “Sono state perse le elezioni perché “ La Sinistra non ha fatto la Sinistra”, vale a dire che lo schieramento di sinistra non ha adempiuto al suo dovere specifico e tradizionale in difesa delle classi più deboli e povere, quali operai e lavoratori, non è riuscita a penalizzare abbastanza la ricca e sfrontata borghesia, cioè quei datori di lavoro che opprimono la povera classe operaia e si arricchiscono sulle sue spalle, soprattutto sulle spalle di quei poveri extracomunitari che sbarcano distrutti e affamati sulle nostre coste per cercare qui da noi un po’ di lavoro e di benessere ecc. ecc. Tutte balle e balle che ci sono state raccontate per troppo tempo!! E da dove vengono quei poveri affamati e distrutti se non dai paesi dell’Est dove ha imperversato per 70 anni il governo comunista? E dove vengono a cercare un po’ di benessere se non in un paese, come l’Italia, che, forse per un occhio di predilezione e misericordia del Padre Eterno, è riuscita a bloccare l’avanzata comunista degli anni ’60, pronta a trascinare anche noi nel suo vortice di distruzione e di morte? Forse solo adesso, vale a dire solo dopo due anni di governo di sinistra che ha aperto gli occhi anche ai nostalgici del vecchio comunismo perché in poco tempo è riuscito a mettere in ginocchio tutti: operai, datori di lavoro, economia, scuola, ospedali, famiglie, giustizia ecc. forse solo adesso gli italiani sono finalmente riusciti a capire che è ora di sfatare quel mito della sinistra che si è sempre arrogata la pretesa di difendere i lavoratori contro le ingiustizie della destra che pensa solo a ingrassare gli imprenditori! Come sono ridotti quei paesi, a iniziare dalla Russia, che hanno avuto governi comunisti? Dopo 70 anni di ateismo assoluto, di barbarie, di persecuzioni, di fame e di iniquità, (basti pensare solo ai 120 milioni di persone uccise dal comunismo nel nefasto secolo 19.mo) adesso sono ridotti così male che neppure hanno la preparazione umana e professionale, le risorse e la forza morale di darsi una democrazia che li difenda e li sostenga per non dover emigrare all’estero a cercare il pane quotidiano. Cara Italia, svegliati, guardati attorno, ringrazia il buon Dio che ti ha protetta e gioisci: Proprio, oggi, 29 aprile, festa di Santa Caterina da Siena, Patrona d’Italia con San Francesco, dopo decenni di falsità e di menzogne, finalmente “la Sinistra è riuscita a fare la Sinistra”, cioè a mostrare il suo vero volto. Patrizia Stella

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Lettera aperta al Presidente della Repubblica
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Oggetto: "Ho trent'anni e sono incinta" - Egregio Presidente, sono incinta. Egregio Presidente, ho quasi trent'anni, ho un lavoro, sono sposata e sono incinta. Egregio Presidente, tra un paio di settimane abortirò!! Nonostante la mia non fosse una gravidanza programmata, l'aver scoperto di essere positiva al test mi ha dato un'emozione bruciante, una felicità incontenibile. L'idea di aver concepito un figlio con l'uomo che amo è qualcosa di così forte ed intimo che è impossibile da spiegare. Ad ogni modo la mia gioia non ha visto la luce del giorno dopo. Ben presto la ragione, come spesso accade, ha preso il posto del cuore e mi ha schiaffeggiata forte, come si fa per scacciare in un colpo una forte sbronza. La verità, mio caro Presidente, è che nonostante sia io che mio marito abbiamo un lavoro, un lavoro che ci impegna 6 giorni alla settimana e che abbiamo trovato dopo infiniti "lavoretti" che definire umilianti e sottopagati è dir poco; ebbene dopo tutto ciò, ad oggi le nostre entrate ammontano a circa 1.300 euro al mese. Per trovare questo lavoro qualche anno fa ho rinunciato a portare a termine la mia carriera universitaria. Nonostante il profitto fosse elevato e la mia media superasse il 29, dissi addio ai miei studi e al mio praticantato da giornalista. Quest'ultima rinuncia fu per me la più dolorosa perché la verità è che, seppur i miei compiti di neofita fossero praticamente identici a quelli di un professionista, non ho mai riscosso neppure un centesimo dal quotidiano locale per il quale scrivevo. Il lavoro era splendido, ma non si può vivere solo di passione. Purtroppo la vita mi mise di fronte ad una scelta. Mi ero innamorata e desideravo vivere insieme al mio compagno, quindi, o perseguivo la mia ambizione, che mi imponeva però di gravare ancora sulle spalle della mia famiglia, oppure spiccavo il volo e mi rimboccavo le maniche accettando qualsiasi tipo di occupazione che mi garantisse un reddito, dandomi la possibilità di coronare il mio sogno d'amore. Scelsi la seconda strada. Scelsi l'amore! Scelsi l'amore e glielo assicuro, Signor Presidente, non c'è stato un giorno, da allora, in cui io me ne sia pentita!!! Ora però è diverso...! Presidente, ora devo scegliere se essere egoista e portare a termine la mia gravidanza, sapendo di non poter garantire al mio piccolo neppure la mera sopravvivenza; oppure andare su quel lettino d' ospedale e lasciare che qualcuno risucchi il mio cuore spezzato dal mio utero sanguinante, dicendo addio a questo figlio che se ne andrà via per sempre!! Non importa se ce ne saranno altri dopo di lui... Il mio bimbo non tornerà più!! Non tornerà mai più!!!! Ma questa è la vita!! Giusto, Signor Presidente??? Si, questa è la vita!!! Qui non c'è nessuno che ti tende una mano, nessuno che ti aiuti quando hai veramente bisogno!! E per favore, mi risparmi banalità del tipo: "Dove si mangia in due, si mangia anche in tre!!". Mi risparmi la retorica, perché è l'ultima cosa di cui ho bisogno. Sa benissimo anche Lei che se ad oggi, ad esempio, decidessi di adottare un figlio, nessun Ente mi accorderebbe mai il suo consenso. Nessun assistente sociale affiderebbe a me e a mio marito un bambino e questo perché i nostri introiti verrebbero considerati insufficienti al sostentamento di un'altra persona. Nessuno si sentirebbe di condannare quell'assistente sociale per una scelta di questo tipo, giusto?? Egli sarebbe considerato un professionista attento ai bisogni del minore. E allora mi chiedo e chiedo a chiunque sia pronto a dire che non si dovrebbe mai abortire, perché "se c'è l'amore c'è tutto", io chiedo a queste persone: "Ma hanno forse più necessità i bimbi adottivi rispetto a quelli biologici???" Credo di no, Signor Presidente!! Credo proprio di no!!!!! Comunque è inutile arrovellarsi su dubbi e domande che non troveranno una risposta e che, già lo so, continueranno a tormentarmi e ad attanagliarmi l'anima per sempre!!! Ma c'è una domanda, mio caro Presidente, a cui vorrei che Lei rispondesse: perchè, per il solo fatto di aver avuto la sfortuna di nascere in questo paese, un Paese che detesta i giovani, che ne ha già ucciso sogni e speranze e che ha già dato in pasto ai ratti le ceneri del loro futuro; ebbene perché per il solo fatto di esser nata qui, ho dovuto rinunciare prima alla mia ambizione a crearmi una carriera soddisfacente, e cosa infinitamente più drammatica, sono costretta adesso a rinunciare al mio diritto ad essere madre?????????

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LA CIRCOLARE SPIGOLOSA
CIRCOLARE DEL PARTITO DELLA ALTERNATIVA MONARCHICA
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Informazioni, appuntamenti, notizie e vita sociale dei monarchici
Circolare n. 134 Anno 4 del 16 Maggio 2008
Esce quando è pronta e non costa nulla
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Matteo Cornelius Sullivan
Fini ha sempre ragione!
“La casta non esiste!”
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La prima uscita post-elettorale di Fini è stata quella di affermare “ufficialmente” che “la casta non esiste” e il bello è che è vero, perché la classe politica italiana è in verità di stampo mafioso; E non affermo ciò per le eventuali infiltrazioni mafiose nella politica ma perché i “metodi” di gestione della cosa politica nella Repubblica Italiana sono affini a quelli che potrebbe generare la mafia. Ovviamente, almeno per quanto ne sappiamo, non si occupano di crimine come ciò è comunemente inteso ma di fatto si sono instaurati al potere e si sono fatti delle leggi su misura per eliminare potenziali concorrenze... un monopolio? No, una mafia, perché anche i cari senatori e deputati che si spacciano per onesti, non contestano praticamente nulla, soprattutto quando si tratta di aumentare i propri stipendiucci; questa è omertà politica! Certo, agli idioti a cui i vapori del fanatismo politico di parte annebbia la vista, mai parrà possibile che i rappresentanti della propria parte politica possano essere definiti una casta, figuriamoci dei mafiosi! ma è così. No, non è possibile, quelli della mia fazione politica no, solo gli altri... questo è il pensiero comune, intanto gente che ha fatto carriera politica inveendo contro il sistema, contro la meridionalizzazione dello Stato, contro la politica di professione, oggi è tale e quale alla classe politica della prima repubblica... sono lì, sono attaccati alle loro poltrone, sono degli inetti, dei vecchi incapaci di dare soluzioni al Paese e, passata l’euforia post-elettorale, saranno ancora lì ad aumentarsi stipendi, prezzo della benzina (che in Egitto costa 25 centesimi di Euro!), ad aumentare le tasse... Un tempo si diceva “Mussolini ha sempre ragione!”, oggi crediamo di poter scegliere ma non ci rimane che concordare, è vero la casta non esiste, sono solo dei politico-mafiosi: “Fini ha sempre ragione!”

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Un Po' di STORIA..,
Lettera di Badoglio all'ambasciatore italiano a Madrid
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Testo della lettera inedita inviata da Badoglio a Giacomo Paulucci di Calboli, ambasciatore a Madrid, il 16 ottobre 1943. La lettera, su carta intestata "Il Capo del Governo", è manoscritta e strettamente confidenziale.
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Carissimo Paulucci,
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per Suo orientamento Le faccio un po' di storia degli avvenimenti. Lei sa come cadde il governo Mussolini. Comandato ad assumere il potere, trovai una situazione militare spaventosa. 36 divisioni fuori d'Italia in Francia, nei Balcani etc. e 12 divisioni in paese mentre la Sicilia era quasi perduta. Mi rivolsi ai tedeschi per far rientrare parte delle nostre divisioni. Mi risposero tagliando i rifornimenti di carbone, annullando quello della benzina, rubando il grano da me fermato in Romania, e inviando subito 6 divisioni loro in Italia.
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Circa 8 mila SS della Gestapo erano a Roma a protezione di Mussolini. Esse organizzarono un attentato contro il Re e contro di me che fu sventato dalla nostra polizia. In ultimo pretendevano che in Italia vi fosse un solo comando per tutte le truppe italiane e tedesche da affidare a Rommel. Capito che con loro non c'era più nulla da sperare e spinto dal paese che non ne voleva più sapere di tedeschi, intavolai trattative con gli angloamericani. Per una mossa di Eisenhower che anticipò di 6 giorni la data di proclamazione dell'armistizio (il giorno 8 invece che il 14) corremmo il rischio il Re, Regina e principe ereditario e il governo di essere catturati in Roma. Ora con gli angloamericani siamo passati dalla fase dell'armistizio a quella di collaborazione e in seguito di cobelligeranza ed io spero di poter ancora fare un passo avanti. Le ho risposto per la questione del denaro che forzi la Banca del Lavoro ad anticipare i fondi. Resta però inteso che lei può adottare qualsiasi misura che creda opportuna. Io qui avevo interessato il gen. Mac Farlane, governatore di Gibilterra e capo della missione militare presso di me, a far anticipare dai governi inglese e americano le somme che a lei occorressero.
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L'autorizzo a riprendere queste trattative con gli ambasciatori inglese e americano per farsi imprestare soldi. Insomma piena fiducia in lei e piena libertà d'azione.
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S.M. il Re mi ha detto testualmente: di Paulucci ero sicurissimo. L'abbraccio.
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Badoglio
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fonte: http://www.icsm.it/articoli/documenti/letterabadoglio.html

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Riforme/ Il piano del Pdl, Gasparri ad Affaritaliani.it: abolire i senatori a vita..,
Sbarramento non troppo alto per le elezioni europee, fine del bicameralismo, maggiori poteri al premier e stop ai senatori a vita. Il capogruppo del Popolo della Libertà al Senato, Maurizio Gasparri, spiega ad Affaritaliani.it il progetto di riforme istituzionali della maggioranza.

"Sulla legge elettorale delle Europee penso che sia giusto elevare la soglia di sbarramento, poi che sia 2, 3 o 5% lo si vedrà in Parlamento. Bisogna evitare il frazionamento attuale della rappresentanza, che a volte consente di avere un seggio anche a chi prende lo 0,5%. Però è una questione da affrontare presto, perché le Europee sono nel 2009. Questa volta non bisogna fallire ed entro l'autunno si deve risolvere la questione".

Gasparri individua due problemi: "Uno è lo sbarramento sul quale non ho pregiudiziali: deve evitare il frazionamento ma non impedire la rappresentanza, nelle elezioni europee deve esserci sempre una forte componente proporzionale e quindi la soglia deve essere ragionevole e non troppo alta, non può certo essere del 10%. Il secondo punto sono i collegi troppo estesi. Quello del Sud, ad esempio, dove ho fatto campagna elettorale, inizia a Teremo e finisce a Reggio Calabria. In questo modo è impossibile fare campagna elettorale, poi ci sono gli specialisti e ne discuteranno in commissione Affari Costituzionali. Ma l'istrutturia va avviata appena possibile".

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Ha vinto il Totocalcio ma ha perso la schedina..,




Alcune leggende metropolitane che ci giungono dritte dritte dalla bouvette del Parlamento narrano che sarebbe stato visto appoggiato ad un tavolino. E magari sorseggiava anche un drink con sguardo da cowboy triste in un saloon appena dopo aver assistito al furto del suo cavallo. Sì è proprio lui, il George Clooney della Seconda Repubblica, il fratello bello di Follini, il ribelle a scoppio ritardato della cara vecchia Cdl. E' Pierferdinando Casini. Già. Che fine ha fatto e che fine farà lui e il suo progetto politico nel terzo regno Berlusconi? Il che fine ha fatto lo potremmo riassumere più meno intorno al numero perfetto. Tre. Tre come le scommesse perse in questi ultimi quindici anni. Tre come i leader e leaderini del suo partito che ha perso negli ultimi due anni.

Tre scommesse perse. Prima di tutto quella di diventare il successore di Silvio Berlusconi. Ci ha provato come leader del CCD. Ci ha riprovato come capo dell'Udc. E ancora come Presidente della Camera. E ancora e ancora come terza punta del tridente Cdl delle politiche 2006. E infine come capitano allenatore dell'Udc e della Rosa Bianca in queste elezioni. E' andata maluccio. Troppa ambizione palese. Troppa indecisione nei momenti giusti. Troppa indipendenza rispetto al capo Silvio in questo anno di grandi rivoluzioni. Indipendenza almeno pari alla troppa obbedienza del suo specchio Fini. E infatti entrambi condannati a vedere quel posto tanto ambito fuggire verso altri lidi probabilmente tra cinque anni.

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Rai/ Veltroni: sbagliato ridimensionare l'informazione del Tg3..,



Il segretario del Pd, Walter Veltroni scende in campo nella polemica sul Tg3 e lo fa per chiarire che non ha alcun ruolo nella scelta della Rai di penalizzare lo spazio di approfondimento del Tg3 Primo Piano, che ieri ha suscitato la dura protesta dei giornalisti. "Vedo che qualche esponente politico insiste, per evidenti manie di protagonismo, a coinvolgere il Pd e il suo segretario nella polemica relativa all'annunciata scelta aziendale della Rai che dovrebbe penalizzare gli spazi informativi del Tg3 in seconda serata. Non so di cosa stiamo parlando. Nessuno mi ha mai detto nulla prima, come è giusto e normale che sia. Ho appreso di questa decisione ieri leggendo i giornali scoprendo di aver avuto un ruolo nella vicenda", ha detto il leader dell'opposizione

"Tutto questo è paradossale e grottesco - ha aggiunto il leader del Partito Democratico -. E non va a merito né dei quotidiani che hanno pubblicato il mio nome né dei politici che l'hanno strumentalizzato. Se poi mi si chiede un parere, voglio dire che considero sbagliata la decisione di ridimensionare uno spazio informativo prezioso che in questi anni ha contribuito ad offrire ai cittadini un'informazione equilibrata e corretta. Ho grande stima del direttore Di Bella e della sua redazione. E mi auguro che questo patrimonio di professionalità possa sempre di più essere valorizzato", ha concluso Veltroni.

Intanto, Primo Piano l'approfondimento del Tg3 da ottobre non andrà in 'pensione', ma slitterà solo di orario. Stando a quanto apprende l'Agi, infatti, l'atttuale messa in onda, all'incirca alle 23,20 di sera, slitterà alle ore 24. La trasmissione del Tg3, però, in cambio sarà di 60 minuti. Dopo il Tg3, è previsto, infatti, uno stacco con una striscia satirica che sarà condotta da Serena Dandini. Il tutto sarà oggetto, comunque, di un confronto tra l'Azienda e la redazione del Tg3.

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Sondaggio choc a un mese dal voto/ Luigi Crespi ad Affaritaliani.it: Pdl e Lega tra il 49 e il 54%..,
Balzo del Popolo della Libertà oltre il 40%, ulteriore incremento della Lega Nord, leggera flessione del Partito Democratico, crescita dell'Italia dei Valori, crollo dell'Udc e sinistra radicale ridotta ai minimi termini. Sono i risultati del primo sondaggio sulle intenzioni di voto realizzato dopo le elezioni politiche del 13-14 aprile. L'autore della rilevazione è Luigi Crespi, numero uno dell'omonimo istituto di ricerche, che svela in esclusiva ad Affaritaliani.it tutti i risultati.

Una premessa. "Non lo riteniamo molto attendibile, perché in questa fase l'elettorato di Centrosinistra è ancora attonito e tende a non pronunciarsi, mentre quello di Centrodestra è galvanizzato. Finalmente abbiamo le sedi storiche e quindi le rilevazioni da oggi in avanti saranno certamente più attendibili. Quest'anno ci sono stati dei problemi perché quasi tutti i partiti che si sono presentati erano nuovi e quindi senza una sede storica è emerso dalle urne un risultato clamoroso".

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Retroscena-sottosegretari/ Alemanno ko, delusa la Lega e... Ecco la mappa del sotto-governo..,
La nomina dei 37 sottosegretari è stato un parto difficile. Molto più complicato del previsto. Tanto che la mancata attribuzione delle cariche di viceministro cela una profonda spaccatura in seno alla maggioranza. Tra i partiti e all'interno dei partiti. I numeri due dei dicasteri, a questo punto, potrebbero slittare addirittura a dopo l'estate. Il tutto a causa dei veti incrociati, in particolare di quello della Lega Nord su Mantovano all'Interno (per non fare ombra a Maroni) e quello di Alleanza Nazionale su Castelli alle Infrastrutture.

E' stato un lavoro molto complesso quello del premier, che inevitabilmente ha portato ad avere vincitori e vinti. Tra questi ultimi certamente c'è il Carroccio, che è riuscito a strappare soltanto cinque sottosegretari, tre in meno di An, quando invece alla vigilia si parlava dello stesso numero come è accaduto con i ministri. Tra i padani delusi i veneti, rappresentati dalla sola Francesca Martini al Welfare, nonostante la Regione nella quale la Lega ha preso il maggior numero di voti (in percentuale) abbia soltanto un dicastero (l'Agricoltura con Zaia) a fronte di tre lombardi.

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Giorgetti presidente della Commissione Bilancio. Il leghista che ama il calcio inglese..,
Lombarda e fedelissimo del ministro Umberto Bossi, è il presidente della Commissione Bilancio della Camera. Il deputato del Carroccio torna sulla poltrona che ha occupato per cinque anni dalla legislatura 2001-2006. L'ufficializzazione arriverà soltanto la prossima settimana, ma Affaritaliani.it è in grado di anticipare la notizia. Fonti ai massimi livelli della Lega e del Popolo della Libertà hanno confermato al cento per cento che "la presidenza della Commissione Bilancio della Camera a Giorgetti è sicurissima".

IL PROFILO DEL DELFINO DEL SENATUR


Giancarlo Giorgetti è nato a Cazzago Brabbia (Varese) il 16 dicembre 1966. Laureato in Economia all'Università Bocconi di Milano, commercialista professionista e revisore contabile, è parlamentare alla Camera dei Deputati fin dal 1996, sempre con la Lega Nord Padania (nel 2001 viene rieletto nel collegio maggioritario di Sesto Calende). Sino al 2004 ha ricoperto la carica di sindaco di Cazzago Brabbia (Va) alla guida della lista "Lista per Cazzago - Lega Nord Padania".

Dal 2001 al 2006 ha ricoperto il ruolo di presidente della Commissione Bilancio, Tesoro e Programmazione. Inoltre durante il governo Berlusconi II è stato, dal 12 giugno al 21 giugno 2001, sottosegretario alle Infrastrutture e ai Trasporti. Alle elezioni politiche del 2006 viene rieletto deputato come secondo candidato della lista "Lega Nord Padania - Movimento per l'autonomia" nella circoscrizione Lombardia-1.

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Il Pd non si mostri solo educato e disponibile al dialogo... e poi su che cosa?..,




Porta Furba

Una fermata della linea A dela metropolitana di Roma si chiama Porta Furba, sta tra le fermate di Arco di Travertino e Numidio Quadrato. Porta Furba, è in fondo la porta attraverso cui ha tentato di entrare martedì Silvio Berlusconi nel suo discorso di investitura alla Camera. Monopolismo gentile lo ha etichettato Tabacci dell'UDC, cioè l'idea di svolgere contemporaneamente il ruolo di governo e quello di opposizione, presentando un governo che secondo il premier in fondo va bene a tutti, con un elogio del ruolo dell'opposizione, con una esaltazione delle difficoltà che proprio in ragione delle loro gravità pretendono unità.

Qualcuno lo ha letto come un discorso da candidato alla Presidenza della Repubblica e non da leader di una parte. Certamente un discorso furbo, suadente, ma che nulla ha detto sui grandi problemi che abbiamo d fronte. Nessuna chiarezza sul futuro di Alitalia, nessuna chiarezza sull'ipotesi di reato di clandestinità che porterebbe alle stesse conseguenze a cui porta oggi la contravvenzione alla legge Bossi-Fini, nessuna parola sul taglio della spesa pubblica. Molti toni bassi, molta sobrietà ed educazione non basteranno a rendere questo paese più "leggero" e moderno per il cittadino.

Berlusconi ha cinque anni per mantenere il patto con gli elettori, entrare dalla Porta Furba non basterà. Non basterà però neanche al Partito Democratico mostrarsi solo educato e disponibile al dialogo, dialogo su cosa esattamente? Qual è il piano economico di Tremonti? Chi paghera le necessità di tagli? Come saranno le modifiche della legge Bossi-Fini? Dove finiranno le liberalizzazioni? Lo stile è importante ma io sono più preoccupato del contenuto.

P.s.: per quello mi riguarda sia chiaro, io con chi chiude un occhio su incendi nei campi rom, molotov e giustizia fai da te, ho poco su cui dialogare.

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I Medici - The Medicis
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1400-1464: Cosimo dei Medici
All'interno della vita politica di Firenze andò sempre più affermandosi la potenza di una nuova famiglia: quella dei Medici, che parteggiava per il popolo minuto. I Medici, oltre che mercanti, erano proprietari di un attivissimo Banco di cambio; e cioè di una vera e propria banca, la prima sorta in Europa....
Già nel 1421 Giovanni de' Medici, detto ¨Bicci¨, era stato nominato Gonfaloniere. Ma la vera potenza politica dei medici ebbe inizio con Cosimo de' Medici che, mandato in esilio dagli Albizi nel 1433, aveva fatto ritorno in patria l'anno dopo, trionfalmente accolto dal popolo. nei trenta anni che seguirono, Cosimo de' Medici, pur rinunciando ad ogni carica politica, fu l'unico e vero signore di Firenze. Egli governò in modo così saggio da essere chiamato ¨padre della Patria¨.

1464: Lorenzo Il Magnifico
Successe a Cosimo il figlio Piero e, alla morte di questi, il nipote Lorenzo de' medici detto il ¨Magnifico¨.
Scampato alla congiura dei Pazzi (1478), che attentò alla sua vita, causando invece la morte del fratello Giuliano, Lorenzo dimostrò di essere, negli anni successivi, il più accorto uomo politico del tempo in Italia. E fu grazie alla sua abilità, infatti, se i vari Stati della Penisola vissero in buono accordo, evitando l'invasione degli stranieri. Questo periodo è senza dubbio uno dei più gloriosi per l'arte e la civiltà italiane, tanto che Firenze venne soprannominata ¨la seconda Atene¨. Ogni arte e ogni dottrina, dalla pittura alla filosofia, dalla musica alla scultura erano coltivate alla corte del Magnifico.

1492: Morte di Lorenzo dei Medici
Con la morte di Lorenzo de'Medici ebbe fine non solo il periodo splendidto vissuto da Firenze, ma anche la pace in Italia. Ne approfittò Carlo VIII per scendere in Italia con il suo esercito. Di fronte al grave pericolo Piero de'Medici (figlio di Lorenzo) anzichè difendere Firenze fuggì, cosicchè Carlo VII entrò da conquistatore fra le mura della città. Ma il suo dominio durò poco. Seguì un periodo di governo repubblicano sorretto da Girolamo Savonarola, ardente frate domenicano nemico dei Medici, che predicava contro la corruzione e la prepotenza.

1498: Esecuzione del Savonarola
Girolamo Savonarola fu arso in piazza come eretico, di lì a poco tornarono i Medici, la cui Signoria venne protetta dai due papi Leone X e Clemente VII, pure essi della famiglia dei Medici.

1530-1737: Granducato di Toscana
Alessandro de'Medici è nominato Duca. Da questo momento le sorti di Firenze sono legate a quelle dei Medici, dapprima insigniti del titolo di ¨duchi di Firenze¨ e in seguito del titolo di Granduchi della Toscana. Alessandro de'Medici viene assassinato dal cugino Lorenzino, il figlio Cosimo consolida il dominio includendo Siena e Pisa ed è nominato Granduca di Toscana. La sua opera è proseguita dal figlio Ferdinando I, il quale riordina economicamente lo stato. Si assiste all'ampliamento del porto di Livorno, all'incremento dell'agricoltura, e alla fondazione dell'università di Pisa in cui insegna Galilei. Scarsa importanza ebbero i successori Cosimo II e Ferdinando II. La dinastia dei Medici, intanto, andava lentamente spegnendosi con il lungo regno di Cosimo III, successo a Ferdinando II.

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ELEONORA DI TOLEDO..,


Nata nel 1521, Il 20 giugno 1538 l’appena diciassettenne figlia unica del ricco Don Pedro Alvarez di Toledo, marchese di Villafranca e vicere di Napoli sposa Cosimo I Medici, granduca di Toscana, nella chiesa di San Lorenzo in Firenze.



Eleonora era di carattere riservato ed autoritario, i sudditi la intravedevano appena ; nel 1540 fa trasferire la corte nel palazzo della Signoria ritenendo inadeguato il palazzo di Via Larga, ma in seguito non bastandogli neppure quello compro’ il palazzo Pitti e lo fece adeguare alle proprie nuove esigenze della corte e degli 11 figli avuti da Cosimo, acquistando con i propri denari dei terreni adiacenti che avrebbero formato il giardino di Boboli.



Ma la salute trascurata e le gravidanze incessanti la indebolirono a tal punto che si ammalò di tubercolosi e dopo alcuni anni nel dicembre del 1562 colta anche da malaria durante un viaggio verso Pisa, cessò di vivere ad appena 41 anni. Fu tumulata in S. Lorenzo a Firenze con lo stesso lussuoso vestito che la raffigura nel ritratto del Bronzino.



Le leggende sulla sua morte e quella dei suoi figli circa morti misteriose e fratricidi furono smentite da lettere private rinvenute che trattano della morte di eleonora e dei suoi figli Garzia e Giovanni a causa della malaria. Anche il Figlio Ferdinando furuto granduca si ammalò ma riuscì a superare la crisi e si salvò.

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La nascita dello stato di Toscana nell’età di Cosimo I de’ Medici

ImgNel 1537, all’età di diciotto anni, Cosimo de’ Medici, figlio del famoso condottiero Giovanni dalle Bande Nere, diviene duca di Firenze. Affidandogli il governo della città, i maggiorenti fiorentini, fra i quali il Guicciardini, credevano di poterlo controllare, ma Cosimo I si rivela molto rapidamente un grande politico, determinato e privo di scrupoli nella gestione dello Stato, nel quale riesce ad abolire la condizione di permanente guerra civile causata dalla rivalità delle fazioni.

Nel 1539 sposa Eleonora, secondogenita di Don Pedro di Toledo, vicerè di Napoli e nel 1540 la coppia si trasferisce a vivere nel Palazzo della Signoria che diviene la prima reggia dei Medici. Da quel momento, il Duca intraprende una intelligente e vittoriosa campagna di conquiste territoriali che culminano con l’annessione della Repubblica di Siena fra il 1556 e il 1557.

Questa conquista pone le basi per la formazione dello stato territoriale di Toscana del quale verrà incoronato Granduca nel 1570, pochi anni prima della morte che avviene nel 1574. La visita ai Quartieri monumentali, dal Salone dei Cinquecento al Quartiere degli Elementi e alla sala dell’Udienza, evidenziano le caratteristiche politiche della reggia voluta da Cosimo, il nesso fra Arte e Potere, la conduzione dello Stato analizzata attraverso la decorazione pittorica e soprattutto la raffigurazione della guerra e il governo del territorio. L’attività si conclude incontrando in udienza il duca Cosimo, impersonato da animatori-attori con solida preparazione storica. Il dialogo libero fra il personaggio e i ragazzi consente loro di comprendere la personalità e la politica dello statista.

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Giovanni dalle Bande Nere..,
Giovanni dalle Bande Nere oppure delle Bande Nere al secolo Giovanni de' Medici (Forlì, 6 aprile 1498 – Mantova, 30 novembre 1526) è stato un condottiero italiano del Rinascimento.
Figlio del fiorentino Giovanni de' Medici (detto il Popolano) e di Caterina Sforza, la signora guerriera di Forlì e Imola, una delle donne più famose del Rinascimento, che si era strenuamente difesa da Cesare Borgia nella sua rocca forlivese. Venne chiamato Ludovico in onore dello zio, duca di Milano, ma alla morte del padre, avvenuta quando aveva pochi mesi d'età, la madre gli cambiò il nome in Giovanni.

Fu ritenuto da Niccolò Machiavelli come la figura capace di unificare l'Italia. Giovanni passò la propria infanzia in un convento, poiché la madre era prigioniera di Cesare Borgia.

Nel 1509 Caterina Sforza morì ed, essendo morto anche Luffo Numai, precedente tutore di Giovanni, la tutela del giovane passò al canonico Francesco Fortunati ed al ricchissimo fiorentino Jacopo Salviati, marito di Lucrezia de' Medici, figlia di Lorenzo il Magnifico. Jacopo Salviati dovette spesso rimediare con la propria autorità e fama alle numerose marachelle del ragazzo, ma nel 1511 non poté evitargli il bando da Firenze, per l'uccisione di un suo coetaneo in una lite tra bande di ragazzi, bando ritirato poi l'anno successivo.

Quando il Salviati fu nominato ambasciatore a Roma nel 1513 Giovanni lo seguì, e qui fu iscritto nelle milizie pontificie grazie all'intercessione del Salviati presso papa Leone X, zio di sua moglie Maria Salviati.

Il suo battesimo del fuoco nel suo nuovo ruolo di soldato papale avvenne il 5 marzo 1516 nella guerra contro Urbino al seguito di Lorenzo de' Medici. La guerra durò solo 22 giorni, dopo i quali Francesco Maria della Rovere si arrese; nonostante la propria indole irrequieta Giovanni riuscì a insegnare agli uomini della sua compagnia, militari indisciplinati, rozzi e individualisti, disciplina e obbedienza. Ebbe anche modo di osservare, con acume caratteristico, il declino della cavalleria pesante.

Giovanni quindi al momento di crearsi una propria compagnia scelse perciò di impiegare cavalli piccoli e leggeri, preferibilmente turchi o berberi, adatti a compiti tattici quali schermaglie d'avanguardia o imboscate; individuò nella mobilità l'arma più utile da usare. Un accento particolare fu messo sullo spirito di corpo, allora assai carente. I nuovi venuti ricevevano un addestramento particolare, spesso impartito da Giovanni personalmente; spesso i traditori erano condannati a morte.

Sposò Maria Salviati, figlia di Jacopo, che gli diede un figlio, Cosimo, destinato un giorno a diventare Granduca di Firenze.

Nel 1520 sconfisse diversi signorotti ribelli marchigiani, tra i quali Ludovico Uffreducci che restò ucciso in battaglia presso Falerone. Nel 1521 Leone X si allea con l'imperatore Carlo V contro Francesco I, per consentire agli Sforza di tornare padroni di Milano e per occupare le città perdute di Parma e Piacenza; Giovanni è assoldato e posto sotto il comando di Prospero Colonna. Partecipa in novembre alla battaglia di Vaprio d'Adda: oltrepassa il fiume controllato dai francesi e li mette in fuga, aprendo la strada per Pavia, Milano, Parma e Piacenza.
Ritratto ad opera di Gian Paolo Pace


Il primo dicembre muore Leone X, e Giovanni per manifestare il lutto fa annerire le insegne, che fino ad allora erano a righe bianche e viola, diventando così famoso presso i posteri come Giovanni dalle Bande Nere.

Nell'agosto 1523 Giovanni viene ingaggiato dagli imperiali, e nel gennaio del 1524 attacca di notte il campo del francese Cavalier Baiardo, mentre questi dormiva e lo mette in fuga, facendo prigionieri oltre trecento soldati. Successivamente affronta gli Svizzeri, la più temuta fanteria dell'epoca, che intanto sono calati dalla Valtellina in aiuto dei Francesi; Giovanni li sconfigge a Caprino Bergamasco, costringendo l'armata francese a lasciare l'Italia.

Intanto a Roma diviene papa Clemente VII, della famiglia Medici, cugino della madre di Giovanni, Caterina; il nuovo pontefice paga tutti i debiti di Giovanni, chiedendogli, però, in cambio, di passare con i Francesi. Questo accade nel novembre-dicembre 1524 quando Francesco I entra nuovamente in Italia per una campagna militare e ritorna in Lombardia schierandosi sotto Pavia, dove subirà la celebre cocente sconfitta e la prigionia.

La compagnia di Giovanni non partecipa alla battaglia: in una scaramuccia il 18 febbraio 1525 Giovanni "fu da uno archibuso in uno stinco di gamba gravemente ferito" (G. G. Rossi, Vita di Giovanni de' Medici). Spesso vengono confusi i fatti e gli "attrezzi" del febbraio 1525 con quelli del novembre 1526, quando, effettivamente, Giovanni verrà ferito ad una coscia da un colpo di falconetto. Anche Pietro Aretino, nella famosissima e suggestiva lettera (la n. 4 del primo libro) dà la medesima versione" "... ecco (oimè) un moschetto che gli percuote quella gamba già ferita d'archibuso..."). Allo stesso modo, nel descrivere i momenti ed i luoghi delle cure la storiografia corrente pare non aver tenuto più di tanto in considerazione i documenti e le testimonianze ufficiali. In effetti Giovanni viene subito trasportato a Piacenza, come relaziona Maestro Abramo, il medico inviato dal marchese di Mantova. Ma il 7 di marzo (in M. Tabanelli, Giovanni de' Medici dalle Bande Nere) Giovanni arriva nel parmense: "... si fece portare nel parmigiano a i castelli della sorella" (G.G. Rossi, cit.). Solo nel mese di maggio Giovanni si recherà a Venezia, dove potrà giovarsi, nell'ultima parte della convalescenza, dei benefici bagni termali della vicina Abano. Le sue Bande Nere in parte lo seguono, in parte si sciolgono.

A Venezia Giovanni potrebbe mettersi al servizio della Serenissima, ma è tipo troppo ribelle e declina con la frase: «Né a me si conviene per esser io troppo giovane, né ad essa perché troppo attempata».

Nel 1526 re Francesco I torna libero e in maggio, nasce la lega di Cognac contro l'Impero; papa Clemente si schiera con il re Francesco ed a Giovanni è affidato il comando delle truppe pontificie. Il 6 luglio il capitano generale Francesco della Rovere, di fronte alle soverchianti forze imperiali, abbandona Milano, ma Giovanni rifiuta l'ordine di fare la stessa cosa e attacca la retroguardia del nemico alla confluenza del Mincio col Po, sconfiggendo i lanzichenecchi, mercenari tedeschi capeggiati da Georg von Frundsberg. La sera del 25 novembre, nelle vicinanze di Governolo, Giovanni viene colpito allo stinco da un colpo di falconetto,(probabilmente fornito da Alfonso I d'Este) che gli procura una gravissima ferita.
« ... Giovanni de' Medici co' cavalli leggieri; e accostatosi più arditamente perché non sapeva che avessino avute artiglierie, avendo essi dato fuoco a uno de' falconetti, il secondo tiro roppe la gamba alquanto sopra al ginocchio a Giovanni de' Medici; del quale colpo, essendo stato portato a Mantova, morí pochi dí poi,... »

( Francesco Guicciardini - Storia d'Italia, lib. 17 cap. 16)

Viene subito trasportato a San Nicolò Po ma non si trova un medico perciò è trasportato a Mantova presso il palazzo di Luigi Gonzaga detto "Rodomonte", dove il chirurgo Abramo, che già lo aveva curato con successo due anni prima, gli amputa la gamba. Per effettuare l'operazione il medico chiede che 10 uomini tengano fermo Giovanni.

Pietro Aretino testimone oculare, descrive le sue ultime ore in una lettera a Francesco Albizi:
« «Neanco venti» disse sorridendo Giovanni «mi terrebbero», presa la candela in mano, nel far lume a sé medesimo, io me ne fuggii, e serratemi l'orecchie sentii due voci sole, e poi chiamarmi, e giunto a lui mi dice: «Io sono guarito», e voltandosi per tutto ne faceva una gran festa. »


La cancrena è però inarrestabile e nel giro di pochi giorni lo porta alla morte. Il valoroso condottiero si spegne il 30 novembre 1526, e viene sepolto tutto armato nella chiesa di San Francesco a Mantova. Giovanni, in agonia, aveva inizialmente pensato di affidare il comando delle truppe a Lucantonio Cupano, uno dei suoi più fidi soldati o al nipote Pier Maria Rossi di San Secondo, figlio della sorella Bianca Riario, ma è tutto inutile: prive del loro capo e del suo carisma, le bande si sciolgono.

Sempre Pietro Aretino testimonia:
« Si mosse a ragionar meco, chiamando Lucantonio con estema affezione; e dicendo io: «Noi manderemo per lui», «Vuoi tu», disse, «che un par suo lasci la guerra per veder amalati?». Si ricodò del conte di San Secondo, dicendo: «Almen fusse egli qui, che gli restarebbe il mio luogo». »


E anche Giovan Girolamo de' Rossi, nipote di Giovanni e fratello del Conte di San Secondo, conferma:
« Esso signore le raccomandò nella morte sua al conte Pietromaria Rosso di San Secondo, suo nipote, scrivendo a papa Clemente che non poteva darle più concenevolmente ad altri che a lui, il quale, per essere suo nipote e continovamente nutrito da lui nella guerra, sarebbe da i suoi soldati temuto e amato più d'ogni altro. »

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2008049
PARTITO DELLA
Alternativa Monarchica
p.alternativamonarchica@email.it
Reggenza Nazionale P.d.A.M.
Cell. 339 601 7911



COMUNICATO STAMPA


18/05/2008



Oggetto: Ministero Semplificazione Normativa

Il Partito della Alternativa Monarchica plaude al fatto che il nuovo Governo abbia deciso di diminuire il numero di leggi, difatti è nel programma del P.d.A.M., sin dalla sua fondazione nel novembre 2003, il punto programmatico n. 9 che si propone proprio questo: “Nuova Costituzione ed eliminazione delle leggi inutili o doppie e semplificazione del testo delle rimanenti leggi al fine di renderle più accessibili e comprensibili ai cittadini.” Altresì il P.d.A.M. ha qualche perplessità sul fatto che si dovesse creare addirittura un “Ministero della Semplificazione Normativa”, quando sarebbe bastata forse una Commissione; Abbiamo poi infiniti dubbi sul fatto che dal calderone della politica sia stato “estratto” Roberto Calderoli.


Matteo Cornelius Sullivan
Reggente del Partito della Alternativa Monarchica

Davide Pozzi di S.Sofia
Commissario P.d.A.M. per Pavia e Piacenza

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Domani si presenta la 59a Settimana Liturgica Nazionale

La 59a Settimana Liturgica Nazionale che si svolgerà a Palermo dal 25 al 29 agosto 2008, sul tema "Celebrare per avere parte al Mistero di Cristo. La partecipazione alla liturgia", sarà presentata domani, martedì 20 maggio 2008, da mons. Luca Brandolini, presidente del CAL il Centro di Azione Liturgica che interverrà sul tema: “Partecipare alla Liturgia: Perchè? Come?”.
Due gli incontri previsti, il primo alle ore 9.30 nel corso dell’Assemblea del Clero presso l’Oasi diocesana “Card. Salvatore Pappalardo” a Baida e il secondo alle ore 17.30 nel corso dell’Assemblea dei religiosi, delle Aggregazioni laicali, degli Operatori pastorali che si terrà presso la Chiesa SS. Salvatore in corso Vittorio Emanuele, 398 a Palermo.
Questo il programma completo della Settimana liturgica i cui lavori si svolgeranno al San Paolo Palace Hotel Centro Congressi di Palermo:


Lunedì 25 agosto 2008

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ore 17 - Celebrazione d’inizio - S.E. Mons. Paolo Romeo, Arcivescovo Metropolita di Palermo, saluto di mons. Luca Brandolini, Vescovo di Sora – Equino - Pontecorvo, presidente Centro Azione Liturgica;
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ore 17.30 - Ia Relazione: “Partecipare: aspetti antropologici e teologici” - prof. Giorgio Bonaccorso, docente, Istituto di Liturgia Pastorale di S. Giustina, Padova;
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ore 20 – Cena;
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ore 21.30 - Visita della città;

Martedì 26 agosto 2008

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ore 8.30 - Celebrazione Lodi - mons. Piero Marini, presidente del Pontificio Comitato per i Congressi Eucaristici internazionali;
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ore 10 - IIa Relazione: “Dal Mistero rivelato ai Misteri celebrati” - p. Enzo Bianchi, priore della comunità monastica di Bose;
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ore 11.30 - Interventi in assemblea;
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ore 13 - Pranzo;
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ore 16 - IIIa Relazione: “Alla scuola dei Padri per entrare nel Mistero della salvezza” - mons. Salvatore Di Cristina, Arcivescovo di Monreale;
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ore 18.30 - Chiesa di San Domenico: Celebrazione Eucaristica - S.E. Mons. Felice Di Molfetta, presidente Commissione CEI per la Liturgia;
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ore 20 - Chiostro del Convento di S. Domenico: Cena buffet;
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ore 21.30 - Chiesa di S. Maria degli Angeli “La Gancia”: Concerto d’organo;

Mercoledì 27 agosto 2008

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ore 8.30 - Preghiera del mattino, mons. Salvatore Pappalardo, Vescovo di Nicosia, delegato Regionale per la Liturgia; Lectio: prof.ssa Silvana Manfredi, docente, vice Preside Pontificia Facoltà Teologica di Sicilia di Palermo;
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ore 10 - IVa Relazione: “La partecipazione: istanza fondamentale del rinnovamento liturgico” - prof. Pietro Sorci, ofm, docente, Pontificia Facoltà Teologica di Sicilia di Palermo;
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ore 11.30 – Comunicazione: “L’attuazione della riforma liturgica nell’episcopato del Card. Salvatore Pappalardo - prof.ssa Rita Di Pasquale, docente, Pontificia Facoltà Teologica di Sicilia, di Palermo;
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ore 13 – Pranzo;
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ore 16 - Va Relazione: “L’ars celebrandi e la partecipazione attiva dell’assemblea” - prof. Andrea Grillo, docente, Pontificio Ateneo S. Anselmo di Roma;
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ore 18.30 - Cattedrale di Monreale celebrazione Eucaristica presieduta dal Card. Crescenzio Sepe, Arcivescovo Metropolita di Napoli;
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ore 20 - Cena buffet;
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ore 21 - Preghiera nella luce, animata da mons. Crispino Valenziano, docente, Pontificio Ateneo S. Anselmo di Roma;

Giovedì 28 agosto 2008

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ore 8.30 - Odi della Paraclisis in onore della Theotokos - mons. Sotir Ferrara, Eparca Piana degli Albanesi;
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ore 10 - VIa Relazione: “Luoghi della liturgia e senso umano dello spazio” - don Giuliano Zanchi, direttore Museo Diocesano di Bergamo;
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ore 11.30 - Comunicazione: “Tempo e spazio in sinergia nella partecipazione liturgica bizantina” - Luigi Fioriti, diacono della Chiesa italo - albanese di Lungo;
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ore 13 – Pranzo;
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ore 16 - Gruppi di interesse: 1. “La partecipazione nella liturgia e nella pietà popolare” - p. Massimo Cucinotta, direttore Ufficio Liturgico, Arcidiocesi di Messina; 2. “Quale partecipazione della donna nella liturgia?” - prof.ssa Valeria Trapani, docente, Pontificia Facoltà Teologica di Sicilia di Palermo; 3. “Musica e canto per favorire la partecipazione” - don Leo Di Simone, direttore Ufficio Beni Culturali Ecclesiastici, Diocesi di Mazara del Vallo; 4. “La famiglia e l’iniziazione cristiana dei figli” - don Vincenzo Branchina, direttore del Servizio del Catecumenato, Diocesi di Catania; 5. “La partecipazione dei fanciulli alla liturgia” - don Domenico Messina, direttore Ufficio Liturgico, Diocesi di Cefalù;
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ore 18,30 Cattedrale di Palermo Celebrazione Eucaristica presiede mons. Paolo Romeo, Arcivescovo di Palermo;
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ore 20 – Cena;
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ore 21.30 - Spettacolo in memoria di padre Pino Puglisi;

Venerdì 29 agosto 2008

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ore 8.30 - Celebrazione Lodi - mons. Carmelo Cuttitta, Vescovo Ausiliare di Palermo, Segretario della Conferenza Episcopale Siciliana;
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ore 9.30 - VIIa Relazione: “Partecipazione alla liturgia, spiritualità cristiana e impegno nel mondo” - mons. Luca Brandolini, presidente Centro Azione Liturgica;
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ore 11 - Chiesa di San Giuseppe ai Teatini Celebrazione Eucaristica conclusiva.

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Celentano: Silvio è rock
Il Molleggiato appoggia il Cavaliere: «È cambiato, sto con lui». Moretti da Cannes replica: «Il premier? Pessimo». E la Cavani: «Basta col sarcasmo di Nanni. All'emergenza si va tutti uniti»


S'è premurato addirittura di scrivere una lettera al Corriere della Sera, Adriano Celentano, per testimoniare il suo convinto appoggio al Cavaliere (che pure nel primo discorso da premier non è stato affatto maltrattato dalla sinistra, sicché non si capisce il bisogno di correre in soccorso del vincitore). «Se non è un bluff, come sospetta Di Pietro, forse Silvio ci sta dimostrando che l'uomo quando vuole sa anche cambiare»: così scrive il Molleggiato, elogiando l'esordio di Berlusconi.

«Il discorso e i toni di Silvio in Parlamento mi sono piaciuti. Direi che aveva anche un certo fascino da grande attore. Certo è presto per dirlo, ma il buongiorno a volte si vede dal mattino» ha aggiunto Celentano, rendendo onore anche al merito dello sconfitto Veltroni che «già in campagna elettorale aveva iniziato questo tipo di politica all'insegna del rispetto per l'avversario, pur combattendolo».

Non è stato folgorato sulla via di Damasco Nanni Moretti, che su Berlusconi non cambia idea: «Per me è stato pessimo per 15 anni. Mi sembra difficile che cambi qualcosa, considerato che ha tre televisioni e forse anche di più come dimostrano le intercettazioni con i dirigenti Rai», guadagnandosi la replica stizzita, a distanza, della collega Liliana Cavani, che al Corriere dice: «Basta col sarcasmo di Moretti. È il tempo degli incoraggiamenti e Moretti dovrebbe ricordare che fa gioco ai francesi fare certi apprezzamenti da Cannes. Siamo di fronte a emergenze terribili - conclude la regista - e Silvio è l'unico tentativo che ci rimane. Come per l'alluvione di Firenze, si va tutti insieme, senza distintivi».

Nella recensione del Molleggiato della prima giornata di Governo, c'è posto anche per considerazioni su «un copione perfetto dove ognuno aveva la sua parte: il buono che apriva al dialogo e la geniale impennata del cattivo Di Pietro che insinuava il sospetto di una trappola». Tutto bene, dunque. Anche se ci sarebbe quella piccola nota stonata della soppressione di Primo Piano, l'approfondimento serale del Tg3, che sembrerebbe dar ragione ai sospetti di Moretti, Di Pietro e tanti altri.

«Un gesto di tale idiozia - scrive Celentano - che non può non configurarsi in una vera e propria pugnalata alla schiena di Berlusconi, per farci credere che lui non è cambiato. Ma io insisto e il mio sesto senso mi dice, anche se il mattino è cominciato da poche ore, che lui invece è cambiato». Cosa vi dice il vostro sesto senso? (Libero News)

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Carfagna, bella e onorevole
Stampa tedesca e tabloid inglesi ironizzano sull'ex modella e showgirl, che «ora brilla nel cast femminile di Berlusconi» e puntano sulle foto del suo passato


La nomina a ministro dell'ex miss Cinema fuori dai confini nazionali ha suscitato un certo interesse, neppure lusnghiero, solo in Gran Bretagna e Germania. «Berlusconi ha la più bella ministra del mondo» ha titolato Bild dopo l'annuncio delle poltrone. Con una collega così, ha ironizzato il quotidiano tedesco, si può capire che i parlamentari italiani facciano fatica a concentrarsi per lavorare. E via con un servizio nell'edizione online in cui la storia della nuova ministra - o meglio scollatura, gambe e spaccata - veniva passata al dettaglio con tanto di chiosa in italiano, «Ciao bella».

«Ex modella topless» ha scritto il Daily Mail che, in pieno ossequio al suo spirito popolare ha aggiunto pure qualche foto ammiccante. «Non è il tipo di nomina che Gordon Brown farebbe per il suo governo», ha commenato nell'articolo Nick Pisa, «Ma Brown non è Berlusconi, playboy e uomo dai gesti politici ostentati».

Il Washington Post ha optato per un «Ex showgirl brilla nel cast femminile di Berlusconi», mentre l'Indipendent si è limitato a osservare che tutte e quattro le ministre di Berlusconi sono «bellissime». Hanno sorvolato il Times, il Financial Times, lo spagnolo El Pais, i francesi Nouvel Observateur, Le Monde, Libération e Le Figaro. Ci ha pensato invece il corrispondente del Guardian, pur scegliendo di non mettere foto, a ricordare che la nomina dell'«ex modella» è stata piuttosto controversa per essere stata finita in mezzo tra Berlusconi e la moglie Veronica Lario, più che per aver posato nuda per delle riviste. «Se non fossi sposato, sposerei te» le disse il Cavaliere alla cerimonia dei Telegatti nel 2007. «Non prendo lezioni da chi crede di difendere la famiglia proprio mentre ne sta sfasciando una, quella di Berlusconi» disse l'onorevole Luxuria dopo un battibecco con lei in parlamento.

Poco importa che adesso la Carfagna (che ha un blog) dica «Mi piacciono le minigonne e le indossavo quando facevo spettacolo. Ma c'è un abbigliamento adatto a ogni occasione». È da quando ha inziato a interessarsi alla politica e a indossare completi irrepresensibili, culminato in un taglio corto di capelli, che l'interesse nei suoi confronti è aumentato. Così mentre da un lato la stampa ricorda la laurea in Giurisprudenza, le lezioni di danza classica e pianoforte e mai un pettegolezzo, dall'altro cerca una macchia nel suo passato. Con scarsi risultati. Alla fine sono quelli che la conoscono a scucire qualcosa. «Convivevamo, con Mara era una cosa seria anche se, come donna di casa non era un granché» ha detto al settimanale Chi l'ex fidanzato Marco Carboni mentre Berlusconi, dopo aver cantato per lei con Apicella alla festa di compleanno organizzatale dagli azzurri, svelò un indicibile segreto: «Mara ha le gambe un po' pelose». (Libero News)

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Firenze e Budapest più vicine. Sottoscritto in Palazzo Vecchio il patto di gemellaggio. Il sindaco Domenici: "Una giornata importante per le nostre città"
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palazzo vecchio Firenze, 17 maggio 2008 - Firenze e Budapest città gemelle. Oggi in Palazzo Vecchio il sindaco Leonardo Domenici e il collega della capitale ungherese Gábor Demszky hanno sottoscritto il patto di gemellaggio fra le due città. Alla cerimonia hanno partecipato anche l'assessore alle Relazioni Internazionali Eugenio Giani, i consiglieri comunali Susanna Agostini, Gianni Varrasi, Jacopo Cellai e il console generale di Ungheria Ferenc Ungar.



Il patto si articolerà attraverso una serie di collaborazioni, scambi di esperienze e iniziative nei settori della cultura, economia, istruzione, scienza e tecnologia, pubblica amministrazione. "Sono onorato - ha detto il sindaco Domenici - di essere il sindaco che ha sottoscritto questo patto di gemellaggio. Oggi è una giornata importante per le nostre città. Budapest è una città molto bella e gli ungheresi sono molto simpatici. Ci sono stato tre volte in momenti diversi e spero di poterci tornare prima della fine del mio mandato amministrativo".



Il patto di gemellaggio è il risultato della volontà reciproca di formalizzare un rapporto che ha visto un'accelerazione dopo la lettera di intenti, sottoscritta dai due primi cittadini nel 2006 durante le celebrazioni per il 40° anniversario dell'alluvione. Nell'occasione di due sindaci aderirono all'appello per la salvaguardia del pianeta e dei patrimoni culturali e naturali dell'umanità dai disastri derivanti dai cambiamenti climatici.



I rapporti da allora si sono intensificati e il 24 gennaio scorso l'assessore Giani si è recato a Budapest per l'inaugurazione della mostra "Lo splendore dei Medici - Arte e vita nella Firenze del Rinascimento", per la cui realizzazione molte opere sono arrivate dai musei comunali e dalla Galleria degli Uffizi. Ad avvicinare anche concretamente le due città, ha contribuito il volo diretto Meridiana Firenze-Budapest, inaugurato nel dicembre 2006.



Al termine della cerimonia il sindaco Domenici ha donato al collega Demszky un piatto d'argento in ricordo della giornata e l'assessore Giani la riproduzione del Marzocco al sindaco e a Peter Zwach, titolare dell'amaro Unicum e fra i promotori del patto di gemellaggio. La firma del patto di gemellaggio segue l'intitolazione di una strada, avvenuta ieri, a 'Via della Rivoluzione Ungherese 1956' e precede il concerto in programma domani (ore 20.40, ingresso gratuito), all'Auditorium 'Al Duomo' di via Cerretani dove, accanto ai solisti della State Opera House ungherese - Zsuzsa Misura e Zoltán Nyári - si esibiranno i Cori di voci bianche fiorentino e scandiccese diretti da Lucia De Caro.